Caos Tasi, a giugno o ad ottobre?

All’indomani delle elezioni europee, si riaccende l’attenzione sulla questione Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili), l’imposta che assieme alla Tari sostituisce l’Imu. Come già accaduto in passato con l’Imposta Municipale Unica, pagare le tasse sulla casa non sarà cosa facile per gli italiani. La prossima scadenza fiscale è fissata – almeno sulla carta – al prossimo 16 giugno 2014. Sì perché in realtà questa data si riferisce solamente ai Comuni italiani che hanno deliberato le aliquote fiscale relative al pagamento della Tasi entro venerdì 23 maggio 2014. Facciamo allora un po’ di chiarezza sul tema per capire chi dovrà pagare prima o dopo l’estate.

Alla luce dell’accordo raggiunto nei giorni scorsi dall’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani) con il Governo, in sette Comuni su otto il pagamento della Tasi slitta a settembre se non addirittura a metà ottobre (il Presidente Anci, Piero Fassino, ha parlato del 16 di ottobre, con presentazione delle aliquote da effettuarsi entro la fine di luglio). La proroga vale per i Comuni che non hanno stabilito le aliquote entro il 23 maggio 2014, indistintamente per i proprietari di prime e seconde case (anche se in quest’ultimo casi si dovrà comunque pagare un acconto dell’Imu entro il 16 giugno), ma anche dei cosiddetti immobili strumentali, funzionali cioè allo svolgimento di una determinata attività professionale (capannoni, negozi, studi professionali, ecc.). Per assicurare liquidità di cassa, lo Stato dovrà comunque anticipare ai Comuni il mancato introito della Tasi prima rata.

Al contrario, nei Comuni che hanno rispettato la scadenza di venerdì scorso, il pagamento della Tasi dovrà avvenire entro il 16 giugno. In particolare, secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero dell’Economia, sono poco più di 1.000 (per la precisione 1.076) i Comuni che hanno deliberato in materia di Tasi.

In termini di onerosità della tassa, il Servizio Politiche Territoriali della Uil stima che rispetto alla vecchia Imu si pagherà di meno a Caserta (-168 euro), Aosta (-163 euro), Roma (-127 euro), Cagliari (-85 euro), Ancona (-35 euro), Bologna (-20 euro) e Torino (-7 euro). Per contro il conto sarà più “salato” a Mantova (con un picco di +89 euro), Genova (+67 euro), Milano (+64 euro), Ferrara (+60 euro), Bergamo (+21 euro), Siracusa (+16 euro) e infine a Palermo (seppur di soli 2 euro). Tra i grandi “ritardatari” anche Roma, dove, nonostante le buone intenzione del sindaco Marino di ritornare ad un’amministrazione “sana”, non è stato trovato un compromesso fra la giunta e l’assemblea comunale.

Oltre alla scoglio della data, bisognerà anche destreggiarsi fra le varie detrazioni che ogni capoluogo ha la facoltà di scegliere in assoluta autonomia. Per avere dati certi e affidabili, è quindi consigliabile consultare il sito internet del Ministero o meglio ancora del Comune di residenza, dove sono riportate tutte le informazioni del caso.

Per completezza d’informazioni, ricordiamo che la proroga si riferisce esclusivamente alla prima rata. Il saldo finale andrà infatti comunque versato entro il 16 dicembre. Se, infine, le delibere non sono state pubblicate online sul sito del Dipartimento Finanze, i proprietari di prime case hanno la facoltà di richiedere il pagamento della Tasi in un’unica soluzione.

©Futuro Europa®

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