Spagna, Sánchez ottiene la fiducia

Madrid – Pedro Sánchez, presidente uscente del governo spagnolo, ha ottenuto, dopo settimane di incontri e di possibili accordi con altri partiti, la tanto ambita maggioranza al Congresso. Si tratta tra l’altro di una maggioranza ottenuta con più voti rispetto alle votazioni delle precedenti investiture sánchiste.

Per il socialista Pedro Sánchez sarà il suo terzo mandato. Il primo fu nel 2018, quando sostituì Mariano Rajoy (PP) che dovette dimettersi a causa di una mozione di censura dovuta ad una sua possibile implicazione sul caso Gürtel (una serie di inchieste giudiziarie che vedevano partecipi esponenti della classe politica ed imprenditrice spagnola), il secondo nel 2019 e quest’ultimo nel 2023.

La presidente della Camera, Francina Armengol, come da protocollo, una volta comunicato l’esito della votazione in Congresso, ha incontrato ufficialmente, presso il Palazzo della Zarzuela, Re Felipe VI per informarlo della maggioranza ottenuta in Parlamento da Pedro Sánchez, il quale, fino a che non giurerà davanti al Re ed alla bandiera spagnola non sarà ancora “ufficialmente” Presidente del governo.

Una volta avvenuto il giuramento verrà allora dato il via alla formazione del governo e quindi della lista dei ministri del nuovo Esecutivo, e che poi dovrà comunque nuovamente esser sottoposta all’approvazione formale del Re. È dunque molto probabile che già dalla prossima settimana verrà formato il governo e verrà proclamato l’inizio del terzo Esecutivo sánchista.

Ma come ha fatto Sánchez ad ottenere la maggioranza? La maggioranza è stata raggiunta grazie ad un accordo fatto con i partiti indipendentisti catalani: Junts (Junts per Catalunya) e ERC (Esquerra Republicana de Catalunya). Un accordo riguardante la legge sull’amnistia che Sánchez ha promesso loro per poter dunque arrivare a riconfermare la sua carica di primo ministro.

L’amnistia riguarderebbe i politici coinvolti nel Procés (Processo Catalano, a seguito del quale il Tribunale supremo spagnolo ha condannato diversi politici indipendentisti per gli avvenimenti legati al Referendum per l’indipendenza tenutosi in Catalogna nel 2017 e la successiva autoproclamazione d’indipendenza, altrettanto illegale) che li renderebbe dunque esenti della responsabilità penale attribuitagli. Cosa mai accettata dai conservatori della destra spagnola e decisi a punire i “ribelli e traditori della patria” con pene esemplari per chi ha infranto l’integrità dello Stato spagnolo e della Costituzione.

È dunque chiaro che l’accordo con gli indipendentisti ha quindi contribuito a frammentare ancora di più la Spagna. Gli esponenti di Vox hanno già provveduto ad issare le bandiere spagnole con al centro il simbolo nero del lutto, poiché “Hoy es uno de los días más negros de la historia de España. Pedro Sánchez se incorpora a la lista de los grandes traidores” (“Oggi è uno dei giorni più neri della storia della Spagna. Pedro Sánchez entra a far parte della lista dei grandi traditori”).

Le organizzazioni giovanili di Vox hanno convocato l’ennesima manifestazione contro il governo, ennesima perché sono stati già numerosi gli scontri tra le forze dell’ordine ed i manifestanti di destra, avvenuti durante la scorsa settimana davanti alla sede del Partito socialista.

Un momento epico, catturato dai giornalisti presenti al momento dell’esito della votazione, è quello della stretta di mano tra Pedro Sánchez ed Alberto Nunez Feijóo.

Feijóo (che, come candidato del PP, ha provato precedentemente ad ottenere la maggioranza ma senza alcun risultato) è andato a congratularsi con Sánchez, pungendolo con alcune parole che fanno trasparire un miscuglio di minaccia e frustrazione: “Tutto questo è un errore, tu sei l’unico responsabile di quanto hai appena fatto”, al quale Sánchez ha semplicemente detto “Gracias”, girandosi poi sorridente verso la “sua ala vittoriosa” del Congresso.

Già si susseguono numerose congratulazioni al presidente Pedro Sánchez da parte di molte personalità politiche straniere; tra i primi, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il Cancelliere tedesco (socialista) Olaf Scholz e da numerosi altri.

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