Politica

Cronache dai Palazzi

È guerra ibrida. Accanto agli strumenti classici di un conflitto, le armi e i soldati che combattono sul campo, e ormai da tempo diffuso l’uso di ben altre ‘armi’, cosiddette non convenzionali, sempre più pericolose ed allarmanti: disinformazione, attacchi informatici e cibernetici, pressioni economiche, aumento dei prezzi delle materie prime e dei carburanti di diverso tipo e per vari usi, crisi energetiche, manipolazioni dell’opinione pubblica, attacchi a personaggi istituzionali di primo piano, infiltrazioni nei processi di voto.

Un pericoloso campo di battaglia può essere rappresentato dalle elezioni nei vari Paesi. L’esito del voto non è mai un dettaglio irrilevante, in particolare quando sulla scena vi sono personaggi che possono condizionare l’andamento dei fatti in ogni modo, dal fronte governativo come dal fronte delle opposizioni, e ovviamente tra i due fronti il più attenzionato è il Palazzo del governo. “Il tema di tutelare il processo elettorale riguarda non solo l’Italia ma tutti i Paesi che nel 2026 e 2027 andranno al voto”, afferma il direttore generale del Dis sottolineando che “sono state messe in campo, su indicazione del Copasir, una serie di misure per tutelare la libertà del processo democratico di voto”.

La questione “delle possibili intromissioni, delle attività di disinformazione attraverso vari canali, è un rischio più volte testimoniato in numerosi momenti elettorali di diversi Paesi. Anche l’Italia non è immune da questo rischio”, ribadisce a sua volta il presidente del Copasir Lorenzo Guerini specificando che tale pericolo “non va drammatizzato, ma occorre mantenere alta l’attenzione ed è quello che viene fatto, anche da questo punto di vista, dai nostri servizi che monitorano quotidianamente le piattaforme social e le possibili azioni di intromissione di attori esterni”. In particolare “il rischio di azioni e condotte ibride da parte della Russia è conosciuto in tutta Europa. Ci sono diverse analisi che testimoniano attività che la Russia conduce, direttamente o indirettamente, nel campo della disinformazione, anche per testare le tenute delle opinioni pubbliche e delle società europee. L’attenzione è alta e va tenuta una posizione coesa a livello europeo per mantenere alta la pressione sulla Russia”.

In questo contesto si inseriscono possibili interferenze russe sulle prossime elezioni italiane e determinati fenomeni interni sembrano favorire tali incursioni manipolative come mette in luce anche la stampa estera in qualità di osservatore esterno. Un articolo del Financial Times scrive di un “cavallo di Troia della Russia in Italia”, una notizia che non ha sorpreso Palazzo Chigi, confermando al contrario un pensiero dominante all’interno della maggioranza restia ad aprire le porte ad una eventuale nuova forza politica che si preannuncia piuttosto consistente (secondo i sondaggi vicino al 12%), che si attesta su posizioni scettiche riguardo al sostegno alla guerra in Ucraina e al favore dell’acquisto di energia da Mosca, che non condivide l’inasprimento delle sanzioni alla Russia e il riarmo europeo. Il partito della premier esclude a sua volta qualsiasi alleanza con Futuro nazionale a costo di rinunciare ad un ‘Meloni bis’ e uscire quindi da Palazzo Chigi tra dodici mesi. L’ex generale viene definito “incontrollabile” e “inaffidabile” soprattutto per quanto riguarda la politica estera, in particolare da quando ha deciso di abbandonare la Lega per fondare un nuovo partito politico i cui pilastri di pensiero sono ben spiegati in un manifesto che non passa inosservato.

“Per il cittadino la disinformazione può diventare una trappola nella quale è facile cadere”, afferma a sua volta Nunzia Ciardi, vicedirettore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale lanciando l’allarme sulle nuove forme di infiltrazione e di guerra ibrida con cui i vari Stati, tra cui l’Italia, si stanno confrontando negli ultimi anni e che negli ultimi mesi hanno registrato potenti incrementi. Nello specifico “un dibattito architettato con l’intelligenza artificiale può catturare l’attenzione e coinvolgere persone già fidelizzate con gli algoritmi per intercettare i loro interessi, persone che non si rendono conto del rischio che la propria opinione ne possa uscire distorta”, spiega Ciardi sottolineando che “quando si vive in contesti storici turbolenti come questi, la guerra ibrida diventa sempre di più un fenomeno con il quale dovremo fare i conti. Anche perché la cifra che la distingue nel dominio digitale oggi è la dissoluzione dei confini fra fenomeni differenti”.

In un contesto complesso e multiforme non è facile ‘etichettare’ i vari eventi. Ad esempio, di fronte a un attacco a infrastrutture importanti come ospedali, siti istituzionali, oleodotti o acquedotti “è molto complesso capire se si tratti di un crimine ordinario a fini di lucro, spionaggio, aggressione da parte di uno Stato ostile”.

In definitiva si tratta di guerra ibrida anche quando l’obiettivo è “creare difficoltà nel distinguere quello che sta accadendo e fornire un’informazione distorta che può fare anch’essa gravi danni. In questo caso alla libera formazione del consenso. È un vero e proprio attacco alla circolazione delle idee e alla volontà delle persone inquinata proprio da messaggi e campagne di disinformazione”. Il vicedirettore dell’Agenzia per la cybersicurezza cita i contenuti diffusi attraverso i social, “utilizzati per alimentare dibattiti su notizie inventate o distorte” che incrementano la disinformazione. L’AI, nello specifico, si rivela “l’arma ideale per la guerra ibrida, perché in pochi secondi individua la vulnerabilità degli obiettivi”. I social, inoltre, diffondono molto spesso sentimenti di indignazione, paura, e nel peggiore dei casi seminano anche odio e violenza a proposito di “temi delicati”, come possono essere i diritti, la parità di genere, il rispetto delle fasce più deboli della popolazione, donne, minori, anziani, persone fragili e in difficoltà. Si tratta comunque di una “materia scivolosa” da maneggiare con cura in quanto ha a che fare con la libertà di informazione e di espressione. In particolar modo “è anche difficile distinguere il vero dal falso, nonché circoscriverlo e individuare chi ha innescato l’attacco”. La disinformazione non si contrasta facilmente ma “la preparazione delle persone” e “lo sviluppo del pensiero critico” si rivelano le “armi fondamentali” per fronteggiare la “velocità tecnologica” e per gestire la “valanga di informazioni” che sovrasta i cittadini in ogni contesto.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta solo una delle grandi sfide globali – insieme al cambiamento climatico, alle crisi sanitarie e pandemiche, la disponibilità di risorse energetiche, alimentari e idriche – che nel mondo attuale richiedono cooperazione tra gli Stati, come ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo Messaggio indirizzato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Per il Capo dello Stato risulta allarmante la “tendenza a ripristinare politiche di potenza” esercitando l’uso della forza ed esercitando delle minacce. Sarebbe auspicabile, invece, rinunciare alle politiche di potenza e mirare ad un equilibrio internazionale “rispettoso della dignità delle persone”. Il presidente Mattarella cita una “esigenza evolutiva e riformatrice” difendendo “il processo di integrazione europea” e l’Europa, modello politico ed esempio storico: “La manifestazione più eclatante al mondo di condivisione e di sovranità”, un serbatoio e una riserva preziosa di valori comuni. L’Unione europea rappresenta un progetto “ambizioso e avanzato” in grado di generare “pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro”.

I “successi” dell’Europa “sono indiscutibili e per questo talvolta invidiati e osteggiati”. L’Europa va quindi supportata e non osteggiata; il progetto europeo risulta ancora estremamente valido e rafforzarlo rappresenta una “impellente necessità”. Per continuare ad essere un modello virtuoso, la Ue deve nel contempo far fronte al rinnovamento delle proprie istituzioni, sono “necessari e urgenti cambiamenti nel funzionamento delle sue istituzioni, nella composizione, nella tempestività delle decisioni, nelle priorità”. Cambiamenti che si rivelano “indispensabili per affermare le volontà espresse dalla sovranità dei popoli che in essa si riuniscono”.

L’Europa dovrebbe mirare infine a preservare l’unità delle origini ed evitare di giocare in difesa assumendo iniziative di crescita e di espansione in vari settori: sicurezza e difesa, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, energia ed economia green. Nello specifico “le società civili dei vari Paesi, il sistema delle imprese, sanno di avere una responsabilità speciale e un ruolo nel consentire all’Unione di essere rilevante, di avere una propria identità, per continuare a rappresentare un modello virtuoso cui ispirare le relazioni internazionali”.

‘La persona al centro’ rimane il principio fondamentale al quale attenersi e del quale “andare orgogliosi” in quanto europei, cittadini del Vecchio Continente. Ricordando “i costi umani, politici, economici, sociali del disordine, della contrapposizione, della guerra”, occorre per l’appunto “salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli”, fondato sulla cooperazione e il rispetto tra le Nazioni e tra gli Stati sia sul fronte politico sia sul fronte economico, in quanto “politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di mancanza di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità”.

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