Million Dollar Baby (Film, 2004)

Un film che sbanca gli Oscar, miglior pellicola e regia, passando per il premio all’attrice Hilary Swank e all’attore non protagonista Morgan Freeman; un incasso di 216 milioni di dollari per un lavoro costato solo trenta, girato in 37 giorni – secondo quel che sostiene il regista – così perfetto nei tempi tecnici e nella sceneggiatura da risultare un gioiello della cinematografia sportiva. I film sul pugilato sono una prerogativa nordamericana, come i lavori sul baseball, così come noi italiani non siamo capaci di realizzare grandi film sul calcio, gli statunitensi riescono a immortalare gli sport di cui vanno fieri in lavori epocali.

Clint Eastwood gira e produce il film, oltre a comporre al pianoforte Blue Morgan, il tema della colonna sonora. Hilary Swank è perfetta nella parte della ragazzina che vuol sfondare nel pugilato, il ruolo più importante della sua carriera che la consacra star internazionale, recitato con tale impegno che perde dieci chili di peso, prende lezioni di boxe e si allena come se dovesse partecipare a vere sfide sul ring. La sceneggiatura nasce da un racconto contenuto in Rope Burns, di F. X. Toole, che ci porta nel mondo della boxe, in una palestra dove due vecchi pugili (Eastwood e Freeman) allenano atleti di belle speranze, schiappe senza possibilità, ragazzi arroganti e piccoli campioni. Frank (Eastwood) frequenta ogni giorno la chiesa e ha sempre domande per il parroco cattolico, nel suo passato c’è qualcosa da farsi perdonare: una figlia che non vede da anni e che non risponde alle sue lettere (non sapremo il motivo). Eddie (Freeman) ha perso un occhio in un incontro decisivo per la carriera ed è la voce narrante della storia, che si sviluppa come una lettera alla figlia di Frank, per far capire alla ragazza chi era davvero suo padre. Maggie (Swank) è la ragazzina che sogna di cambiare una misera vita sfondando nel pugilato femminile a ben 32 anni, ma s’imbatte in un avversario scorretto che la colpisce a tradimento, rendendola invalida per sempre.

Il film passa dal tono sportivo e del rimpianto, nostalgico e decadente, a momenti romantici e sentimentali, per finire come un lacrima movie (alto) stile Love Story, facendo pure un discorso serio sulla necessità dell’eutanasia. Clint Eastwood regala uno dei momenti più alti della sua carriera di regista, ma anche di attore (Adalberto Maria Merli è la voce italiana), perché il suo personaggio è intenso e coinvolgente.  Stupendo il finale, avvolto in una nebbia di enigmatico mistero, con il protagonista che mangia torta al limone nel bar che con la sua pupilla – per lui una figlia – aveva definito un vero Paradiso. Un film così ben fatto che se non l’avete visto dovete assolutamente recuperarlo su RaiPlay.

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Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 2004. Regia: Clint Eastwood. Durata: 132’. Genere: sportivo, drammatico. Soggetto: F. X. Toole (racconto tratto da Rope Burns). Sceneggiatura: Paul Haggis. Fotografia: Tom Stern. Montaggio: Joel Cox. Effetti Speciali: Steve Riley. Musiche: Clint Eastwood. Scenografia: Henry Bumstead. Produttori: Clint Eastwood, Albert S. Ruddy, Tom Rosemberg, Paul Haggis. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Interpreti: Clint Eastwood (Frankie Dunn), Hilary Swank (Maggie Fitzgerald), Morgan Freeman (Eddie Dupris), Jay Baruchel (Danger Barch), Mike Colter (Big Willie Little), Lucia Rijker (Billie), Brian F. O’ Byrne (padre Horvak), Anthony Mackie (Shawrelle Berry), Margo Martindale (Earline Fitzgerald), Riki Lindhome (Mardell Fitzgerald), Michael Peña (Omar), Benito Martinez (manager di Billie), Bruce MacVittie (Mickey Mack), Marcus Chait (J. D. Fitzgerald), Jude Ciccolella (Hogan).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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