Mercato dell’arte: sale all’estero, cala in Italia

Il mercato dell’arte, un ambito atipico di per sé, ha visto un’evidente ripresa, addirittura prima di altri settori, che stanno ancora combattendo per rialzarsi dalla recessione. Nel 2013 a livello internazionale il mercato dell’arte è incrementato dell’8%, mentre in Italia è sceso del 17%. Le anomalie all’italiana non conducono a risultati positivi. Non è la sorte a giocarci brutti tiri; la causa va ricercata nella nostra scelta nel campo della politica commerciale. I mercati nazionali non sono allineati: questo si può dare per certo. Tuttavia l’Italia eccelle in operazioni auto-compromettenti. Normative sfavorevoli e poco chiare scoraggiano investitori nazionali e internazionali, pure realtà più significative come fiere e musei. L’Italia non ispira alcuna attrattività e perde competitività.

Il 9 aprile l’incontro “Diritto di Seguito: Nuovi Scenari nel Mercato dell’Arte” all’interno del “IV Summit Arte e Cultura. Arte, Cultura, Turismo: Nuove Frontiere tra Made in Italy e Expo”, organizzato da “Il Sole 24 Ore”, si è occupato di discutere alcune di queste problematiche, in particolare il Diritto di Seguito (DdS), fonte di gravi malintesi. Il DdS consiste nel riconoscimento del diritto d’autore, o meglio d’artista, su un’opera d’arte a partire dalla seconda vendita in poi, escludendo gli scambi tra semplici privati. Questo provvedimento è stato a tutti gli effetti applicato all’UE, in varie varianti, nel 2006 e non comprende Svizzera e USA, i cui artisti sembrano invece desiderare. In Italia la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) riscuote direttamente la somma corrispondente a questo diritto, in forma dilazionata negli anni, a seconda delle vendite dell’opera d’arte. In Italia è calcolato con percentuali differenziate dal 4% per opere inferiori ai 50mila € fino allo 0,25% per prezzi di vendita superiori ai 500mila € e l’importo totale non può oltrepassare i 12.500 €; in Italia parte dai 3mila € e per esempio, con norme diverse, in Germania dai 400 €.

Il Congresso ha aggiornato gli addetti ai lavori in merito agli sviluppi settoriali che interessano la tematica, dunque pure sull’agognato Protocollo d’Intesa con la SIAE. Il Dds è a carico dei depositanti, ovvero di coloro che vendono, a parte nel caso controverso di Christie’s e Sotheby’s che accollano il costo ai compratori. I dati Dds relativi ai pezzi venduti sono tutti pubblicati dalla SIAE per agevolare la trasparenza delle operazioni, ma il beneficio della trasparenza comporta un certo costo. La circolazione online di dati sensibili, quali nomi e cifre, mette in pericolo le strategie maturate dalle gallerie affinate negli anni per la vendita delle opere.

La concorrenza ha libero accesso a informazioni private, determinando l’aumento della pressione degli scambi. Finalmente un po’ di sana competitività? Si tratta di competitività insufficiente e che sa di sotterfugio. Perché sempre schierarsi dalla parte di chi ci rimette? Non è questione di buonismo e lealtà, ma di esperienza ceduta senza riserve a quelli appena arrivati. Insomma, un’ingiustizia? Non sarebbe da mettere la vicenda sul piano morale; comunque sì, proprio un’ingiustizia legislativa anticostituzionale.

Una tra le altre restrizioni italiane è rappresentata dall’IVA ordinaria, salita al 22% l’1 ottobre 2013.  Anche in questa circostanza lo scambio tra privati ne è esente. L’IVA ridotta al 10% si applica esclusivamente sulle cessioni effettuate direttamente dall’artista e sulle importazioni. L’aliquota è  così sconveniente solo in Italia; il gettito è talmente basso che, se venisse eliminata, lo Stato non perderebbe granché, ma piuttosto emergerebbero transazioni più numerose.

E poi c’è l’istituto giuridico della “notifica” per le esportazioni, introdotto onde evitare fughe dal nostro Paese di opere di “rilevante interesse culturale”. Non è nient’altro se non uno strumento che rallenta le operazioni, riducendo il valore commerciale delle opere, creando ritardi, incertezze e disagi agli uffici ministeriali periferici incaricati delle esportazioni. In accordo con la legge, gli oggetti con più di 50 anni devono avere l’autorizzazione della Soprintendenza. Uno straniero che acquista un oggetto di antiquariato deve attendere all’incirca 40 giorni per ricevere il via libera. Emanuela Daffra, direttrice dell’Ufficio Esportazioni della Soprintendenza di Milano, spiega che si parla anche solo «di oggetti che i privati vogliono trasferire in un’abitazione all’estero». Non sempre le pratiche vanno a buon fine.

A parte gli occasionali fuochi di paglia delle grandi case d’asta con aggiudicazioni vertiginosamente oltre le quotazioni, qualunque compratore in Italia non è stimolato a investire in arte. Lo stesso Gabriele Crepaldi, portavoce dell’Associazione Nazionale Case d’Asta (ANCA), rivela che tra i propri associati il fatturato è «in crescita tra chi ha saputo cogliere le opportunità del web». La meravigliosa punta di un iceberg, apparentemente piccola e un piacere per gli occhi, ma solo l’apice di un’entità dalle dimensioni pericolosamente inimmaginabili.

©Futuro Europa®

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