West and Soda (Film, 1965)

West and Soda di Bruno Bozzetto lo vidi al cinema con mio padre. Avevo sei anni. Magici ricordi d’infanzia. Ricordo che lui era scettico: “Un film a cartoni animati, italiano. E poi western…”. Pure lui si era fatto convincere da flani ingannevoli che i film di Sergio Leone e gli altri spaghetti western fossero statunitensi. Bruno Bozzetto convinse anche mio padre, comunque, forse più lui che me a dire il vero, ché io ero soltanto un bambino e tante cose non le capivo. Tirò fuori dal cilindro un piccolo capolavoro, costruito con passione, follia e geniale incoscienza, partendo da un’idea originale di Attilio Giovannini.

Bozzetto era un grande appassionato di cinema western – di moda nel periodo – e fu così che concepì l’idea di un cartone animato girato come una fiaba moderna, per scenario il vecchio West, citando i film più famosi e rispettandone le convenzioni. West and Soda, infatti, è un mix di film fusi tra loro in una sola storia, soprattutto americani (Ombre rosse, Mezzogiorno di fuoco…), ma anche italiani (le atmosfere tipiche di Sergio Leone). Non c’era una tradizione di cartoni animati italiani, a parte i cortometraggi del signor Rossi, nessuno aveva mai pensato di fare un intero film di quasi 90 minuti con disegni e scenografie in movimento. A parte ingenui precursori come Nino Pagot (I fratelli Dinamite) e Gino Domeneghini (La rosa di Bagdad), ma si parla della fine degli anni Quaranta. Bozzetto è bravissimo a sfidare l’impossibile, si serve di collaboratori validi come Giovanni Mulazzani per le scenografie, Guido Manuli per disegni e gag surreali, Attilio Giovannini gli insegna la tecnica di campo e controcampo, infine animatori come Laganà e Martelli realizzano artigianalmente centinaia di disegni e movimenti. Ne viene fuori un film a metà strada tra il western classico e la parodia capace di anticipare certe soluzioni cinematografiche degli anni Settanta, l’umorismo demenziale alla Mel Brooks e persino un prodotto indefinibile come Arrapaho di Ciro Ippolito. Non c’è bisogno di dire che il computer non esisteva, ma i disegni andavano ricalcati a mano uno per uno, le scenografie realizzate manualmente, gli effetti speciali prodotti con elementi empirici, a base di filtri colorati e graffi sulla pellicola.

Vediamo la trama di questo western citazionista e parodistico, un vero e proprio omaggio al genere, nato come idea nel 1962, ma realizzato solo tre anni dopo, mentre nelle sale era già uscito Per un pugno di dollari (1963) di Sergio Leone. Prima di tutto abbiamo una netta separazione tra buoni e cattivi, come in ogni western che si rispetti. Il Cattivissimo è un proprietario terriero che detta legge in uno sperduto villaggio, assecondato da due scagnozzi come Ursus e lo Smilzo (Slim); il losco figuro vorrebbe sposare Clementina e prendere possesso anche della sua fattoria. La ragazza lo respinge, il Cattivissimo scatena i suoi uomini contro di lei, ma quando arriva Johnny e prende le difese della ragazza la situazione cambia. Il Cattivissimo pensa che Johnny sappia dove è nascosta una miniera d’oro perché Ursus ha trovato una pepita caduta dalla sua tasca, per questo lo cattura e cerca di farlo parlare. Johnny riesce a fuggire e alla fine uccide il Cattivissimo con un colpo di fucile sparato da molto lontano, come in un vecchio film western. Tutto si risolve con un duello stile Mezzogiorno di fuoco tra Johnny e i due scagnozzi, mentre l’intero paese parteggia per lo straniero. Il sogno d’amore tra Johnny e Clementina viene coronato, mentre si viene a sapere che il diamante era soltanto un regalo di una confezione di detersivo.

La storia western è molto convenzionale, ma sono le trovate originali a renderla unica, soprattutto gli animali antropomorfi della fattoria di Clementina: tre mucche pettegole, una gallina e un cane alcolizzato. Lezione Disney, non c’è che dire, ma molto italianizzata e rivisitata con genialità. E che dire delle formiche che dovrebbero divorarsi Johnny seppellito nella sabbia del deserto? Un piccolo capolavoro di umorismo surreale, concluso da  una sorta di funerale dove ci si lamenta in siciliano, organizzato dagli insetti quando una di loro muore bruciata. Non mancano un saloon dove si fanno grandi risse e si beve whiskey, un pianista contro cui sparare e una bella sciantosa dai capelli rossi che si vende al cattivo. Notevole anche la trasformazione di Johnny da imbelle straniero in spietato killer di nero vestito. Bozzetto afferma che il suo pistolero nasce solo dal western classico americano, ma il povero critico sarà pur libero di dire che trova molte assonanze con il fumetto western comico, soprattutto con Lucky Lucke e Cocco Bill. Per Bozzetto, invece, Johnny è il cavaliere biondo Shane Alan Ladd, protagonista de Il cavaliere della valle solitaria (1953). West and Soda è stato trasmesso per la prima volta in televisione il 30 ottobre 1971, nella rubrica Mille e una sera (Rai Due), ai tempi in cui la televisione faceva cultura. Una versione a fumetti apparve su Il Giorno dei Ragazzi. Vediamo la critica. Paolo Mereghetti: “Il capolavoro del cinema d’animazione italiano: non somiglia a nulla che si fosse mai visto in precedenza (non solo in Italia), non ebbe alcun epigono e stupisce con i suoi continui spiazzamenti e cambiamenti di registro e di ritmo (…) anticipa le trovate di Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974) di Mel Brooks e del cinema demenziale anni Settanta – Ottanta. Morando Morandini: “Il film spicca per la ricchezza straripante delle trovate di umorismo grafico (…) A distanza di 40 anni, in tempi di computer graphic, guadagna in spessore comico, originalità del disegno e dinamismo dell’azione”.

Non dimentichiamo la colonna sonora western realizzata da Giampiero Boneschi partendo da un’idea di Bozzetto che la voleva simile alle atmosfere classiche, mentre in certi passaggi avrebbe dovuto ricordare le sonorità di Otto e mezzo di Fellini. Importanti anche i dialoghi in puro stile nordamericano ricchi di umorismo, realizzati da Sergio Crivellaro, come non sono da meno le voci dei doppiatori, tutte azzeccate, soprattutto Nando Gazzolo (Johnny), il Cattivissimo (Carlo Romano) e il suo cavallo (Ferruccio Amendola). Un piccolo gioiello realizzato da persone molto giovani, ricche di entusiasmo, venticinquenni allo sbaraglio, inconsapevoli di scrivere una pagina importante nella storia del cinema di animazione italiano.

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Regia: Bruno Bozzetto. Soggetto: Bruno Bozzetto, Attilio Giovannini. Sceneggiato: Bruno Bozzetto, Attilio Giovannini, Sergio Crivellaro (dialoghi). Produttore: Bruno Bozzetto. Art Director: Guido Manuli. Animatori: Giuseppe Laganà, Franco Martelli, Sergio Chesani, Michel Fuzellier. Fotografia ed Effetti Speciali: Luciano Marzetti, Roberto Scarpa. Scenografia: Giovanni Mulazzani. Musiche: Giampiero Boneschi. Durata: 86’. Genere: Animazione, Western. Doppiatori: Carlo Romano (Il Cattivissimo), Nando Gazzolo (Johnny), Vittoria Febbi (Clementina), Luigi Pavese (Ursus), Lydia Simoneschi (Esmeralda), Gianfranco Bellini (becchino con la barba), Anna Miserocchi (mucca scura), Flaminia Jandolo (mucca gialla), Ferruccio Amendola (cavallo del Cattivissimo).

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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