Cronache dai Palazzi
Approvando la Tregua Olimpica l’Assemblea Generale dell’Onu “ha esortato i Paesi membri a cooperare con il Comitato Olimpico Internazionale e con il Comitato Internazionale Paralimpico per promuovere la pace e la comprensione umana, il dialogo, la tolleranza, la riconciliazione”, ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella di fronte ai Capi di Stato e di Governo arrivati a Milano e, di fatto, accogliendo in Italia la XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. In uno scenario internazionale devastato da tensioni e conflitti di vario genere l’auspicio è che i valori olimpici, e in generale i valori dello sport, “vengano praticati, non solo ammirati”, un programma sul quale dovrebbe basarsi l’azione di “tutti i governi del mondo nelle relazioni tra loro”.
La raccomandazione di essere “consapevoli” rivolta agli atleti, “consapevoli di quanto state per fare” ha affermato il Capo dello Stato, sembra poter essere traslata sulle relazioni internazionali con estrema semplicità. Consapevoli “lo siete e vi auguro di ottenere risultati migliori”, ha aggiunto il presidente Mattarella sottolineando che “il primo risultato è, appunto, partecipare con tutti gli altri, con il valore dello sport, che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità”.
Lo sport è passione e dedizione, disciplina e rispetto di sé stessi e degli altri. Lo sport rappresenta una metafora significativa dell’esistenza umana che rende in ogni modo “onore al tricolore, alla nostra bandiera, ai nostri colori”, è così per l’Italia e per ogni Paese nel mondo come si è potuto ammirare nella cerimonia di apertura nella serata di venerdì 6 febbraio tra lo stadio di San Siro, Cortina, Predazzo e Livigno creando un effetto multiplo di diversità e unità ciò che è in fondo l’essenza delle Olimpiadi. Luoghi in cui hanno sfilato 92 delegazioni di atleti, sventolando per l’appunto ognuna la propria bandiera, forte simbolo di appartenenza ad uno Stato, espressione visiva della sovranità di un popolo, del suo territorio e dei suoi legami. Tutti gli Stati del mondo si incontrano attraverso lo sport che è nel contempo competizione e unione, e mai contrapposizione. Un’esperienza che unisce tradizione, cultura, valori umani e spirito collettivo. Un’esperienza che genera valore su vari fronti, e non solo sul fronte economico.
“Lo sport è espressione di libertà. La libertà di misurarsi con sé stessi, di mettersi alla prova, di confrontarsi con gli altri sulla base di valori e di regole condivise. Una grande lezione per tutti”. I Giochi Olimpici rappresentano “l’evento sportivo universale”, una forte espressione della “unicità della famiglia umana”. Valori essenziali e regole condivise sono il collante delle Olimpiadi e così dovrebbe essere tra i leader del pianeta: pace, collaborazione, dialogo, tolleranza, riconciliazione, lealtà sono anche i principi sul quale si fonda il diritto internazionale e le relazioni tra i diversi Paesi nel rispetto dei popoli e della sovranità di ogni Stato.
La pace e l’armonia al centro, quindi, come si è respirato nel corso dell’inaugurazione in mondovisione a San Siro dove le Olimpiadi si sono dimostrate uno “spettacolo di straordinario valore”, vessillo esemplare di “convivenza, amicizia, umanità, serietà”, una forte “esperienza di incontro, di passione, di educazione, di cultura condivisa”.
Un “messaggio di pace e serenità” che l’Italia, in questo momento, trasmette al mondo attraverso questo grande evento sportivo globale. “I valori olimpici di lealtà, inclusione, fraternità sono valori che la Repubblica Italiana ha fatto propri dalla sua fondazione, ottanta anni or sono”, sottolinea il Capo dello Stato elogiando il mondo dello sport e auspicando la medesima serietà sui fronti cardine della convivenza umana. Gli atleti si dedicano alla loro missione “con impegno, lealtà e rispetto per gli altri, dando il massimo”, ed è soprattutto per tale spirito che lo sport rappresenta un modello di azione da imitare in altri contesti per superare i contrasti.
Afferma il Capo dello Stato: “Lo sport è incontro in pace: testimonia fraternità nella lealtà della competizione con altri. È il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita. Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi. Lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca”.
Evento riuscito anche sul fronte della sicurezza minuziosamente monitorata. Su questo piano, dopo i richiami del Capo dello Stato, il Consiglio dei ministri questa settimana ha approvato il “pacchetto sicurezza”. “Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento”, ha sottolineato la premier Meloni sui social, aggiungendo: “Uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”.
Il Colle ha chiesto attenzione sul piano del diritto costituzionale: “L’interlocuzione con il Quirinale è stata molto proficua – ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi -. E il testo esce esattamente come era stato posto all’inizio: il fermo preventivo non è una misura liberticida”, sottolinea Piantedosi. La linea invalicabile posta dal Capo dello Stato riguardava nello specifico il fatto che un cittadino non può essere fermato dalle forze dell’ordine esclusivamente per un “atteggiamento sospetto”, come proposto dall’ala più rigida della maggioranza di governo. Affinché un cittadino venga privato della propria libertà, è stata la richiesta del Quirinale, gli indizi devono essere specifici ed evidenti, come un’arma impropria, vestiario sospetto a proprio carico o dei precedenti. Dovrà così trattarsi di un “accertamento”, da comunicare comunque all’autorità giudiziaria, e non di un “fermo” effettivo. Entra quindi a far parte dell’ordinamento il “fermo preventivo” in vista di una manifestazione, trattata come “procedura d’urgenza” nel decreto, consentendo “l’allontanamento e il trattenimento temporaneo” fino a 12 ore, di “soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico”, ossia persone le quali sia chiaro un “fondato motivo in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto, anche desunti dal possesso” di armi. Non si tratterà di fatto di un “fermo” effettivo bensì di un “accompagnamento presso uffici di pubblica sicurezza per prevenire condotte di pericolo in occasione di manifestazioni pubbliche”. Il pm dovrà essere informato tempestivamente del trattenimento e potrà ordinare anche il rilascio qualora non ricorrano le condizioni. In definitiva il decreto prevede il “fermo preventivo” di 12 ore in presenza di indizi sufficienti.
Stop, inoltre, alla vendita dei coltelli ai minorenni con sanzioni pecuniarie fino a 12.000 euro e revoca della licenza per i venditori (anche online). La violazione è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Qualora il divieto è violato da un minorenne è prevista una multa accessoria da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori. Per quanto riguarda invece il cosiddetto “scudo penale”, oggetto di diverse polemiche, la nuova norma non tutela solo le forze dell’ordine ma tutti i cittadini che abbiano agito in presenza di “una causa di giustificazione”, cioè la legittima difesa, l’uso legittimo di un’arma o l’adempimento di un dovere tanto che potrebbe riguardare anche il caso di un medico accusato di “malpractice”. Nel decreto è inoltre presente l’estensione delle garanzie di assistenza legale a favore di “forze di polizia, forze armate e vigili del fuoco”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sottolinea a sua volta che “non c’è nessuna impunità per nessuno”. A proposito dello “scudo penale” il Colle ha a sua volta esortato il governo al rispetto della Carta: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”.
Prevista anche l’introduzione di un illecito penale specifico, punito con reclusione da 6 mesi a 5 anni, per coloro che non rispettano l’alt di un posto di blocco fuggendo e generando in questo modo un pericolo per la pubblica incolumità con arresto in flagranza differita. Tutelati insegnanti e operatori sociosanitari in quanto il decreto prevede che ai responsabili di aggressioni e violenze nei loro confronti potrà essere contestato il reato di “lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni”. Per quanto riguarda episodi di violenza all’interno degli istituti scolastici viene introdotto l’arresto obbligatorio in flagranza e, infine, si prevede una tutela penale rafforzata per giornalisti e direttori di testata per ciò che riguarda la loro attività, dato che il decreto prende in considerazione una specifica circostanza aggravante per i reati contro l’incolumità e la libertà morale commessi a danno delle suddette figure professionali del mondo dell’informazione.
Escono invece dal pacchetto sicurezza la cosiddetta “norma Almasri”, per cui potessero essere consegnate allo Stato persone ritenute pericolose, norma sospesa dal Quirinale in quanto ritenuta in contrasto con i trattati internazionali, e la cauzione per coloro che organizzano eventi. Un ulteriore nodo del ddl riguarda il Blocco navale, ossia l’interdizione delle acque territoriali, con la possibilità, se esistono accordi con i Paesi terzi sicuri, di trasferire i migranti altrove per le procedure di asilo. Il Blocco navale sarà oggetto del ddl che vedrà la luce la prossima settimana. L’interdizione nelle acque territoriali potrebbe essere inferiore ai 30 giorni (in precedenza da uno a sei mesi) ed essere applicata anche in caso di grave rischio di attentato terroristico o infiltrazione di gruppi terroristici nel nostro Paese. Altra questione che potrebbe far scattare il Blocco navale è la pressione migratoria fuori misura, ritenuta quindi eccezionale tanto da mettere a rischio la gestione della sicurezza delle frontiere marittime. Pressione migratoria che in ogni modo dovrebbe rispondere a specifici criteri di valutazione.
Nel ddl annunciato nei giorni scorsi dal responsabile del Viminale – decreto-legge che il Consiglio dei ministri prenderà in esame la prossima settimana – sono presenti anche le norme di attuazione del Patto europeo per la migrazione e l’asilo che entrerà in vigore il prossimo giugno.
Sul fronte della politica internazionale, per quanto riguarda il “Board of Peace” istituito dal presidente americano Trump la premier Giorgia Meloni avrebbe confermato al vicepresidente statunitense Vance il sostegno italiano all’iniziativa trumpiana in Medio Oriente a condizione che l’Italia possa prendere parte alle organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità con gli altri Stati (articolo 11 della nostra Costituzione). Per coniugare i vincoli della nostra Carta costituzionale e l’adesione politica al progetto del “Board” la soluzione potrebbe essere introdurre la figura di “osservatore”. L’esecutivo italiano potrebbe in pratica assumere il ruolo di “osservatore” all’interno dell’organismo che dovrebbe occuparsi della ricostruzione della Striscia, nonché della stabilizzazione politica dell’area, anche se non sono ancora chiare le modalità secondo le quali tale ruolo potrebbe rivelarsi concreto.
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