Madres paralelas (Film, 2021)

Janis e Ana diventano madri lo stesso giorno, in una clinica di Madrid. Janis è una fotografa affermata che ha avuto una relazione sessuale con un antropologo, Ana un’adolescente che è stata violentata dal branco. La nascita di due bambine crea un forte legame tra le donne ma genera un dubbio sulla maternità e su un possibile scambio di neonati avvenuto il giorno del parto

La storia al femminile, che indaga sui caratteri delle donne, i loro amori, un’esperienza omosessuale, i rapporti all’interno delle famiglie, va di pari passo con l’operazione volta a riesumare i resti di un massacro falangista avvenuto nel paese natale di Janis. Non aggiungo altro sulla trama perché il film di Pedro Almodóvar merita una visione con il gusto della suspense, anche se la sceneggiatura risulta prevedibile, al punto di far apparire l’opera come la meno almodovariana degli ultimi anni. Abbiamo i temi di sempre, dall’omosessualità al rapporto genitore-figlio, passando per la consueta attenzione al mondo femminile; purtroppo latitano i colpi di scena, i risvolti imprevedibili, il melodramma grottesco, mentre il regista preferisce la strada della narrazione lineare, priva di salti temporali. Film drammatico ma non troppo melò, come ci aveva abituato Almodóvar, con un’insolita attenzione politica ai risvolti antifascisti, valorizzato da un finale intenso e metaforico, molto coinvolgente, durante il quale anche una bambina di un anno recita con lo sguardo. Il regista racconta due storie parallele che si congiungono nel finale, due vite diverse di donne, ancora una volta sull’orlo di una crisi di nervi, messe in difficoltà dalla vita e dal dolore, ma sempre indomite e coraggiose.

Madres paralelas  non è un capolavoro, come da più parti si sente dire, non è neppure uno dei migliori film di Almodóvar, troppo inferiore al bellissimo Dolor y gloria (2019), ma non è giusto scrivere che siamo di fronte alla pellicola di un regista che non ha più niente da dire, come affermano i detrattori. Madres paralelas è un film teatrale, sceneggiato senza particolari sussulti, recitato benissimo da attori ben calati nelle parti, fotografato in maniera nitida da Alcaine, forse un po’ troppo lungo per le cose da dire, avrebbe avuto bisogno di un montaggio più serrato. Colonna sonora suadente arricchita di brani d’epoca curata dal diligente Alberto Iglesias, ma inferire ad altri accompagnamenti musicali curati dallo stesso musicista per alcuni film memorabili del regista. In un film ordinario, piuttosto scolastico e monocorde, spicca l’interpretazione da madre in crisi di Penelope Cruz, sempre più bella e sensuale con il passare degli anni. Resta un film da vedere.

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Regia: Pedro Almodóvar. Soggetto e Sceneggiatura: Pedro Almodóvar. Produttore: Augustín Almodóvar. Fotografia: José Luis Alcaine. Montaggio: Teresa Font. Produttore Esecutivo: Esther Garcia. Lingua Originale: Spagnolo. Durata: 120’. Genere: Drammatico. Musiche: Alberto Iglesias. Distribuzione Italia: Warner Bros. Distribuzione Internazionale: Sony Pictures Motion Picturer Group. Casa di Produzione: El Deseo. Interpreti: Penelope Cruz (Janis), Milena Smit (Ana), Israel Elejalde (Arturo), Aitana Sánchez-Gijón (Teresa), Rossy De Palma (Elena), Julieta Serrano (Brigida), Daniela Santiago, Adelfa Calvo, José Javier Dominguez (cameriere), Ainhoa Santamaria, Pedro Casablanc (padre di Ana), Aranxa Aranguren.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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