Nazionalismo al sapore di Socialismo

Come purtroppo sempre più spesso accade, nel nostro Paese ci si accorge di avere un generale stato di arretratezza soltanto quando succedono disgrazie.

Dopo il 14 di agosto, il crollo del Morandi a Genova ha riaperto l’annoso tema della sicurezza delle infrastrutture stradali in Italia, nonostante solo negli ultimi due anni sono crollati diversi cavalcavia da Nord a Sud.

E subito l’anima socialista del governo non ha atteso ad esplodere invocando subito una nazionalizzazione delle concessioni autostradali “malgestite” dal cattivo privato. La mano pubblica, nella loro visione, è l’unica in grado di coccolare e proteggere i cittadini dimenticandosi però che fino ad oggi a crollare fossero ponti gestiti da Anas e non dai Benetton. Stesso ragionamento per la “l’efficiente” rete ferroviaria pubblica. Le decine di incidenti non hanno sortito effetti sulle capacità e l’efficienza della gestione pubblica.

Che Lega, e in particolare i 5 Stelle, abbiano di base l’idea dell’egemonia dello Stato sulla vita economica del Paese è cosa risaputa, diversamente appare meno comprensibile come un partito che fino a ieri si considerava di centrodestra come la Lega, possa supportare una tale demonizzazione del privato.

Che l’Italia, come ci ha abituati, abbia anche con le privatizzazioni degli anni ‘90 gestito in maniera frettolosa e forse poco capace la cessione delle aziende di Stato è stato ampiamente dimostrato dalle difficoltà che le stesse hanno trovato nel competere sul libero mercato, di certo questo ha comunque contribuito a rendere più forte la nostra struttura economica.

Il rischio, visti gli annunci delle ultime settimane, è quello di tentare un ritorno a paradigmi economici che la storia ha dimostrato fallimentari, soprattutto se le idee non tengono in considerazione la struttura sociale e culturale su cui una nazione si basa.

Benché il sogno liberale di Berlusconi del 1994 sia sostanzialmente rimasto tale, il nostro Paese ha da sempre preferito uno schema più di stampo sociale nell’affrontare la politica economica, nonostante un contesto europeo che, per competere, guardava sempre più ad un modello liberale.

Se si radicasse il concetto che solo lo Stato sappia gestire beni e servizi nel rispetto dei propri cittadini, potrebbe non mancare molto che sia il Governo a decidere lo stipendio per un determinato lavoro o quanto cibo è giusto consumare.

Nazionalismo non deve essere uno strumento economico ma un valore. Trump, presidente della patria del liberismo ha interpretato, benché forzatamente, il concetto di nazionalismo. Valorizzare  la propria economia che subisce l’aggressiva espansione asiatica potrebbe essere più accettabile della convinzione staliniana dello Stato che i 5 Stelle vogliono profondere negli Italiani.

Intanto, a fronte di un diffuso sentimento internazionale di indebolimento dell’Italia nella competizione mondiale, lo spread comincia a salire, gli investitori esteri fermano i loro progetti di espansione e vendono 70 miliardi in BTP.

Il Socialismo 2.0 gialloverde rischia di far ripiombare il nostro Paese in una profonda crisi. Se non dovesse esserci una inversione di rotta e un recupero dei valori liberali che da sempre contraddistinguevano la Lega nel centrodestra, le difficoltà per l’Italia potrebbero essere solo all’inizio.

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