Cronache dai Palazzi
In concomitanza della presentazione della relazione annuale dell’Inail alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in questi giorni di caldo estivo estremo è tornato in auge il tema della sicurezza sul lavoro. A causa del caldo eccessivo anche l’Inps ha fornito alle aziende le indicazioni per richiedere la cassa integrazione ordinaria in presenza di temperature oltre i 35 gradi.
“Garantire la salute e la sicurezza sul lavoro è una priorità dell’azione di questo governo e lo testimoniano i tanti provvedimenti che abbiamo adottato fin dall’insediamento”, ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo videomessaggio in cui ha ribadito il potenziamento del fondo finalizzato alla prevenzione di incidenti e infortuni. “Il governo insieme all’Inail ha fatto un passo avanti e reperito altri 650 milioni di euro da investire in misure concrete, in particolare sulla cultura della prevenzione. Risorse – spiega Meloni – che si aggiungono ai 600 milioni già disponibili per i bandi Isi e che portano la somma complessiva per il 2025 a oltre 1,2 miliardi”. Meloni sottolinea inoltre che “la sicurezza sul lavoro non è mai un costo, magari superfluo o che può essere tagliato. È un diritto di ogni lavoratore, un valore, un dovere che le istituzioni devono promuovere giorno dopo giorno”. La presidente del Consiglio ha infine assicurato che “il governo farà sempre la propria parte in questa sfida”.
Il presidente dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, Fabrizio D’Ascenzio, ha a sua volta delineato lo scenario di riferimento a proposito di statistiche degli incidenti sul lavoro facendo inoltre un bilancio delle attività per quanto riguarda l’assicurazione, la prevenzione e la ricerca. Nell’anno 2024 l’Inail ha registrato un lieve aumento (+0,4%) degli infortuni rispetto all’anno precedente, denunciando 593 mila infortuni e 1.202 casi di morte in maniera simile al 2023. Negli ultimi 24 mesi sono aumentati in maniera significativa anche le malattie professionali (+22%), il dato più corposo dal triennio 1976-1978 e in linea con la situazione del mondo del lavoro degli ultimi anni con una maggiore informazione per quanto riguarda le coperture assicurative e l’ampliamento delle malattie riconoscibili, per cui vengono protocollate più denunce.
Per la ministra del Lavoro, Marina Calderone, “serve una cultura condivisa”, inoltre Calderone sottolinea: “La sicurezza sul lavoro non è solo un capitolo amministrativo, ma una frontiera etica che ci invita a guardare i numeri non come semplici cifre ma come vite, diritti, doveri e responsabilità”. La ministra del Lavoro spiega che “il Patto nazionale per la sicurezza deve essere fondato su quattro pilastri: trasparenza, formazione, prevenzione e innovazione”, ricordando in particolare che “la trasparenza è la base, la relazione Inail di quest’anno ne è un esempio: non nasconde i problemi ma li rende visibili e quindi affrontabili”.
Su un altro fronte è diventato un vero e proprio caso politico estivo l’emendamento al decreto infrastrutture che aumenta i pedaggi autostradali dal primo agosto, emendamento prontamente ritirato dal ministro Salvini a ridosso del caos esploso; quindi, l’aumento dei pedaggi autostradali da un euro ogni mille chilometri a partire dal primo agosto sembra sfumare.
Si tratta di un argomento che ha provocato reazioni di disappunto sia all’interno della maggioranza sia tra i banchi delle opposizioni, in un periodo dell’anno, tra l’altro, in cui gli italiani dovrebbero spostarsi per raggiungere eventuali località per le vacanze estive. “Ci opporremo con tutte le nostre forze”, affermano Pd e Cinque Stelle.
“Tasse e propaganda, nient’altro”, ammonisce la segretaria dem Elly Schlein, puntualizzando che il governo “prova a mettere una tassa in più, stavolta sugli italiani che vanno in vacanza”, proprio ad agosto “per colpire quando c’è più traffico per chi si mette in viaggio per le ferie”. Per di più “con un emendamento presentato all’ultimo su un decreto, perché in fondo l’unica necessità e urgenza dei decreti del governo è quella di mettere le mani nelle tasche degli italiani”. La segretaria del Pd aggiunge: “Abbiamo già presentato un sub-emendamento per fermarli. Sono tre anni che governano bloccando il salario minimo e non facendo nulla sul caro vita e le bollette più care d’Europa, almeno abbiano la decenza di smetterla di aumentare le tasse generalizzate su tutti mentre sfornano un condono al mese per i furbi”.
Guerra politica estiva quindi a proposito del caldo e relative morti o incidenti sul lavoro, e eventuali aumenti dei pedaggi autostradali che potrebbero rovinare le vacanze a molti italiani, almeno a coloro che in vacanza potranno andare.
A proposito di aumento dei pedaggi autostradali sono comunque emerse delle divergenze anche all’interno della maggioranza, in particolare da parte di Fratelli d’Italia che con un certo disappunto ha dato via libera all’emendamento dei relatori. In definitiva, nonostante le voci di disappunto “non contano le voci ma i fatti”, ammonisce il vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu, e riferendosi ai partiti della maggioranza, in particolare FdI, afferma: “Se vogliono esprimere il loro disappunto possono ritirare la loro firma. Il Partito Democratico è contrario a ogni ipotesi di aumento dei pedaggi che gravi su cittadini e pendolari”.
Rincara la dose il capogruppo dei pentastellati a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli: “Aumentano le tasse sui carburanti, aumenta la pressione fiscale, aumenta il carrello della spesa. E tra poco aumenteranno i pedaggi. Altro che green deal, il più grande flagello sull’economia del Paese è il Governo Meloni. Un fiume di tasse occulte”.
Per il leader Cinque Stelle, Giuseppe Conte, si tratta di un “altro colpaccio della maggioranza Meloni-Salvini-Tajani” per aggiungere “un altro pò di carovita per le vacanze (a chi se le può permettere)”. Nel contempo “le tasse le stanno tagliando: ai colossi miliardari del web degli Stati Uniti e alle banche che hanno collezionato extraprofitti”. E per questo sarà “battaglia in Parlamento per fermare questo ulteriore aumento”.
Rimandato a settembre infine lo Ius Scholae, per cui c’è scompiglio nel centrodestra. Prima delle vacanze estive, il leader forzista Antonio Tajani ha rilanciato la proposta di un provvedimento di riforma della cittadinanza agli stranieri, una proposta tra l’altro valutata con attenzione anche dalle opposizioni che, più o meno tutte, hanno da tempo depositato progetti di legge di riforma. “Forza Italia metta in calendario la proposta di legge sullo Ius Scholae e iniziamo subito a lavorare nelle commissioni”, accelerano i riformisti dem.
Torna quindi sul tavolo, come nell’estate del 2024, la proposta di FI per riconoscere la cittadinanza ai ragazzi stranieri, legandola al completamento di un ciclo di studi di 10 anni in Italia. La proposta di legge depositata con il nome di Ius Italiae non è però mai entrata a far parte della discussione parlamentare.
La premier Giorgia Meloni ha a sua volta giudicato la mossa inutile e, soprattutto, non facente parte dal programma di maggioranza. “Il centrodestra è formato da forze politiche diverse, su alcune questioni ci sono sensibilità diverse: penso sia normale altrimenti saremmo un partito unico ma è la ragione per cui abbiamo deciso di stilare un programma”, ha spiegato intervenendo al Forum Masseria di Bruno Vespa. Meloni ha inoltre puntualizzato che “sarebbe utile per tutti” concentrarsi “sulle priorità indicate nel programma” sulle quali i partiti della maggioranza sono “tutti d’accordo e la cittadinanza non è tra queste”. La Lega ci mette il carico: “Gli italiani non ci hanno votato per approvare lo Ius Scholae” e si tratta di “una proposta inaccettabile, politicamente e tecnicamente”.
Smorzando i toni Antonio Tajani ha a sua volta affermato che lo Ius Scholae non è nella lista delle emergenze neanche per Forza Italia: “La riforma della cittadinanza non è la priorità come sono la riforma della giustizia e i decreti da fare”, ha spiegato il vicepremier Tajani rispondendo ad una domanda sullo Ius Italiae, come preferiscono chiamarlo in Forza Italia. “Nessuna marcia indietro” ha però puntualizzato il leader azzurro, spiegando che ci si potrà lavorare “dopo l’estate, quando la situazione sarà, a livello parlamentare, meno ingolfata”. Antonio Tajani ha infine specificato: “Noi non convergiamo sulla proposta del Pd di ridurre a 5 anni il termine per chiedere la cittadinanza, siamo da sempre contrari. Nessuna trattativa sui tempi. Sono le altre forze, anche di opposizione, che potrebbero votare la nostra proposta. Ben vengano i voti di chiunque, il Parlamento è sovrano”. Il referendum che si è tenuto a giugno proponeva nello specifico la riduzione da 10 a 5 anni ma non ha per l’appunto raggiunto il quorum e hanno votato contro oltre 5 milioni di cittadini italiani, oltre un terzo di coloro che sono andati a votare.
Un “sì convinto” allo Ius Scholae arriva da Azione, mentre Matteo Renzi afferma: “Fate sul serio o sono chiacchiere estive?”. Per Giuseppe Conte “si può rinunciare a qualche giorno di ferie e approvare subito la legge. È la nostra battaglia”, ribadisce il leader M5S che ha depositato una proposta di legge a favore della cittadinanza agli stranieri. Prudenza da parte di Alleanza Verdi e Sinistra: “Pronti a confrontarci se la proposta sarà concreta”. Si tratta comunque di un’operazione per cui occorre molta cautela in quanto rischia di dividere in maniera distruttiva lo scenario politico creando scompiglio nel dibattito pubblico e mettendo a repentaglio anche gli equilibri all’interno della maggioranza. Il caldo estivo di certo non aiuta e si tratta di decidere del futuro di molti minori stranieri nati comunque in Italia, che abbiano frequentato le scuole dell’obbligo per almeno 10 anni.
Da un altro punto di vista, anche “la storia della migrazione italiana è parte essenziale della nostra identità nazionale”, ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale i vertici del Consiglio generale degli Italiani all’Estero alcuni giorni fa. Il tema della cittadinanza per gli immigrati che arrivano, o addirittura sono nati, nel nostro Paese si rivela nel contempo un argomento chiave del dibattito politico e, come auspicato dal Capo dello Stato, l’obiettivo è “favorire una meditata considerazione, ed eventualmente riconsiderazione” delle vecchie norme. In ballo ci sono i diritti della persona, tra cui libertà, integrità e dignità.
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