Italia delle Regioni

Per la gestione delle  acque pubbliche  le Regioni  si rivolgono  al Parlamento perché modifichi profondamente la proposta di legge. Occorrono azioni correttive per evitare un contenzioso Stato-Regioni.

“Facciamo appello al Parlamento perché la proposta di legge sulla gestione dell’acqua pubblica sia profondamente modificata”, a sottolinearlo è la coordinatrice della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Donatella Spano (Assessore della Regione Sardegna). “Come abbiamo detto in audizione alla Camera il  e come è scritto a chiare lettere nel documento approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni – ha spiegato Spano – esistono almeno tre ragioni per rivedere l’impianto della proposta, a meno che non si voglia dar luogo ad un lungo ed estenuante contenzioso Stato-Regioni. Il primo motivo è che la proposta non disciplina il necessario coordinamento fra la nuova disciplina e la normativa vigente, va chiarito esplicitamente quali articoli delle leggi vigenti si intendono modificare o sostituire e per quali motivi. Il rischio è di trovarsi di fronte ad una disciplina di settore tutta da interpretare e sconnessa”.

“La seconda ragione – ha proseguito la coordinatrice della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni – sta nell’esigenza di dipanare diversi dubbi di legittimità costituzionale. La gestione del demanio idrico è una competenza delle Regioni per cui prevedere che il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque sia disposto dall’Autorità di distretto non solo appare in contrasto con quanto previsto dal d.lgs. 112/1998, ma renderebbe assai problematico il sistema del rilascio delle concessioni di derivazione. Considerare poi il servizio idrico integrato come ‘servizio pubblico locale di interesse generale non destinato ad essere collocato sul mercato in regime di concorrenza’ contrasta con quanto stabilito della Corte Costituzionale secondo cui siamo di fronte invece ad un ‘servizio pubblico locale di rilevanza economica’. Terza ed ultima ragione: la proposta modifica pianificazione e regolazione del servizio idrico integrato riportandoci indietro nel tempo, a prima della Legge Galli. Vale la pena ricordare – ha sottolineato l’assessore della Regione Sardegna – che proprio in attuazione di quella legge tutte le regioni hanno disciplinato la materia istituendo le Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale, i vecchi ATO, adesso Enti di governo d’Ambito (EgATO), le quali hanno provveduto ad affidare la gestione e l’erogazione dei Servizi di Acquedotto, Fognatura e Depurazione ad Aziende (peraltro prevalentemente pubbliche) dotate di adeguata capacità tecnico-organizzativa e gestionale. La suddetta organizzazione territoriale e di governance, attuata da oltre vent’anni in tutta Italia, si è rivelata uno degli elementi essenziali delle politiche per la tutela delle risorse idriche su tutto il territorio nazionale, che ha consentito di superando la frammentazione dei sistemi idrici ed ha portato – ha concluso Spano – ad un progressivo aumento dei volumi di investimento e dello sviluppo infrastrutturale”.

Per i Trasporti: per le regioni serve una gestione condivisa problematiche relative agli  investimenti. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato un “Ordine del giorno” sulle criticità riscontrate nell’utilizzo dei fondi per l’acquisto di materiale rotabile e sull’introduzione di un meccanismo di monitoraggio.

Il testo del documento è stato consegnato al Governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni. Secondo le Regioni è necessario un provvedimento dell’esecutivo che riveda e sistemi la tempistica degli investimenti, prevedendo anche una norma che eviti il disimpegno delle risorse nel caso in cui ci siano ritardi nella rendicontazione. Con l’ordine del giorno si richiede anche l’istituzione di un tavolo tecnico ministero-regioni, con la possibile partecipazione di Consip, per definire una gestione condivisa delle problematiche relative proprio all’attuazione degli investimenti previsti.

L’Associazione dei Comuni Italiani ANCI in Europa. Migliorare la governance multilivello, rilanciando e rafforzando la partecipazione delle autonomie locali alla fase di attuazione e formazione delle politiche europee. Il tutto con un supporto tecnico qualificato che ha come fine ultimo quello di migliorare l’azione di Comuni, Regioni e Province in Europa e, allo stesso tempo, aumentare il grado di conoscenza presso i cittadini delle opportunità che ci arrivano dall’Europa. Sono questi alcuni dei punti qualificanti del progetto sul miglioramento della governance multilivello presentato dalla delegazione italiana al Comitato delle Regioni. Un importante strumento – coordinato da Anci in collaborazione con Upi, Cinsedo e Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali – che punta quindi ad accrescere la consapevolezza sia dei rappresentanti territoriali che operano negli organismi istituzionali europei sia dei territori, interessati alla fase finale del processo normativo dell’Europa.

Altro obiettivo del progetto è quello di rafforzare la rete di scambio di informazioni, per dare più coerenza ai dossier che la delegazione italiana presenta di volta in volta ai decisori legislativi di Bruxelles. Uno scambio di informazioni che va di pari passo con un altro punto qualificante del progetto, quello che riguarda la comunicazione che punterà ad avvicinare l’Ue ai territori, tramite attività trasversali di informazione per provare a sfatare il luogo comune per cui l’istituzione europea è distante, se non ostile, alle esigenze e ai bisogni dei cittadini.

“Programmi formativi e informativi per approfondire e far conoscere i principali dossier di interesse delle autonomie” – ha commentato il capo della delegazione italiana e vicepresidente del CdR, Enzo Bianco che ha aggiunto come non sia più rinviabile anche “un fattivo supporto operativo nella fase di attuazione delle norme europee, soprattutto quelle di maggiore attualità come l’economia circolare, il ciclo dei rifiuti, la qualità della vita e dell’ambiente nelle città e le energie rinnovabili”.

Infine, la coordinatrice della delegazione italiana, Micaela Fanelli: “L’Europa – ha detto – è piena di opportunità, dobbiamo farle conoscere. Magari partendo anche dalle scuole, facendo dei seminari dedicati per far capire che l’Europa è più vicina di quanto crediamo alle comunità, siano esse grandi o piccole. E una dimostrazione – ha aggiunto – ci viene dal nuovo ciclo di fondi strutturali che vedrà una buona fetta di risorse dedicate ai piccoli Comuni”.

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