Tassi di interesse, che farà la BCE?

A giugno la BCE potrebbe decretare la fine delle politiche restrittive e inaugurare una nuova stagione per quanto riguarda i tassi di interesse. Parendo da questa ipotesi analizziamo il contesto dell’Eurozona per inquadrare il possibile comportamento della Banca Centrale Europea.

Nell’Eurozona il trend discendente dell’inflazione è continuato anche a marzo, attestandosi intorno al 2,4%. In questo scenario la BCE ritiene che l’inflazione media nel 2024 si possa fermare intorno a un 2,3% per raggiungere poi l’obiettivo del 2% intorno alla metà del 2025. Comunque, un trend ancora fluttuante ed accidentato, ma nel complesso abbastanza soddisfacente. Meno soddisfacente appare invece il dato sulla crescita. Infatti, secondo le stime del Fondo Monetario, il PIL dell’Eurozona nel 2024 crescerà dello 0,8%, frenato da un PIL tedesco in aumento solo dello 0,2%. Sempre secondo il Fondo, per vedere spiragli di ripresa bisognerà attendere il 2025 con un incremento del PIL dell’Eurozona, trainato dal fenomeno spagnolo, dell’1,5%.

In questo caso, bisogna ipotizzare almeno due scenari. Uno scenario di base privo di shock esterni ed uno negativo con shock anomali. Nel primo scenario, tra giugno e settembre del 2024 la BCE potrebbe iniziare un prudente abbassamento dei tassi che potrebbe concretizzarsi in uno o due tagli da 0,25 ciascuno. Un paio di considerazioni a riguardo. La prima: questa ipotesi di tagli ravvicinati pare anche realistica in quanto, fino ad oggi, i salari si sono mossi moderatamente a fronte dell’aumento dei prezzi e, comunque, parte dell’aumento del costo del lavoro è stato assorbito dall’aumento dei profitti delle aziende. Seconda considerazione: un abbassamento dei tassi nella seconda metà del 2024 appare ottimale dal punto di vista della tempistica in quanto, mixandosi con i primi effetti positivi della messa a terra del PNRR, farebbe da acceleratore a quella ripresa che tutti gli osservatori si aspettano proprio nel 2025.

Decisamente più complicato il secondo scenario. Infatti, in presenza di un sensibile deterioramento dello scenario mediorientale assisteremmo, verosimilmente, ad un aumento del prezzo del petrolio anche ben oltre i 100 dollari al barile, ad un aumento del costo del gas liquefatto importato e ad un aumento dei prezzi delle merci trasportate via mare. Il punto è che questi fattori sono perfettamente in grado, da una parte, di accendere l’inflazione importata in Europa e, dall’altra, di minare alla base la fragile crescita europea. Il problema è che in questo scenario la BCE si troverebbe di fronte ad un bivio diabolico: rimandare la riduzione dei tassi a data da destinarsi per contrastare la pressione sui prezzi o abbassare i tassi, anche più del previsto, per scongiurare uno scenario di stagnazione o addirittura di recessione”.

Si tratta di una scelta molto delicata che necessiterà di grandi capacità decisionali, grande equilibrio e di qualche capacità divinatoria. Speriamo solo che la signora Lagarde non ci faccia troppo rimpiangere Mario Draghi, sempre sia lodato.

[NdR – Fonte Teleborsa.it che si ringrazia per la collaborazione – Andrea Ferretti è docente al Master in Scienze economiche e bancarie europee LUISS Guido Carli]

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