Presidenza belga del Consiglio UE, parla l’Ambasciatore De Bauw

Diplomatico di carriera, è entrato nel Servizio Esteri belga nel 1991. Il suo primo incarico come addetto stampa e informazione, prima al Ministero degli Affari Esteri, poi alla Rappresentanza Permanente del Belgio presso l’Unione Europea, ha portato naturalmente a ciò che è diventato un filo conduttore della sua carriera: un interesse combinato e competenza per le comunicazioni e gli affari dell’UE. Stiamo parlando di Pierre-Emmanuel De Bauw che ha ricoperto incarichi presso l’Ambasciata del Belgio a Bogotà, in Colombia, dove è stato Vice-Capo Missione (1994-1995) e a Washington DC come Segretario alla Politica, alla Stampa e all’Informazione (1995-1998). Dopo essere stato vice portavoce del Ministero degli Affari esteri (1998-1999), è entrato nel gabinetto del re Alberto II come consigliere politico del principe ereditario Filippo e portavoce del Palazzo reale (2000-2003). È stato poi Ambasciatore del Belgio a Cuba (2003-2005). Tornato a Bruxelles, Pierre-Emmanuel è entrato a far parte della Divisione UE del Ministero degli Affari Esteri (2005-2007), poi è diventato Vicecapo di Stato Maggiore del Re Alberto II (2007-2012). In qualità di Direttore Generale per le Comunicazioni Esterne presso la Cancelleria del Primo Ministro (2012-2013), ha riorganizzato i servizi di comunicazione del governo. È stato Direttore dei media e delle comunicazioni del Palazzo Reale (2013-2017), posizione che ha assunto all’inizio del regno dell’allora neo insediato Re Filippo. Dopo aver prestato servizio come Ambasciatore del Belgio in Irlanda (2017-2021), Pierre-Emmanuel è stato nominato Ambasciatore in Italia, Malta e San Marino nell’agosto 2021. Ha unito questa posizione con quella di Rappresentante permanente presso le Agenzie delle Nazioni Unite FAO con sede a Roma, PAM e IFAD fino a settembre 2023. Pierre-Emmanuel De Bauw è cresciuto a Bruxelles, ha conseguito la laurea e il master in Giurisprudenza presso l’Université Catholique de Louvain (UCLouvain) e un diploma post-laurea in Management pubblico presso la Solvay Business School dell’Université Libre de Bruxelles (ULB). Pierre-Emmanuel è sposato, insieme alla moglie Joëlle hanno quattro figli ormai grandi. Amano la natura, l’escursionismo, la musica classica e l’arte contemporanea. Lo abbiamo intervistato sul programma della Presidenza belga del Consiglio Europeo.

Grazie Ambasciatore del tempo che ci dedica per illustrare il programma del Belgio durante la Presidenza del Consiglio Europeo nel Primo semestre 2024. Uno dei temi più importanti e dibattuti dell’agenda europea è, senza dubbio, il green deal. Il suo paese è aperto, a livello nazionale, a un variegato ventaglio di soluzioni tecnologiche, viceversa, da parte dell’Europa si è scelta esclusivamente la via dell’elettrico, pur se con possibili piccole correzioni sui carburanti chieste dalla Germania.

La transizione ecologica è certamente necessaria per ragioni geopolitiche, ma soprattutto per rispetto dell’ambiente. In Belgio abbiamo scelto di puntare su una transizione giusta ed equilibrata, senza perdere di vista gli aspetti sociali della transizione. In Belgio abbiamo, per esempio, l’esperienza della tecnologia eolica off-shore; abbiamo la tendenza a cercare soluzioni miste e non perseguire una via unica. Abbiamo anche l’energia nucleare, argomento non facile in Europa, ma le nuove tecnologie che stanno nascendo in questo ambito rendono interessante valutare anche questa fonte.

Lei ha giustamente accennato all’impatto sociale, anni fa gli analisti già valutavano 600.000 disoccupati in campo automobilistico in quanto le auto elettriche richiedono molti componenti in meno.

È il problema di tutte le transizioni, comportano sempre un cambiamento sociale, è già successo passando dal carbone alle nuove fonti di energia. Ora abbiamo il green deal, che non dovrà progredire da solo, ma come vuole adoperarsi il Belgio quale presidenza del semestre, deve essere affiancato necessariamente da una transizione industriale. Poche settimane fa, proprio su questo tema, si è tenuto un vertice europeo; ora aspettiamo con molto interesse il rapporto dell’ex-premier Enrico Letta sul mercato unico e quello dell’ex-premier Mario Draghi sulla competitività al Consiglio Europeo di giugno, che saranno le basi per fondare la nuova politica industriale europea.

La competitività è uno dei punti del programma della presidenza del Belgio, si è forse sottovalutato il problema cinese, con il controllo che hanno sulle materie prime necessarie per la transizione, terre rare, metalli, su cui la Cina ha investito per assicurarsene proprietà e controllo anche in Africa?

Il mercato libero è alla base della politica economica europea, senza protezionismo, ma con regole chiare. Forse adesso abbiamo un mercato che non è perfettamente equilibrato da questo punto di vista, con regole non efficienti o non applicate completamente. Su queste regole messe a punto dal WTO, si può negoziare sia con la Cina che con gli Stati Uniti, ma è necessario rafforzare la politica commerciale tutelando le nostre aziende da forme di concorrenza sleale.

In effetti, abbiamo visto l’introduzione, da parte dell’Europa, ad esempio, della carbon border tax, al fine di evitare che le emissioni di prodotti ad alto impatto carbonico sfuggano al sistema ETS (Emissions Trading System) e vengano rilocalizzate all’estero annacquando gli impegni climatici europei.

Esattamente, ma tutto questo non vuole dire fermare il commercio globale, ma creareun sistema multilaterale regolato da norme che rendano possibili gli scambi senza svantaggiare le nostre imprese.

A proposito dello stato di diritto, altro punto dell’agenda, il Belgio uno degli stati fondatori, abbiamo visto i recenti problemi creati dalla Polonia, anche se con la presidenza Tusk è probabile si rientri nell’alveo dell’Unione, e dall’Ungheria, forse è stato troppo veloce l’ampliamento dell’Unione Europea?

Il Consiglio Europeo, che è formato dai Capi di Stato e di governo, ha chiesto la condizionalità per il ricevimento dei fondi europei e questo è lo strumento per garantire il rispetto dello stato di diritto. Non sarà forse perfetto, ma esiste e funziona, vedremo se usarlo ancora in futuro per allineare tutti gli stati membri al rispetto dello stato di diritto. Il Belgio è un paese federale, abbiamo il parlamento centrale e quelli regionali, e anche da noi esistono meccanismi di tutela giudiziaria per fare rispettare lo stato di diritto all’interno del nostro paese. Così come abbiamo un sistema giudiziario europeo che può intervenire in caso di non rispetto dello stato di diritto.

Altro punto del vostro programma è l’Agenda sanitaria.

A livello sanitario la pandemia è stata una grave crisi, ma ha rappresentato anche una grande opportunità, abbiamo comprato vaccini tutti insieme, in comune, cosa che nel passato si diceva impossibile o troppo complicata da fare. Invece si è fatto, questo è il modo di rafforzare l’Unione. Abbiamo capito che la sanità è un campo in cui il coordinamento e la normativa devono essere portati a un livello superiore, sia come vaccini che come produzione di medicinali. In Belgio abbiamo un ottimo sistema di collaborazione tra parte pubblica e privati, da qui il fatto che siamo i produttori del 25% farmaci in Europa. E’ solo un esempio, ma è indubbio che la sanità è un settore in cui non si è fatto molto in comune e la pandemia ha messo in luce tutte le nostre debolezze.

Parlando di problemi sociali, Roma e Bruxelles sono state teatro delle proteste degli agricoltori, ma la PAC assorbe il 33% del bilancio europeo a fronte di un 2% di pil. Non sarebbe piuttosto auspicabile un riequilibrio dei fondi europei, viste le ristrettezze del bilancio a lungo termine e le spese militari in continuo aumento? Un nuovo sistema di finanziamento diretto dell’Unione Europea sarebbe forse una più che auspicabile soluzione?

Il cibo che consumiamo è fondamentale, deve essere chiaro che l’agricoltura non è un lusso, ma un bene fondamentale per tutti i cittadini europei. Si può certamente di ribilanciamento dei fondi europei, ma teniamo conto che siamo in una fase di allargamento a paesi come l’Ucraina, che sono grandi produttori agricoli. Gli agricoltori hanno protestato in tutti i paesi europei, ma hanno già trovato risposta dalla Commissione Europea con la revisione di alcune regole, il connubio tra politica commerciale e politica agricola sarà alla massima attenzione del Consiglio Europeo, della prossima Commissione e del nuovo Parlamento Europeo.

Nel programma del semestre si parla di sostenibilità del bilancio, si sta parlando di investire 100 miliardi in spese militari con l’emissione di nuovo debito, fino a quando si potrà proseguire nella creazione di nuovo debito senza che nascano problemi sui mercati?

Anche su questo aspettiamo il rapporto dell’ex-premier Draghi per capire quali sono i migliori strumenti per procedere. Come Belgio vediamo la possibilità di maggiore flessibilità sul debito per sostenere il green deal e la transizione digitale, ma in primis desideriamo che vengano usati al meglio gli strumenti esistenti, prima di lanciarsi sulla creazione di altri mezzi.

Riguardo la protezione delle persone e dei confini, il regolamento di Dublino è nato quando i movimenti non erano così importanti, ora appare decisamente superato; il nuovo patto su migranti e asilo non appare particolarmente forte e convincente, sarà sufficiente per il futuro?

Le migrazioni sono un fenomeno relativamente nuovo, il Belgio è praticamente nato dalle migrazioni, essendo stato il campo di battaglia dell’Europa per secoli. Fondamentalmente la gente si muove per trovare un posto sicuro dove vivere, oggi siamo di fronte a movimenti molto forti causati da guerre e carestie; come presidenza del Consiglio Europeo il Belgio vuole perseguire una visione globale che prenda in esame tutti i punti d’ingresso, che vanno dal nord al Belgio fino ai paesi del sud. Per questo il patto migranti e asilo è la risposta giusta perché attua esattamente una visione a 360° dove tutti i paesi, del nord e del sud, possono dare e ricevere gestendo il fenomeno. Altro punto da tenere sempre in primo piano è che abbiamo bisogno della migrazione, la popolazione europea invecchia rapidamente e abbiamo bisogno di manodopera, quindi ci serve una migrazione legale. Dire di no è facile, ma non è giusto, serve mantenersi umani e garantire le porte aperte, a essere realisti ci si accorge di come non esistano tante possibilità di migrazione legale. Durante la presidenza belga abbiamo ottenuto una risoluzione negoziale che va nella direzione di implementare velocemente il patto.

Abbiamo un mondo dilaniato da guerre importanti, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia dura da oltre due anni, malgrado il grande impegno europeo; nella più recente guerra scoppiata in Medio oriente che coinvolge Israele e la Palestina, l’Europa è invece parsa un poco assente, lasciando il campo agli Stati Uniti.

L’Europa si è impegnata a fondo per sostenere l’Ucraina, abbiamo stanziato 50 milioni di euro e varato il 13° pacchetto di sanzioni verso la Russia, oltre ad accogliere tantissimi profughi ucraini. Su questo versante è stato fondamentale l’unione tra tutti gli stati membri, cosa che non si è verificata nel caso del conflitto medio-orientale. La situazione umanitaria e sanitaria a Gaza è terribile e lo denunciamo, su questo c’è una posizione comune minima di sostegno, serve uno stretto legame con gli altri partners internazionali su questo, in tutti gli ambiti. L’Italia, come paese alla guida del G7, ha un ruolo molto importante e abbiamo molti contatti per lavorare assieme agli Stati Uniti, membro importante del G7, l’Italia ha proprio questo ruolo nel G7 di fare da ponte tra l’Europa e gli altri membri del G7.

Si è tornato a parlare di una difesa europea comune, soprattutto in vista di una possibile rielezione di Trump con le sue promesse di maggiore disimpegno militare degli Stati Uniti dall’Europa.

È un argomento interessante, una difesa europea per assicurare la pace, abbiamo il dovere di proteggere il nostro sistema socio-economico, i nostri valori fondamentali, i nostri cittadini. Il motto del Belgio per il semestre europeo è “proteggere, rafforzare, preparare”. Ma un esercito comune europeo è una buona idea in realtà? Abbiamo già la NATO per assicurare la difesa comune, ma dobbiamo pensare che la futura sicurezza europea non dipende dall’elezione, o meno, di Trump, ma dalla creazione di una struttura industriale europea forte, che oggi non esiste. Su questo vogliamo indirizzare le attenzioni dell’Europa, base industriale, processi decisionali, creazione di un mercato unico della difesa che oggi non abbiamo, e vorremmo invece vedere nascere prima della fine della legislatura. Proponiamo anche di definire un atto unico sulla difesa europea che metta a punto atti e strumenti per decidere le priorità e stabilire i finanziamenti in termini di capacità per aumentare in tempi brevi la capacità di produzione.  

Per chiudere, la classica domanda su come promuovere il sentimento europeo, oltre porsi a disposizione, come gentilmente ha fatto lei, per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Problemi come decisioni che devono essere prese all’unanimità a volte bloccano le decisioni e paiono incomprensibili ai cittadini, anche in vista di ulteriori allargamenti dell’Unione.

La domanda è ampia, sul tema dell’unanimità il problema esiste, su molti temi si usa già la maggioranza qualificata, un metodo che può essere certamente adoperato maggiormente. Come presidenza belga abbiamo messo sul tavolo delle proposte in tale senso. Un altro punto è il rapporto tra le istituzioni europee e i cittadini e si tratta di un momento importantissimo per tutti noi, politici, giornalisti, imprenditori, per spiegare l’importanza del valore aggiunto dell’Europa ai giovani. Io, personalmente, vado spesso negli istituti scolastici per illustrare tutti i benefici che provengono dall’esistenza dell’Unione Europea. Ulteriore punto è la lotta alla disinformazione, abbiamo già visto come questa sia una tattica che può creare tanti problemi, e che è anche all’attenzione dell’Italia come guida attuale del G7. L’Europa non è qualcosa di astratto, ma un progetto comune del Parlamento, della Commissione, del Consiglio che rappresenta direttamente gli stati membri. Voglio terminare spiegando che lo spirito della presidenza belga è il compromesso, si tratta di una specialità specifica del mio paese, l’arte del compromesso fa parte di noi e cerchiamo sempre la soluzione migliore per tutti quelli che sono seduti attorno al tavolo, senza lasciare prevalere posizioni divisive. Spero vivamente che le elezioni europee siano un momento di alto valore democratico.

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