Moncler in Borsa, un successo italiano

Il caso Moncler è una storia italiana di successo. Dal 2003, anno dell’acquisizione da parte di Remo Ruffini del brand dei piumini di lusso, ha decuplicato il suo valore: da 30 milioni a 3 miliardi e mezzo, stando al valore di Borsa di questi giorni. Moncler ha debuttato in Borsa a Piazza Affari con un rialzo di quasi il 50% (+46,76%) a 14,97€ rispetto al prezzo di collocamento a 10,2€, guadagnando in un giorno oltre un miliardo di euro. La capitalizzazione è passata nel giro di pochi minuti da 2,55 a 3,74 miliardi.

Il Financial Times ha celebrato il primo giorno di quotazione di Moncler sostenendo che il suo collocamento è stato “quello di maggior successo avvenuto in Europa nel 2013”. In avvio di seduta l’azione non è riuscita a fare prezzo: era prevedibile una reazione entusiasta del mercato dopo che, alla fine del collocamento, la richiesta per le azioni Moncler ha superato 27 volte l’offerta per la quotazione. L’esordio a Piazza Affari è stato accompagnato da una lunga fila di domande da parte di fondi e altri grandi investitori, dagli Usa all’Asia passando per l’Europa; partecipazione massima anche da parte delle altre società del lusso. Secondo quanto appreso a margine della cerimonia di quotazione, riporta l’Ansa, tra i soci Vip che hanno comprato azioni del gruppo dei piumini ci sono anche Ferragamo, Zegna, Loro Piana, Bernard Arnault di Lvmh e il patron di Diesel Renzo Rosso. Come investitori istituzionali risultano anche i fondi sovrani del Qatar, Singapore, Cina e Abu Dhabi.

Moncler è un’azienda italiana in controtendenza rispetto a molte realtà nostrane della moda che sono state oggetto di shopping selvaggio da parte di gruppi stranieri del lusso; molti prestigiosi brand italiani sono finiti sotto il controllo di società estere mentre Moncler, in soli 10 anni, ha fatto il percorso inverso.

Remo Ruffini, 45 anni, è l’autore di questo incredibile successo: dopo un’esperienza negli USA con il padre nel settore tessile, acquista nel 2003 per 30 milioni da Fin.part l’azienda che era stata fondata nel 1952 vicino a Grenoble e, in 10 anni, l’ha portata dall’orlo del fallimento al successo globale. Ruffini detiene il 32 % dell’azienda (il primo azionista è il fondo francese Eurazeo con il 45%) ed è l’attuale presidente e direttore creativo.

Il segreto del successo Moncler sta nel concept di prodotto e nella strategia del “piumino globale”: Ruffini ha dichiarato che vorrebbe far coincidere nell’immaginario collettivo la parola piumino con il marchio Moncler e che il suo prodotto, nelle sue diverse varianti, deve essere un prodotto trasversale, che possa avere come target sia il ragazzo appassionato di snowboard, sia la signora milanese che frequenta la Scala. Strategia e concept di prodotto ovviamente vengono esportati su scala globale, con Usa e Cina come mercati trainanti della crescita aziendale.

Alla chiusura di ieri la società aveva una valutazione di 3,7 miliardi, superiore a quella di Tod’s e distante un solo miliardo da quella di Ferragamo: la comunità finanziaria apprezza e scommette sulle prospettive di crescita di Moncler, visto che a  livello di giro d’affari è ben distante da quei due competitor. A Ruffini spetta l’arduo compito di non deludere le aspettative di mercato e di continuare a essere un modello del made in italy nel mondo.

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