Una tragedia annunciata

Quello che più agghiaccia, nella tragedia Germanwings, è che essa non è dovuta a una fatalità, né ad un errore umano (cose alle quali, pur nel dolore estremo, inconsciamente si è portati a piegarsi) ma alla deliberata volontà di un folle suicida-omicida, che non rispondeva neppure alla logica demenziale e delirante di un terrorista. E quel che è peggio, si tratta di una tragedia che, a leggere bene le carte, era largamente prevedibile. Lubitz non avrebbe mai dovuto essere ammesso a pilotare un aereo. Quello che sta venendo fuori, giorno per giorno, dalle indagini sulla sua vita lo dimostra, anzi lo grida con sconcertante forza. Falso il suo certificato di eccellenza, noto ai medici il suo stato di grave depressione, addirittura trattamento passato per pulsioni suicide, dichiarazioni dementi alla propria fidanzata (“un giorno tutti sapranno il mio nome”). Persino problemi alla vista, diminuita del 30%. In queste condizioni, anche per guidare un taxi ci sarebbero problemi. Fino alla circostanza più incredibile: il diniego medico del certificato di attitudine a volare.

Ma davvero i responsabili della Compagnia aerea non sapevano nulla? Se qualcuno sapeva, per quale inammissibile negligenza ha consentito a Lubitz di salire su quel fatale Airbus? E se nessuno se ne è mai reso conto, come è possibile che un sistema di controlli che dovrebbe essere perfetto (così a noi latini piace pensare che funzioni la puntigliosa e precisa mentalità tedesca) abbia delle falle così colossali? Lubitz non guidava un taxi ma un Airbus. Si trattava di affidare nelle mani – e alla mente – di una persona, la vita di decine o centinaia di innocenti. Ripetiamolo, purtroppo non si è trattato di fatalità, o di un concorso imprevedibile di circostanze: c’è  una chiara colpa di chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto. Io spero che, al di là di quello che va dichiarando la Lufthansa, i responsabili siano individuati e cacciati, se non puniti penalmente come meriterebbero.

La Compagnia ha annunciato un indennizzo di 50.000 euro alle famiglie dei morti. È quasi un insulto. Sette milioni e mezzo sono spiccioli per una compagnia come la Lufthansa. E che senso può avere qualche euro per chi ha perduto  figli, genitori, fratelli e sorelle, persone care? Con che coraggio parlare di indennizzo a chi ha attraversato e tuttora vive una tragedia senza consolazione possibile? Certo, un indennizzo spetta, ma è in funzione del valore finanziario della persona scomnparsa, che deve essere stabilito dai Tribunali: poniamo che si tratti di un padre o di una madre che lavorano, che provvedono alla famiglia. O di un capo di azienda, il cui lavoro è vitale per essa. O di un grande scienziato. O di un artista famoso. In questi  casi, altro che 50.000 euro!  Quando queste circostanze non ricorrono, resta il c.d. “pretium doloris”. Non spetta però alla Lufthansa determinarlo, ma al Giudice. Spero proprio che la decisione della Compagnia aerea sia solo un primo gesto, dettato dall’emotività del momento. Spero che essa sia condannata a pagare una somma molto, molto alta. Così lei e tutte le altre compagnie aeree impareranno forse a curare meglio la vita degli passeggeri (se paga l’assicurazione, com’è possibile, fa lo stesso: gli assicuratori non potranno che aumentare considerevolmente il premio pagato dalle Compagnie aeree).

Altro aspetto sconcertante sta nel fatto che, a quanto pare, esiste da tempo una norma che obbliga alla presenza sempre di almeno due persone nella cabina di pilotaggio, ma questa norma è di fatto disapplicata in tutti i voli. Se in cabina con Lubitz ci fosse stato un assistente di volo, avrebbe potuto evitare la tragedia? Forse sì. Che ci stanno a fare la IATA e tutti gli altri costosi organismi che organizzano e coordinano le norme di sicurezza?

Adesso, tutte le compagnie, Alitalia compresa, corrono ai ripari e giurano che applicheranno strettamente la regola (che tra l’altro non costa un centesimo in più) e la Commissione Europea si affretta a emanare norme ferree in proposito. Meglio così, ma come evitare di constatare amaramente che sempre si chiude la stalla quando i buoi sono scappati? È davvero inevitabile che si intervenga solo dopo incidenti e tragedie? È davvero possibile che si debba assistere a eventi che sono già scritti nelle carte? A tragedie del tutto evitabili? C’è un film argentino a episodi, “Relatos salvajes”, che è stato selezionato per l’Oscar 2015, che nel primo episodio descrive puntualmente una tragedia quale quella avvenuta sulle Alpi francesi, con le stesse modalità.  Questo film l’hanno visto ormai milioni di persone, ma non ha smosso un capello a chi avrebbe dovuto riflettere. Paradossalmente, si  è trattato di una tragedia non solo prevedibile, ma addirittura annunciata.

©Futuro Europa®

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