Un nemico silenzioso

La violenza di genere è sicuramente la piaga dei nostri tempi; non passa giorno che non si legga di tragedie familiari, il marito che uccide la moglie che magari stava per lasciarlo o, ancora più drammatico e sconvolgente, il padre che uccide i figli in una sorta di vendetta estrema contro la donna che lo ha lasciato magari dopo anni di sofferenze e violenze. Tutte noi inorridiamo ma la piaga resiste; siamo ancora in alto mare nonostante esistano presidi culturali come i Centri antiviolenza che agiscono su vari fronti, non ultimi i pregiudizi e gli stereotipi patriarcali.

Molto c’è da fare; purtroppo la violenza contro le donne è stata negli anni, nello stretto ambito familiare, a volte quasi tollerata. Non era assolutamente il caso di mettere il dito tra moglie e marito, come si usa dire; poco importava se lei spesso riportava sul viso e sul corpo i segni di questa predominanza del maschio padrone. “Se la sarà cercata”, sentiamo spesso; c’è la corresponsabilità, chissà lei cosa avrà fatto per suscitare tanta rabbia. Eh già. Poi quando accade l’irreparabile i vicini, la cerchia sociale della coppia spesso dichiara robe tipo “persone normali, come noi”. E lì sarebbe un capitolo a parte per capire il vero significato di normale, specie se applicato magari a uno che ha sterminato la famiglia e si è sparato. l’Istat ci fa sapere che nel 2018 sono state uccise 133 donne, nel 54,9% dei casi sono state vittime del partner attuale o dell’ex.

Persone normali, padri di famiglia. E allora cosa possiamo fare ? Molto. Sicuramente si può cominciare con l’educazione di genere, per combattere una cultura ancora molto radicata che è piena di stereotipi della serie “maschio cacciatore”. Dovrebbe essere obbligatoria fin dalla scuola materna e camminare di pari passo con chi fa informazione; bisogna formare le persone per fare in modo di non leggere più articoli in cui si giustifica il femminicidio. Del genere “lei gli rendeva la vita impossibile, la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Si sono fatti tanti passi avanti in questo senso, alcune associazioni hanno fatto campagne di sensibilizzazione per usare un linguaggio congruo e rispettoso e i risultati si vedono. Ma il lavoro è ancora tanto ci sono ancora muri da abbattere riguardo anche a certa stampa da buco della serratura. Ma si possono abbattere, ci sono ormai grandi competenze di organizzazioni e persone singole che si dedicano a progetti mirati, che propongono buone pratiche in tutti gli ambiti professionali, ponendo una grande attenzione al linguaggio e al racconto della violenza. E poi ci sono le persone normali, quelle che commentano un fatto così drammatico come la violenza su una ragazzina forse drogata forse sbandata con “se l’è cercata”.

Questa mentalità è il nemico silenzioso fatto di luoghi comuni e retaggio ancestrale che si annida da anni nei tinelli delle persone perbene, quella che ci fa trovare una giustificazione anche di fronte a fatti atroci. Questa è una parte della piaga, un comportamento e una mentalità da cambiare al più presto cominciando a farlo insegnando ai nostri figli e ai nostri nipotini un’educazione di genere che possa poi accompagnarli nelle azioni da persone adulte. Per un mondo davvero migliore.

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