Parità, oh mia cara…

Caro Enrico devo dire che apprezzo la tua eleganza e anche quel fare noncurante che hanno gli italiani che vivono all’estero. Come una piccola rotazione della erre che però non è naturale ma indotta. Insomma, Enrico sei stato bravo a tirare in ballo la parità di genere. Sei stato moderno e allo stesso tempo hai pensato di levarti di torno qualcuno con la scusa più contemporanea. Largo alle donne; ne hai diverse nel tuo partito a cominciare da Simona Malpezzi che all’improvviso è stata catapultata al Senato al posto di Marcucci che adesso avrà più tempo da passare nelle sue terre.

Poi l’opzione per la Camera: Marianna Madia o Debora Serracchiani. Giovani, una boccoli e perseveranza, l’altra piccolina e tenace. La scelta è caduta sulla seconda. Tra le due sembra non corra buon sangue ma potrebbe anche essere che le due abbiano bei temperamenti. In questo partito maschilista come lo ha definito Enrico, ce ne sono molte di donne in gamba, anzi abbastanza.

Mi piacerebbe però che fossero state scelte anche per merito. Io non voglio una banda di cretine che solo perché donne ricoprano ruoli fondamentali per il Paese. Vorrei donne in gamba. Nel panorama della governance femminile ci sono molte donne capaci di fare la differenza; ma bisogna dare loro spazio.

Mi è piaciuta la dichiarazione della Madia: “la leadership al femminile deve essere un’occasione per il partito di cambiare le logiche che lo tengono intrappolato. Se invece lo scopo unico si riduce a portare una donna al vertice, senza cambiare gli equilibri del potere e il rapporto tra leadership e potere perdiamo un’occasione”. Sarebbe bene tenere a mente questo concetto applicabile ovunque specie in realtà piccole dove un maschilismo becero ha prodotto mezze figure di leader e continua a farlo.

E’ giunto il tempo di cambiare ma bisogna farlo in modo consapevole applicando il merito su tutto. Non è facile, i meccanismi sono complicati e patiscono l’influenza di un vecchio retaggio patriarcale e codino. Ma sono fiduciosa e ho davvero voglia di stupirmi ancora.

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