Acido

Ha ricevuto molta attenzione, sui media, il recente caso di Lucia Annibali, avvocato 35enne di Urbino, sfregiata al volto con l’acido, mandante l’ex fidanzato. Un gesto arcaico, quello dell’acidificazione, che sembra legato ad un passato tribale. A ben vedere, invece, questa crudele pratica continua tutt’oggi ed è anzi in ripresa in vari Paesi del mondo.

Su questo tema, nel 2007 è uscito il libro “Sorridimi ancora. Dodici storie di femminilità violate” (Giulio Perrone editore), pubblicato in collaborazione con l’associazione Smileagain. Vi si leggono le storie di decine di vittime, nel mondo, di questo crimine violento, l’acidificazione del volto da parte di uomini rifiutati o di mariti imposti, ma anche di donne rivali. C’è chi, come Sara Liaquat, è stata punita per non aver portato una dote adeguata al marito, oppure chi, come Mumtaz Bi Bi, si è opposta alla vendita delle sue tre figlie da parte del marito. Molte vittime diventano cieche o perdono l’udito.

Nel 2012 è uscito “Saving Face”, film pakistano che racconta la storia di Zakia e Rukhsana, due donne sfregiate con l’acido dai loro mariti e rinate con una nuova faccia grazie al chirurgo anglo-pakistano Mohammad Jawad. La loro storia di dolore e brutalità è diventata un documentario di 40 minuti premiato con l’Oscar, ma le due donne hanno cercato, in un primo momento, di bloccarne la visione in Pakistan per il timore di essere bandite dalla loro stessa comunità.

Proprio a questo tema sarà dedicato un appuntamento de “Il tempo delle donne”, organizzato da “la 27ma Ora – Corriere della Sera” il 12 maggio alle 18 al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello 2, a Milano. La giornalista del Corriere della Sera Giusi Fasano intervisterà Lucia Annibali, che ha affrontato con coraggio una difficile convalescenza. Nel numero di “Io donna” di sabato 19 aprile, ha spiegato la Annibali: “Ho avuto dei momenti di disperazione, ma in casi come il mio o ti uccidi o vai avanti per la tua strada. A partire da quel momento si è creata una sorta di sintonia tra la mia mente e il mio corpo. La verità è che l’ustione è un’esperienza estrema di grande dolore fisico, enorme, ti porta via la corazza che ti protegge e sei improvvisamente indifesa. C’era un grande dolore da affrontare ma anche una grandissima umanità in questa sofferenza, perché io sapevo che stava nascendo la nuova Lucia. Capivo che il dolore fisico era in realtà la chiave della rinascita”.

Con lo scopo di dare un sostegno concreto, sono nate organizzazioni internazionali, come “l’Acid Survivors Foundation“ che ha l’appoggio dell’UNICEF. Ci sono dal 2000 le associazioni “Smileagain” e “Coopi”, che raccolgono fondi per l’assistenza medica nei paesi sottosviluppati, oltre che ad agire con campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Chi commette questi crimini, spesso viene protetto dalle autorità e dalla società perché una donna che offende un uomo rifiutandolo merita una punizione, vi sono stati casi in cui le vittime, spesso bambine si erano rifiutate di avere rapporti sessuali con uomini adulti e anziani e per questo hanno subito il trattamento dell’acidificazione.

La risoluzione di questo fenomeno, almeno in Italia, dovrebbe essere pienamente alla nostra portata. Qualche mese fa, l’allora premier Enrico Letta ha dichiarato: “Il grande obiettivo che abbiamo di fronte, la vera sfida è applicare il set di norme nuove contro la violenza sulle donne che abbiamo a disposizione. Se queste norme verranno applicate bene il Paese potrà cambiare. Si è fatto un passo avanti dal punto di vista degli strumenti, ora bisogna fare un passo avanti nei comportamenti, nella cultura”.

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