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Cronache dai Palazzi

Previsioni di crescita al ribasso da parte della Commissione europea, mentre l’inflazione accelera salendo in maniera consistente rispetto allo scorso autunno, complice l’impennata dei prezzi dell’energia e due dirette conseguenze: il crollo della fiducia di imprese e consumatori e la drastica riduzione degli investimenti. Una situazione che si ripercuote sui bilanci dei singoli Stati dell’Unione con un peggioramento generale di deficit e debiti pubblici. Il nostro Paese, nello specifico, registra un debito pubblico in salita che nel 2027 raggiugerà il 139,2%, attestandosi tra i peggiori dell’Unione.

La Commissione europea mantiene inalterata la strategia per fronteggiare la crisi energetica, mentre la richiesta dell’Italia è quella di una maggiore flessibilità fiscale per poter applicare la clausola nazionale di salvaguardia non solo alla difesa ma anche alle spese per l’energia, per finanziare tagli alle accise su benzina e gasolio. “Siamo davanti a circostanze straordinarie, crediamo legittimo estendere la flessibilità già concessa per sicurezza e difesa anche agli investimenti per far fronte alla crisi energetica, perché l’energia è sicurezza”, ha affermato la premier Meloni ribandendo nel contempo l’impegno del nostro Paese a “ogni sforzo utile per riportare stabilità e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

La trattiva con Bruxelles per ottenere maggiore flessibilità di Bilancio non è delle più semplici, considerando lo scenario geopolitico attuale. L’Italia attende una risposta dalla Commissione europea che per ora frena, almeno fino al 3 giugno data in cui pubblicherà il pacchetto primavera del Semestre europeo contenente le valutazioni di finanza pubblica e le raccomandazioni specifiche per ciascuno Stato membro, oltre alle decisioni riguardanti l’eventuale chiusura delle procedure per deficit eccessivo.

Il governo per il momento proroga con un Decreto legge al 6 giugno lo sgravio su benzina e gasolio – dimezzando però lo sconto sul diesel – e riesce a disinnescare il blocco dal 25 al 29 maggio proclamato in precedenza dagli autotrasportatori, ricevuti a Palazzo Chigi. Lo sconto pari a 6,1 centesimi per ogni litro di benzina e 12,2 per il gasolio compresa l’Iva (5 e 10 centesimi al netto dell’Iva) era già stato introdotto a metà marzo dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, e la conseguente impennata dei prezzi petroliferi. Con il suddetto Decreto legge lo sconto coprirà le prossime due settimane per poi decidere il da farsi anche in seguito ai risvolti bellici. I rimborsi arriveranno agli autotrasportatori attraverso un credito di imposta utilizzabile dopo 30 giorni e non più 60, come richiesto dalla categoria. Per coprire il credito di imposta del 20% sul maggior costo del carburante alla pompa sostenuto dalle imprese saranno inoltre messi a disposizione altri 100 milioni. Il nuovo pacchetto per l’autotrasporto vale quindi circa 200 milioni. Stabilito un credito di imposta anche a favore del settore agricolo, fino al 30% della spesa per fertilizzanti nei mesi di marzo, aprile e maggio, oltre ad essere ampliata l’agevolazione per l’acquisto di gasolio in agricoltura.

Il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis rimarca la “prudenza fiscale” in particolare per i Paesi con un debito elevato, in quanto “ora abbiamo uno spazio fiscale più limitato rispetto a quello che forse avevamo durante la crisi precedente” nel 2022. La Commissione europea, a sua volta, di fronte alla richiesta italiana di estendere la flessibilità sta “valutando le opzioni di politica economica per quanto riguarda la nostra risposta alla crisi energetica, quali elementi possano essere sul tavolo”, operando “una valutazione su cosa si possa fare all’interno del nostro quadro fiscale”. Dombrovskis sottolinea che le misure devono essere “temporanee e mirate”, perché “non devono contribuire a sostenere o a causare un aumento della domanda di combustibili fossili”, dato che “ci troviamo di fronte a uno choc dell’offerta” e “non farebbe altro che contribuire a mantenere alti i prezzi dell’energia sui mercati internazionali”. La diretta conseguenza è “spendere ingenti somme di denaro con scarsi benefici” per i singoli Stati.

In sintesi, qualora i prezzi dell’energia continuassero a crescere, e ad essere compromessi in primo luogo a causa di un prolungato blocco dello Stretto di Hormuz, le stime di crescita da parte dell’Ue risulterebbero dimezzate. Si stima infatti una discesa del Pil dell’Unione dall’1,5% del 2025 all’1,1% di quest’anno, in pratica 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di autunno (1,4%). La crescita dovrebbe risalire nel 2027 con uno stimato 1,4%. I dati reali superano i dati previsti con le proiezioni autunnali anche per quanto riguarda l’inflazione che nell’Eurozona viene rivista al rialzo: al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027. Nonostante le difficoltà tangibili il commissario Dombrovskis rimarca dei punti fermi e risolutivi: “Accelerare le riforme, eliminare gli ostacoli alla crescita e preservare la solidità delle finanze pubbliche”.

Il commissario Ue all’Economia ribadisce il concetto anche in occasione dell’Eurogruppo di Cipro, affermando che le misure per far fronte alla crisi energetica devono essere “mirate, temporanee e calibrate, senza ricorrere ad un ampio stimolo fiscale generalizzato, tenendo conto del limitato spazio fiscale disponibile”. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha a sua volta aggiunto che “qualsiasi deviazione da quei principi sarebbe in realtà dannosa e porterebbe come risultato a un orientamento differente nella politica monetaria”. Nella sostanza, qualora gli Stati allentassero la politica fiscale in maniera eccessiva per attenuare l’impatto dei prezzi energetici, la Bce potrebbe applicare un aumento dei tassi di interesse. “Politica fiscale e politica monetaria devono andare di pari passo”, ha sottolineato il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis, ribadendo che “ci sono pressioni inflazionistiche, ma l’Europa è resiliente”.

Il vertice dei ministri finanziari non ha affrontato nello specifico il tema della flessibilità, ma il nostro ministro dell’Economia Giorgetti ha ribadito che l’Italia chiede di estendere all’energia la clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa, la quale consente agli Stati membri di derogare al Patto di stabilità fino al 2028, non oltrepassando un massimo, l’1,5% del Pil. “La nostra proposta ragionevole e di buon senso è di interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale”, ha ribadito Giorgetti sottolineando il dialogo costante con Dombrovskis ed elencando “altre soluzioni” oltre alla clausola, sulla quale si sta lavorando. In primo luogo, la revisione del Pnrr, per il quale la Commissione europea lo scorso 29 aprile 2026 ha autorizzato il pagamento della nona rata da 12,8 miliardi (la penultima del programma) considerando conseguiti i 50 traguardi e obiettivi previsti; in secondo luogo, i fondi di coesione. Si tratta di due opzioni citate anche dal commissario Ue Dombrovskis oltre agli “stabilizzatori automatici” del Patto. La decima e ultima rata del Pnrr vale 28,4 miliardi e verrà concessa dall’Ue solo se entro il 30 giugno 2026 saranno raggiunti i 159 traguardi/obiettivi previsti. Nel dettaglio finora l’Italia ha incassato circa 166 miliardi dei 194,4 previsti complessivamente.

In definitiva il nostro Paese dovrà lavorare sulla possibilità di aumentare la spesa non oltrepassando il perimetro del quadro delle regole esistenti, come ad esempio per il progetto europeo Safe al quale il Mef non ha ancora concesso il via libera, in quanto per questioni di bilancio per ora non si può procedere. Ciò ha creato attrito tra dicastero della Difesa per il quale “non possiamo rinunciare agli investimenti sulla difesa che avevano già deciso” – tra l’altro in qualità di Paese del G7 – e dicastero dell’Economia che mira per l’appunto a perimetrare il bilancio. Tali condizioni sul fronte politico interno hanno fatto sì che da Palazzo Chigi partisse una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rendendo esplicito che senza flessibilità per l’energia il Safe è a rischio.

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