Italia delle Regioni
Si è riunito il Tavolo tra la Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni e il Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, allargato ai rappresentanti di Anci e Unione delle Province Italiane. L’intento è rafforzare il sistema territoriale delle politiche giovanili costruendo una governance integrata e una programmazione autentica tra Stato, Regioni ed Enti locali.
Per la Commissione, coordinata dall’Assessore Pasqualina Straface, è fondamentale proseguire il lavoro con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale sullo schema di intesa relativo al riparto del Fondo nazionale per le politiche giovanili 2027-2029. Per il 2026 si era proceduto con uno stanziamento di 48,5 milioni di euro ripartiti per il 47% su progetti nazionali volti a favorire l’inclusione sociale dei giovani, per il 28% tra le Regioni e le Province autonome, mentre il restante 22% è andato ai Comuni e il 3% alle Province.
La nuova Intesa potrà costituire un’occasione per efficientare ulteriormente i meccanismi di trasferimento e utilizzo delle risorse destinate alle Regioni, assicurando al contempo un raccordo tra le politiche individuate a livello nazionale e politiche territoriali.
Il Ministro Abodi ha richiamato il ruolo centrale rivestito dalla collaborazione tra tutti gli attori affinché la sottoscrizione dell’Intesa per il prossimo triennio possa arrivare con qualche mese di anticipo. Quanto all’ammontare delle risorse disponibili, la sfida è lavorare insieme in vista della prossima Legge di Bilancio per fare in modo che cresca la dotazione finanziaria destinata al Fondo e che si creino le condizioni per sostenere trasversalmente i progetti, anche attraverso altri capitoli di spesa, come già sperimentato per il Servizio civile universale. Il Ministro ha anche sottolineato l’importanza di valutare e misurare l’impatto degli investimenti pubblici già sostenuti, così come di aumentare lo sforzo di programmazione regionale per fare in modo di estendere e rendere omogenee le misure sul territorio.
Le Regioni hanno chiesto di rafforzare gli strumenti necessari a favorire la sinergia ed evitare frammentazioni o sovrapposizioni progettuali sui medesimi territori. Inoltre, hanno posto l’accento sulla necessità di poter investire al meglio e in modo tempestivo le economie accertate e non ancora spese, direttamente all’interno del Piano triennale in corso o nei suoi aggiornamenti annuali. La riunione si è conclusa con l’impegno a lavorare per arrivare al prossimo incontro il 22 settembre con la sottoscrizione della nuova Intesa triennale.
Nell’ ambito dell’Associazione dei Comuni Anci, il presidente e sindaco di Napoli intervenendo a “Quo Vadis Urbs 2026. Quale futuro per le città”, la due giorni di dibattiti e incontri organizzato da Feuromed-Altravoce, ha parlato del ruolo dei sindaci metropolitani, della riforma degli Enti locali e del Pnrr.
“Dare ai sindaci strumenti adeguati alla dimensione e alla complessità dei problemi che devono affrontare non è più rinviabile. Roma deve poter contare su poteri legislativi, in ragione del suo statuto speciale, come avviene anche per altre capitali europee. Ma servono anche poteri straordinari per tutti i sindaci delle Città metropolitane, chiamati a gestire servizi, sicurezza e trasporti in un contesto di crescente complessità”.
“La riforma delle Province e delle Città metropolitane – ha proseguito Manfredi e come riferito da Angela Gallo sul sito Anci – è stata un’intuizione positiva, ma è rimasta incompiuta: oggi governare una Città metropolitana con strutture amministrative ridotte all’osso è estremamente faticoso. Servono strumenti amministrativi proporzionati alla complessità dei problemi da risolvere”. Per questo, secondo il presidente dell’Anci, la vera riforma da affrontare è quella degli Enti locali: “una riforma che riduca la ridondanza di alcuni passaggi amministrativi e attribuisca maggiori poteri a chi ogni giorno deve dare risposte concrete ai cittadini”.
Nel corso del dibattito Manfredi ha parlato anche del Pnrr precisando che è stata una grande opportunità ma anche una prova importante per le amministrazioni locali perché ha introdotto principi organizzativi e rendicontativi innovativi, come il monitoraggio per obiettivi, e un modello organizzativo che ha consentito di creare direzioni centrali dedicate alla realizzazione delle opere. I Comuni sono stati quelli che hanno speso di più e questo ha prodotto un miglioramento della qualità amministrativa e una maggiore uniformità dei risultati”.
La scommessa dunque “è non disperdere questo patrimonio amministrativo: stiamo lavorando come Anci per presentare proposte affinché queste innovazioni possano diventare permanenti nella macchina della Repubblica. È importante però proseguire – ha proseguito il presidente Anci – anche la stagione degli investimenti con strumenti semplificati e attivare nuove risorse evitando che le opere realizzate restino inutilizzate per mancanza di fondi destinati alla loro gestione e sostenibilità”.
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