Il Colle tra Chigi e Nazareno

Matteo Renzi è ufficialmente il nuovo Segretario del Partito Democratico. Assolte le formalità di rito (compresa la presidenza a Gianni Cuperlo) ora ha tutti i mezzi per entrare a pieno titolo nel dibattito politico italiano. Se ancora non è chiaro come l’abbia presa sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (spiazzato o positivamente sorpreso), certo è che non molla alcun piatto e, anzi, rilancia giocando sempre all’attacco: “se l’abolizione del finanziamento è graduale, il Pd rinuncia da subito al denaro pubblico. Ma Grillo apra su riforme e legge elettorale”.

In questi giorni la competitività la fa da padrona su tutti i fronti. Così anche Letta e Renzi, i due “cavalli di razza” del PD si troveranno ad alzare sempre di più l’asticella per non scomparire politicamente. Letta non vuole essere vittima del neo-segretario, eletto a furor di popolo PD, mentre Renzi non vuole apparire come un giovane-vecchio costretto a sostenere un governo non suo ma del quale risulta essere il mandatario politico.

E’ da ritenere che, mantenendosi alta la tensione dinamica di questo nuovo gruppo dirigente del PD, possano emergere cose interessanti. A condizione però che Renzi smonti il teorema secondo il quale sarebbe l’asse Napolitano-Letta a garantire l’esistenza e la più o meno lunga durata di questo esecutivo. Da questo punto di vista è fondamentale un nuovo asse tra il sindaco e il Capo dello Stato. I due si sono incontrati la scorsa settimana e non è mistero la freddezza con cui si sono salutati al termine del loro colloquio.

Napolitano sostiene convintamente questo governo, ponendosi come garante in un modo molto presidenzialista. E’ pur vero però che questo governo deve operare. E proprio partendo da questo presupposto Renzi potrebbe sparigliare le carte e porsi come il “primo alleato” del Presidente della Repubblica. Addirittura ancor di più rispetto a Letta. Infatti finite le larghe intese, presentando un’agenda politica ma concretamente realizzabile nel breve-medio termine, tirerebbe fuori dal pantano degli equilibri di palazzo l’esecutivo e direbbe chiaro e forte a Napolitano che il suo più grande alleato non è solo a Palazzo Chigi, ma anche a Largo del Nazareno.

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