Cronache dai Palazzi

Siamo ancora nella Fase 1 ma l’Italia si prepara alla riapertura. Nel contempo si continua a discutere sulla questione del Mes ed è molto atteso il Consiglio europeo del 23 aprile. L’Eurogruppo ha comunque già concesso il via libera per l’uso delle risorse del Fondo salva Stati a zero condizionalità e solo per le spese sanitarie. Ma il Fondo salva Stati continua ad animare il dibattito politico italiano tra voci contrarie e coloro che invece condividono l’applicazione del Mes. Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia sono scettici sui 37 miliardi di prestito mentre renziani, quote sempre più ampie del Pd e anche Forza Italia propendono per un uso del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità creato nel 2012.

“Se vi saranno condizionalità o meno sul Mes, lo giudicheremo alla fine, l’ultima parola spetterà al Parlamento, Non ha senso discuterne ora”, ha affermato il presidente del Consiglio Conte. Viene quindi auspicato un “lavoro di squadra” cercando di evitare le polemiche.

“Per noi rimane una fregatura”, ribadisce però il pentastellato Vito Crimi. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il viceministro dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni: “Il Mes non sono soldi regalati, lo pagherà mio figlio fra 30 anni. Non capisco perché dobbiamo farci da soli il cappio, con questa corda ci strozzeranno”. Un dato certo è che non ci sarà una Fase 2 fino a che l’emergenza sanitaria non sarà effettivamente superata.

Da qui al 4 maggio si dovrà lavorare con molta attenzione e in maniera progressiva. A livello europeo l’uscita dal lockdown causato dal diffondersi del Covid-19 dovrà essere “graduale” e “coordinata” tra gli Stati membri, i quali però, nello stesso tempo, esercitano la propria autonomia decisionale.

Le linee guida della Fase 2 “non sono un segnale per togliere le misure di contenimento”, ha puntualizzato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen anticipando la strategia economica per la ripartenza, che sarà sottoposta al vertice dei capi di Stato e di governo il prossimo 23 aprile, durante il quale si discuterà anche del prossimo bilancio Ue 2021-2027.

Serve un “Piano Marshall europeo” ha ribadito von der Leyen sottolineando che fino ad ora sono state strutturate delle misure per 3 mila miliardi. Il Consiglio europeo dovrà prima di tutto occuparsi del Recovery Fund, il cosiddetto fondo per la ripresa e decidere come finanziarlo. Gli Stati straziati dall’emergenza socio-sanitaria dovranno disporre di almeno 500 miliardi (anche se probabilmente ne serviranno molti di più) che dovranno aggiungersi ai 540  miliardi già messi sul tavolo con il Mes. Ed infine il programma SURE del valore di 100 miliardi per contrastare la disoccupazione e del quale ne discute anche l’Ecofin.

La presidente della Commissione europea ha annunciato un Quadro finanziario pluriennale dell’Ue di “trilioni”, ossia migliaia di miliardi, puntualizzando che dovrà essere “totalmente diverso” dal precedente che terminerà nel 2020. Il prossimo Quadro finanziario dovrà inoltre favorire iniziative di investimenti soprattutto “nei primi due o tre anni”. Ursula von der Leyen ha spiegato che si tratta di uno strumento “adatto” in quanto “accettato” dagli Stati (mentre gli eurobond continuano ad incontrare il no dei Paesi nordici con Germania e Olanda in testa) e per di più “sperimentato per le politiche di coesione e di convergenza”. Non è semplicemente una questione di solidarietà ma di “interesse” dei Paesi “perché ogni Stato sa che la sua prosperità dipende dalla dimensione del Mercato Unico”, ha ricordato la presidente della Commissione Ue. Anticipando il programma dei lavori del prossimo vertice dell’Eurogruppo anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha puntualizzato che “il mercato interno cuore dello sviluppo economico e della coesione sociale, è stato compromesso dalle decisioni prese per motivi legittimi e sanitari” e occorre ricostruirlo “perché funzioni a dovere”.

Il dibattito interno sul Mes comunque non si ferma. Tutto sembra ruotare attorno alle famigerate “condizionalità”. “Il dibattito in Italia è proprio su queste condizionalità – ha spiegato il premier Conte -. Alcuni sostengono che esiste il rischio che rimangano le tradizionali condizionalità, altri ritengono che, pur se non previste nella prima fase, alcune condizionalità potrebbero essere inserite in un secondo tempo, altri ancora prevedono che si arriverà a cancellare tutte le condizionalità. All’ultima riunione dell’Eurogruppo è stato compiuto un deciso passo avanti perché è richiamata espressamente la sola condizione dell’utilizzo del finanziamento per le spese sanitarie e di prevenzione, dirette e indirette. Quindi anche se “occorre una risposta forte, unitaria, tempestiva”, che però non può essere identificata con il Recovery Fund, il dibattito è ancora aperto proprio sui termini di utilizzo del Fondo salva Stati.

Per quanto riguarda la mappatura del Coronavirus nel nostro Paese il governo sceglie l’esame sierologico. L’obiettivo è scattare una fotografia più o meno realistica dopo due mesi di epidemia. Quante persone sono entrate in contatto con il virus senza manifestare i sintomi della malattia? Quali sono le Regioni più colpite? Qual è la percentuale di immunità raggiunta dal Paese? Sono queste le domande fondamentali che esigono una risposta per poter fronteggiare il Covid-19 e per prevenire un eventuale contagio di ritorno, o comunque per essere preparati se il virus dovesse continuare a circolare e manifestarsi nel medio e lungo periodo. Essenziale è infine uniformare il metodo e far sì che sia il medesimo in tutte le Regioni, anche se ad ogni Regione spetterà gestire l’applicazione dei vari test sierologici. Questi ultimi dovranno risultare adattabili a due tecnologie indicate dal Comitato tecnico-scientifico – Clia ed Elisa – e per partecipare allo studio, uno di riferimento per ogni Regione, i laboratori dovranno dotarsi delle due tecnologie suddette. Il metodo di rilevamento dovrà essere uniformato perché dovrà risultare riproducibile a livello nazionale. Bandita invece l’autodiagnosi ed eventuali analisi richieste dai singoli cittadini a centri privati che operano “al di fuori del percorso ufficiale”. In pratica non è possibile ottenere un patentino d’immunità in maniera individuale. Dall’inizio del mese prossimo si partirà con la campionatura anche se alcune Regioni non intendono aspettare ancora così tanto. La Lombardia procederà in maniera autonoma già a partire dalla prossima settimana  iniziando dalle zone più colpite.

La data chiave per l’avvio della Fase 2 per ora rimane il 4 maggio, con una riapertura graduale delle varie attività; tra le ipotesi messe sul tavolo da Palazzo Chigi, con il supporto della task force guidata da Vittorio Colao, vi è la possibilità di una ripresa diversificata per fasce di età. Sono state circa 105 mila le richieste per avere l’autorizzazione a riaprire presentate dalle aziende al Governo; 38 mila richieste attendono ancora una risposta, mentre quasi tre mila sono state respinte.

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