Italia, attenzione al nuovo Patto di Stabilità

Il Patto di Stabilità è un accordo del 1997, più volte rivisitato, che prevede sanzioni a carico di quei Paesi che sforino determinati indicatori di bilancio: deficit al 3%, rapporto debito/PIL superiore al 60%. Lo stesso Patto di Stabilità prevede anche che i Paesi che superino questo rapporto del 60% debbano ridurre ogni anno di un ventesimo il proprio indebitamento fino a raggiungere la percentuale prevista. Nel 2020, anche in relazione a crisi pandemica, il Patto di Stabilità è stato sospeso fino a tutto il 2023.

I punti di forza – 1. Elasticità: il nuovo patto dovrebbe contenere più elasticità rispetto al precedente, non più misure rigide per la riduzione del debito, valide indistintamente per tutti i Paesi, ma piani di rientro “taylor-made”, preventivamente concordati tra i singolo paese e la Commissione Europea. 2. Soluzioni su misura: nell’elaborazione di questi piani, che dovrebbero avere una durata base di 4 anni estensibile fino a 7 anni, verrebbero considerate le caratteristiche peculiari economico-finanziarie di ciascun Paese, verrebbero considerati gli investimenti al programma, nonché le riforme in cantiere per ridurre questo indebitamento.

I punti di attenzione – 1. Pieno rispetto nuove regole: i vincoli di bilancio previsti nel vecchio Patto di stabilità venivano regolarmente disattesi in quanto del tutto incompatibili con uno scenario di crisi finanziarie multiple. Nell’ambito del nuovo Patto allo studio, è lecito ritenere invece che la Commissione pretenderà il pieno rispetto dei piani di rientro, visto che questi sono stati preventivamente discussi e concordati tra singolo paese e Commissione Europea. 2. Sanzioni più efficaci: verosimilmente anche le sanzioni previste nel nuovo Patto saranno più efficaci rispetto a quelle del vecchio Patto di stabilità. Verosimilmente, traendo ispirazione dal Recovery Fund, i Paesi inadempienti potrebbero essere soggetti a limitazioni per l’accesso ai fondi ed ai finanziamenti dell’Unione Europea.

A questo punto è evidente che, specialmente per i Paesi molto indebitati come l’Italia, il nuovo Patto di Stabilità non costituisce affatto un tana libera tutti sul fronte del debito. Al contrario, direi che il nostro governo dovrà prestare la massima attenzione nel cercare un giusto punto di equilibrio tra necessità di sostenere il tessuto produttivo e necessità di non aprire voragini nei nostri conti pubblici. È di qualche conforto, a questo proposito, il fatto che il governo ha previsto un aumento del deficit nel 2023, ma ha contenuto questo aumento in maniera da non interrompere la traiettoria di riduzione virtuosa del nostro debito.

[NdR – Fonte Teleborsa.it che si ringrazia per la collaborazione – Andrea Ferretti è docente al Master in Scienze economiche e bancarie europee LUISS Guido Carli]

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