Il 25 aprile dei tanti Bruno Schwartz

Piazze gremite, bandiere, medaglie, commemorazioni e rivendicazioni, polemiche e celebrazioni. È il menù, da anni, del 25 aprile, una celebrazione che, purtroppo, non è inclusiva come dovrebbe essere. C’è chi ne rivendica la proprietà esclusiva e chi ancora ne fa occasione per volerci vedere una sconfitta.

Inutile perdersi in discussioni sterili, degne di programmi nazional popolari da polemisti professionisti; lasciamole, come è comunque giusto e opportuno a chi vuole a tutti i costi strumentalizzare questa giornata a causa della sua mancanza di contenuti o preferisce attaccarsi a qualcosa di ieri del quale poco conosce e, in ogni caso, non ne ha fatto parte.

Oggi rispettiamo le giuste e dovute celebrazioni e dedichiamo un pensiero a chi quel giorno già non c’era più ma lo aveva reso possibile. Oggi il pensiero corre a Bruno Schwartz.

Bruno Schwartz, chi era costui? Ci si potrebbe chiedere usando le stesse parole e la stessa meraviglia con cui Don Abbondio. Non cercatelo su Internet. Bruno Schwartz non ha diritto ad una pagina di Wikipedia come, invece, i calciatori di qualche squadra di serie C, o categorie inferiori, dalla loro fondazione ad oggi.

Bruno è un nome tipicamente italiano che ha trovato stavolta il suo abbinamento con un cognome che suona tedesco o austriaco ma di origine ebrea ashkenazita. Chissà; forse i genitori di questo Bruno erano una coppia formata davvero da un tedesco e un’italiana che ha voluto mettere al bambino il nome di un genitore o del nonno. Oppure il nostro Bruno era di origine o discendenza solo tedesca, forse ebraica. Non ha importanza.

La storia di Bruno fa parte della storia d’Italia e non solo anche se lui, probabilmente, non lo avrebbe voluto. Specialmente in questa maniera. Il nome di Bruno Schwartz è inciso su una croce che si trova nel cimitero americano di Anzio. È uno dei 7.858 soldati americani che si sono fermati in Italia, sulle spiagge del litorale laziale o, forse, a Cassino. Nel suo caso, più probabilmente, dalla data di morte indicata, è caduto in Sicilia.

La maggior parte dei sepolti nel cimitero di Anzio sono soldati morti combattendo nella liberazione della Sicilia (Operazione Husky 1943) o nello sbarco a Salerno (Operazione Avalanche 1943) oppure durante gli sbarchi ad Anzio e Nettuno (Operazione Shingle 1944).

Bruno, ci dice la lapide, veniva dal Winsconsin, uno Stato che, per attrarre immigrati dall’Europa aveva scelto una politica basata sull’agricoltura e sull’industria manifatturiera. Forse i genitori o i nonni di Bruno erano partiti dalla Germania all’inizio della dittatura nazista per evitarne gli orrori o forse se ne erano andati verso la fine dell’Ottocento da qualche città della Renania o della Baviera. Chissà quanti sangui diversi nelle sue radici.

Bruno è caduto combattendo contro altri Schwartz o contro Muller, Schmidt o Fisher e a fianco di Jones, Carpenter, Williams, ma anche contro e a fianco di molti Rossi, Ferrari, Russo, Martini e così via fino a non dimenticare tutti i Friedman, Cohen, Bernstein. Chissà se tra i soldati tedeschi che avevano invaso l’Italia c’era un altro Schwartz che, forse, aveva qualche parentela con Bruno.

Oggi si celebrerà in alcuni importanti luoghi della memoria e, sicuramente, qualcuno porterà un fiore, o una corona, anche al cimitero militare americano di Anzio oppure a quello inglese poco distante. Si tratta di luoghi della memoria poco conosciuti e talvolta poco considerati; le scuole, come è giusto, devono essere condotte a visitare Auschwitz: è fondamentale per capire la portata dell’enormità del male.

Ma esistono altri luoghi dove è indispensabile fermarsi per raccogliere i piccoli particolari. Ad iniziare dai nomi dei tanti Bruno Schwartz che non hanno fatto ingresso nei libri di storia.

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