Il conformista (Film, 1970)

Bernardo Bertolucci realizza il suo nono film su commissione della Paramount, proprio mentre sta ultimando le riprese di Strategia del ragno, dopo aver letto in meno di un mese il romanzo di Moravia e aver buttato giù una sceneggiatura completa. Grande fotografia di Storaro, montaggio perfetto di Arcalli, molta cura nella ricostruzione degli ambienti, sia della Roma fascista che della Parigi prima della guerra.

Marcello (Trintignant) è un professore di filosofia – ma è pure una spia fascista – che sta per sposare Giulia (Sandrelli), una ragazza molto diversa da lui.  Siamo nel 1938, Marcello vive portando sulle spalle il peso di un delitto commesso a tredici anni, quando uccise un uomo che voleva violentarlo. Il punto cruciale del film sta nella missione che la polizia segreta a un certo punto gli affida: uccidere il suo vecchio professore di filosofia (Tarascio), un intellettuale antifascista che vive a Parigi insieme alla moglie (Sanda). Bertolucci adatta al suo cinema il soggetto di Moravia descrivendo un triangolo perverso in cui le due donne sembrano innamorarsi a vicenda, mentre Marcello seduce la moglie del professore. Moglie e marito vengono comunque uccisi in un’imboscata, nonostante Marcello cerchi con ogni mezzo di evitare la morte della donna. Finale con il fascismo che cade e Marcello che rinnega tutto, accusa persino gli amici d’un tempo pur di evitare di fare una brutta fine. Vigliacco sino in fondo. Conformista non riuscito, per espiare una colpa.

Il conformista è girato tra Roma, Parigi e le montagne dell’Abetone, che dovrebbero essere la Savoia dell’agguato al professore antifascista. Attori perfetti, anche se per il ruolo di Stefania Sandrelli la prima scelta era Florinda Bolkan, così come la moglie del professore avrebbe dovuto essere Brigitte Bardot e non Dominique Sanda. Tutto va per il meglio, comunque, la Sandrelli è giovanissima e sprizza sensualità da tutti i pori, così come la Sanda è sexy e affascinante. Non siamo in presenza di un film di cassetta, ma del classico lavoro da Festival, che piace alla critica ma non entusiasma il pubblico. Jean-Louis Trintignant è l’esemplare protagonista, l’uomo vile, che non ha passioni né vere idee, il conformista disposto a tradire tutto e tutti, moglie e fascismo compresi, pur di avere successo nella vita.

Restaurato dalla Cineteca nazionale nel 1993, con ripristinata la scena del ballo dei ciechi, dura quattro minuti in più della versione uscita in sala nel 1970. Uno dei cento film italiani da salvare, riproposto al pubblico nel 2011, ancora attuale per ricordare un periodo storico nefasto. Buona la realizzazione tecnica di Bertolucci che segue con fedeltà il romanzo, aggiungendo il personaggio cieco (Quaglio) amico di Marcello e cambiando il finale per un miglior colpo di teatro cinematografico. Costumi e musica d’epoca perfetti. Un film da riscoprire, senza niente togliere ai capolavori successivi – primo tra tutti Novecento – realizzati da Bertolucci.

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Regia: Bernardo Bertolucci. Durata: 108’ (versione restaurata: 112’). Soggetto: Alberto Moravia (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci. Fotografia: Vittorio Storaro. Montaggio: Franco Arcalli. Produttore. Maurizio Lodi-Fè. Produttore Esecutivo: Giovanni Bertolucci. Casa di Produzione: Mars Film, Marianne Productions, Maran Film. Musiche: George Delerue. Scenografia: Ferdinando Scarfiotti. Costumi: Gitt Magrini. Interpreti: Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Gastone Moschin, Pierre Clémenti, Enzo Tarascio, José Quaglio, Fosco Giachetti, Yvonne Sanson, Milly, Giuseppe Addobbati, Antonio Maestri, Christian Aligny, Pasquale Fortunato, Alessandro Haber.

©Futuro Europa®

 [NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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