Sextantio

Siete mai stati in un hotel dove la reception è ricavata da una stalla? Dove il riscaldamento è pensato sotto pavimento che può essere fatto di sassi, cotto o di legni originali? Avete mai dormito in alberghi dove le lenzuola sono quelle di lino che le mamme ricamavano per i corredi matrimoniali delle figlie e i copriletto colorati sono stati tessuti a mano come si faceva tanti anni fa?

Se non avete mai avuto questa esperienza non avete visitato Sextantio, l’albergo che si trova a Santo Stefano di Sessanio in provincia de L’Aquila. Un posto modernissimo fuori dal tempo; lì si può mangiare davvero nel ristorante a «chilometro zero». E si possono assaggiare e comprare liquori, tisane, prodotti di bellezza e biancheria prodotti dai laboratori artigianali che hanno riaperto nel borgo.

Sextantio è un albergo diffuso; non è pensato come un unico edificio con i servizi; è sparso, diffuso appunto, nel borgo. Quindi potreste dormire nella camera che era di un vecchio abitante dedito alla pastorizia e riscaldarvi al tepore di un camino, lo stesso che il vecchio usava magari cento anni prima. Oppure dormire nella stanza che una volta era la casa del parroco. Ma la differenza c’è e non si vede, si sente; non c’è né televisore, né frigobar, né telefono, ma funziona la rete wireless per Internet. I bagni hanno idrosanitari disegnati da Philippe Starck e le pulsantiere d’acciaio di Eclettis,

L’artefice di tutto questo è Daniele Kihlgren, Un uomo di cinquant’anni che visitò questo borgo nel 1999 e ne rimase subito colpito, fu subito amore. Ma Kihlgren, svedese per parte di padre, ma italianissimo per parte di madre, è un vero imprenditore illuminato anche un po’ visionario che ha immaginato di poter restaurare questo gioiello che si trova a 1250 metri di altezza basandosi su un principio molto elementare, pensato in materia di conservazione del patrimonio storico minore: l’inedificabilità.

Mi rendo conto che in Italia suona quasi come una parolaccia; abituati a vedere lo scempio fatto alle nostre coste e lo stravolgimento in atto di interi paesi, proporre un progetto simile deve essere stato quasi come sfidare la Mafia. Per fortuna in Abruzzo ha trovato amministratori illuminati che hanno ben compreso la consistenza di una tale proposta che ha rivoluzionato la vita di questo piccolo borgo, portandolo alla notorietà internazionale.

Questa sua brillante intuizione gli ha fatto avere qualche giorno fa la laurea honoris causa in “Beni culturali e territorio” dall’Università di Tor Vergata di Roma. L’imprenditore ha tenuto una lectio doctoralis su “Santo Stefano di Sessanio: da progetto culturale a modello di sviluppo economico”, una iniziativa di Recupero e tutela del Patrimonio Minore nata a partire dal borgo antico abruzzese e che ha dato vita ai progetti di Ospitalità diffusa e Restauri Italiani. La laudatio è stata pronunciata da Franco Salvatori, Direttore Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società.

Insomma, una bella storia italiana tutta da raccontare, più nota all’estero che qui da noi, un posto che merita di essere visitato, appunto come visitatori, non come turisti.

©Futuro Europa®

Condividi
precedente

Scuola, l’abbandono

successivo

Schengen, Europa a rischio con i confini chiusi?

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *