La mossa di Putin

L’annuncio di un referendum nei territori occupati del Donbass in vista della loro annessione alla Federazione Russa era una mossa scontata e in fondo attesa da tempo. Quello che Mosca non è riuscita a conquistare interamente sul campo, per la controffensiva ucraina, cerca di ottenerlo per la via di un referendum, dal risultato scontato, visto che quelle zone sono popolate da filorussi. Ad otto anni di distanza, si ripete in peggio quello che è successo per la Crimea.

Non si tratta, però, di una semplice manovra: l’annessione alla Russia di quei territori trasforma profondamente il carattere della guerra. Non si tratta più di difendere i filorussi dai “nazisti” ucraini, ma di appropriarsi di un territorio grande quanto l’Ungheria, e ricco di risorse di tutti i tipi. E una volta diventato suolo russo, attaccarlo significherà attaccare la Madrepatria e quindi giustificare, secondo la dottrina del Cremlino, anche l’uso delle armi nucleari.

Mai come in questo momento, Kiev e i suoi alleati devono tenere la testa fredda. Non si può accettare un evidente sopruso internazionale, ma nemmeno fornire il pretesto per una escalation della guerra.

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