Tragedie in mare

Le ripetute tragedie in mare, con la visione di miseri corpi sbattuti sulle spiagge e barconi a pezzi, non possono che suscitare dolore e rabbia. Rabbia perché continuano da anni e, da anni, si continua a puntare il dito accusatore contro i “trafficanti di vite umane”, ma a questa retorica seguono ben pochi passi concreti.

Dopo la tragedia di Cutro, la retorica è corsa a fiumi ma i barconi continuano a traversare il mare e a sfasciarsi, sacrificando vite di innocenti, spesso bambini. La reazione del Governo consiste nell’inasprire le pene per gli scafisti e proclamare che vanno fermati. Tutti lo dicono, compreso il Papa e Mattarella. E tutti ripetono il vecchio ritornello: l’Italia non sia lasciata sola, intervenga l’Europa (strano, no? Gli stessi che hanno vituperato l’Europa per anni le chiedono aiuto appena ce ne è bisogno). E puntualmente, l’opposizione accusa il Governo di colpe inesistenti e inverosimili (lo accusano ora anche per il naufragio in acque libiche). Tutto, sempre, uno show mediatico a fini politici immediati e di basso conio.

L’opposizione, alla fine, fa il suo mestiere. Quello che mi indigna sono le ondate di maldicenza e qualunquismo che rovesciano sugli ascoltatori, compresi gli italiani che vivono all’estero, certi programmi TV, così evidentemente parziali da risultare intollerabili (ci sono personaggi che andrebbero cancellati, non per le loro idee, che sono legittime, ma per la maniera compiaciuta e compiacente con cui gettano fango su quello che ci è caro).

Non accetterei mai la propaganda di regime (lasciamola a Putin e ai suoi amatori) ma neppure la diffamazione sistematica. Il vero giornalismo è esposizione serena e imparziale dei fatti ma il problema dell’immigrazione di massa è comunque troppo serio e ormai antico per essere affrontato con i paraocchi ideologici.

Che si debbano fermare gli scafisti ed evitare altre tragedie è verissimo, ma occorrono almeno due cose: la cooperazione dei Paesi da cui partono i barconi (Libia, Tunisia, Turchia) e un pieno controllo, non solo delle coste ma delle acque internazionali di transito, un controllo che la Marina italiana da sola non può assicurare, ma richiede una partecipazione più ampia, europea e magari oltre (la Sesta Flotta USA nel Mediterraneo ha un avanzato sistema di avvistamento e intelligence).

Ma anche se e quando riuscissimo a fermare gli scafisti, resterebbe il problema umano e politico. Questi disperati che cercano asilo da noi sfuggono a guerre o a regimi inumani, come l’Afghanistan dei talibani. Possiamo dare loro le spalle? D’altra parte, può l’Italia, può l’Europa, dare asilo, e una vita degna, a tutti i disperati del mondo? Questa è una domanda che ovviamente spetta al Governo e alla sua maggioranza risolvere. Ma Elly Schlein e i suoi amici dovrebbero, per una volta, mettere da parte la facile demagogia, il pietismo gratuito, e mettersi a ragionare sul serio.

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