Schengen, Europa a rischio con i confini chiusi?

Mai come in queste settimane l’Unione europea risente di una minaccia che rischia di intaccarne per sempre la ragion d’essere: la possibilità che l’area Schengen di libera circolazione in Europa venga sospesa, per gravi difficoltà nella gestione del travolgente flusso di migranti in fuga dalle guerre. Se non si troverà a breve una soluzione condivisa, guidata dalle istituzioni dell’UE, la tendenza attualmente in corso di riattivare temporaneamente le frontiere interne potrebbe dilagare in molti Stati membri, ponendo dunque fine alla natura stessa dell’Unione. Già dal 1985, con gli accordi di Schengen, la Comunità europea ha lottato per costruire quello spazio economico interno che ci ha portato fino all’euro e a un nuovo stile di vita internazionale. Secondo il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, «l’Europa è minacciata nelle sue fondamenta, c’è un reale rischio di sopravvivenza del sistema UE».

E infatti la confusione generale, legata a una programmazione dell’emergenza ancora poco chiara, ha già portato alcuni paesi membri a dei provvedimenti nazionali che restaurano temporaneamente i controlli alle frontiere interne. In particolare, Germania e Austria già dallo scorso settembre stanno utilizzando una clausola dello Schengen Borders Code, il protocollo che in base agli articoli 23-26 consente di ripristinare temporaneamente i confini per “minacce gravi all’ordine pubblico o la sicurezza interna”. Nel corso del 2015, i tedeschi hanno ricevuto più di un milione di richieste d’asilo, spinte anche da una strategica politica d’accoglienza promossa dal governo di Angela Merkel; gli austriaci, dal canto loro, hanno dichiarato di voler imporre una quota massima di migranti da accogliere pari all’1.5% della popolazione nazionale nei prossimi quattro anni.

Il quadro complessivo vede dunque poca capacità di gestione del fenomeno migratorio da parte dell’UE. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha dichiarato nell’ultima sessione plenaria di Strasburgo che le prossime 6-8 settimane saranno cruciali per una risoluzione concreta del problema migratorio: ma considerando che l’Unione appare lontana dall’aver trovato un accordo condiviso, il rischio è quello di dichiarare Schengen fallito se non si provvederà concretamente ad arginare l’emergenza.

Le controversie colpiscono anche Stati come la Danimarca, da sempre la più restia nell’accettare le regole imposte da Bruxelles: ha fatto scalpore la decisione del governo di sequestrare ai rifugiati somme di denaro e oggetti del valore superiore a 1300 euro, per sostenerne le spese di alloggio e sostentamento. Mentre gli sbarchi continuano ad aumentare, ad essere bacchettata dall’UE è invece la Grecia, a cui si additano “gravi carenze” nello svolgere i controlli sui migranti: nello specifico, questi non verrebbero identificati efficacemente, senza registrazione delle impronte e dei documenti di viaggio nei sistemi elettronici. Se non si provvederà entro tre mesi a migliorare le procedure, potrebbe scattare la clausola di chiusura dei confini nazionali fino a due anni, lasciando di fatto la Grecia e altri paesi di approdo in balia di se stessi.

In queste settimane, l’Italia sta facendo molto parlare di sé in Europa, soprattutto per i toni alti e infuocati con cui Matteo Renzi ha dialogato con Jean-Claude Juncker. Il dibattito più serrato è dovuto al tentativo del governo di negoziare il contributo economico che l’Italia dovrebbe versare in favore degli aiuti alla Turchia, scelta come paese di primo approdo e smistamento dei migranti: tre miliardi complessivi spesi dall’UE con gli Stati membri, che Renzi mette in relazione con la flessibilità economica e l’approvazione della legge di stabilità. Inoltre, il nostro Paese si sta schierando fortemente a favore di un mantenimento dell’area Schengen come nucleo necessario alla stabilità dell’Europa, suggerendo piuttosto il rafforzamento sistematico delle frontiere esterne.

Da una breve analisi si evince dunque come questi siano mesi decisivi per il futuro dell’Europa unita, mai resa così debole da disastri sociali esterni come le guerre in Africa e in Medio Oriente. Sia il sogno di una vita migliore, che i valori europei mirati alla salvaguardia dei diritti umani, spingono milioni di persone disperate a tentare di salvarsi approdando nella moderna e competitiva Unione europea. Ma l’intelligenza politica dei nostri governanti dovrebbe contenere questo fenomeno in modo da renderlo un’opportunità per tutti, invece di rischiare di porre fine a più di settant’anni di pace nell’UE a causa di una gestione miope ed egoistica del potere economico internazionale.

©Futuro Europa®

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