Cronache dai Palazzi

Il conflitto nella striscia di Gaza, nello specifico l’attacco di Hamas contro Israele, ha riacceso l’allarme antiterrorismo, riconducendoci al clima post 11 settembre 2001. Massima attenzione ed elevata sensibilità nella Capitale dove vi sono diversi punti sotto osservazione continua, anche per la presenza di una vasta comunità ebraica. Visitando il Ghetto di Roma la premier Meloni ha sottolineato il “rischio emulazione di Hamas”, spiegando che anche in Italia sono scattati i monitoraggi sulla galassia dell’estremismo islamico anche se per il nostro Paese non ci sarebbe un’allerta particolare. Serrati accertamenti nei confronti di coloro che sono entrati nel nostro Paese e che si trovano ad esempio nei centri di accoglienza per migranti, ma anche su chi è residente da anni in Italia e fa parte dell’elenco dei foreign fighters. Sotto controllo eventuali obiettivi ebraici e israeliani, ma anche ministeri, sedi istituzionali e diplomatiche, uffici culturali, musei, centri commerciali, aeroporti, porti, frontiere terrestri. Sarebbero oltre 4mila gli obiettivi sensibili tra cui sedi diplomatiche e abitazioni di personalità considerate a rischio.

Alla luce di quanto è accaduto in Medio Oriente occorre vigilare cercando di prevenire e prevedere ogni forma di radicalizzazione eversiva; prevenzione quindi per evitare attacchi come quelli che hanno insanguinato altri Paesi europei tra cui la scuola in Francia nella giornata di venerdì 13 ottobre. Verifiche anche in centri di ritrovo, strutture alberghiere e b&b, noleggi di automezzi. Dichiarata la “no-fly-zone” su Roma e altri centri abitati con l’Aeronautica militare pronta ad intercettare eventuali velivoli sospetti e cambi di rotta non autorizzati.

La premier Meloni, nel frattempo, si è recata in Mozambico, da cui il nostro Paese dovrebbe ricevere circa un miliardo di metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl) nell’inverno 2023-24 e circa 4 miliardi di metri cubi nell’inverno 2024-2025. Dal Congo invece l’Italia riceverà fino a 4,5 miliardi di Gnl per il 2025-2026. Lo scontro tra Israele e Hamas ha riportato in auge la questione legata all’energia, tra i dossier prioritari da diversi mesi in particolare dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin e il conseguente percorso di affrancamento dell’Italia dalla dipendenza del gas russo.

Due gli obiettivi principali della missione in Africa. In primo luogo lavorare per il contenimento dei flussi migratori con la consapevolezza che “l’Africa non si aiuta con la carità ma con la collaborazione”, ha affermato Giorgia Meloni, sottolineando la necessità di scrivere un piano “insieme”, e non presentare al continente africano un piano scritto e deciso da altri. Cooperare quindi è l’azione principale. In secondo luogo occorre rilanciare una strategia di diversificazione energetica e la rivalutazione dell’Italia come “hub” per l’intera Europa, alla luce di un rapporto di fiducia e di collaborazione con i Paesi dell’Africa subsahariana e in virtù di un approccio “paritario” e “non predatorio” con l’intero Continente africano, come sottolineato dal governo nella Conferenza internazionale su sviluppo e migrazioni di Roma.

“Abbiamo dovuto rinviare a gennaio la conferenza Italia-Africa che era prevista a novembre per capire meglio il quadro della situazione internazionale che sta evolvendo”, ha dichiarato la premier aggiungendo: “Il Presidente del Mozambico ha garantito la sua presenza e la cooperazione nella stesura del Piano Mattei. Non ci sarebbe nulla di nuovo se presentassimo un piano per l’Africa. La cosa nuova è scriverlo insieme, stabilire le priorità e portare avanti una strategia”. Per quanto riguarda la crisi in Israele la premier Meloni ha confermato di “essere abbastanza preoccupata dallo scenario, bisogna evitare che il conflitto possa avere una escalation. È una fase molto delicata in cui bisogna mantenere il più alto livello possibile di interlocuzione con gli alleati e gli attori che possono essere coinvolti”.

Sul fronte interno, il Cnel ha approvato a maggioranza il documento sul “lavoro povero” che boccia l’introduzione del salario minimo per legge, premendo invece sul rafforzamento del sistema contrattuale. Contrari i sindacati tranne la Cisl che ha votato a favore ritenendo che “la questione va risolta nella contrattazione”. Per la Cgil, invece, salario minimo e rafforzamento della contrattazione non sono in contrasto; una posizione condivisa dalla Uil e dagli esperti che hanno votato no e che con un emendamento proponevano di sperimentare il salario minimo per legge nei settori più fragili.

Il Cnel adottando una scelta “non politica” ma tecnica, ha sottolineato il presidente Renato Brunetta, suggerisce il rafforzamento della contrattazione che copre già il 95% dei lavoratori. Per i lavoratori non coperti dalla contrattazione “si può immaginare di introdurre una tariffa tramite contrattazione, eventualmente sostenuta da una adeguata normativa di sostegno, parametrata sugli indicatori della direttiva europea”. Per la premier Giorgia Meloni “dal lavoro del Cnel si evince che un salario minimo orario stabilito per legge non è lo strumento adatto a contrastare il lavoro povero e le basse retribuzioni”. In definitiva il testo approvato dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro afferma che “la mera introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero, né la pratica del dumping contrattuale”. In sostanza il salario minimo per legge “non risolverebbe” la questione dei lavori sottopagati. Critiche le opposizioni la cui proposta sul salario minimo tornerà in Parlamento il 17 ottobre.

Per quanto riguarda la manovra e la richiesta di scostamento di bilancio il governo incassa il via libera di Camera e Senato a maggioranza assoluta, mentre le agenzie di rating esprimono varie perplessità sulla legge di Bilancio. Come ha già fatto la Banca d’Italia, inoltre, anche il Fondo monetario internazionale invita ad una riduzione del debito. Il ministro dell’Economia Giorgetti ribadisce che l’esecutivo ha fatto le cose “in modo serio e responsabile”.

Italia Viva, Azione e +Europa hanno annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale contro lo scostamento di bilancio ritenendolo ingiustificato. Il ministro dell’Economia contesta a sua volta, ritenendo lo scostamento di bilancio “giustificato, come prevede la legge costituzionale, da cause eccezionali che impattano sull’economia”.

Secondo il Fmi per ridurre il debito si rivelano fondamentali due elementi: “riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita dell’economia e un risanamento dei conti che sia più ambizioso. Per l’agenzia di rating Fitch i nuovi dati relativi all’Italia mettono in evidenza “un significativo allentamento della politica di bilancio rispetto agli obiettivi precedenti” anche per gli anni successivi al 2024. Fitch mette inoltre in evidenza che gli investimenti legati al Pnrr rappresentano “un’incertezza chiave” sul futuro. Per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico, nello specifico, “incorpora i proventi delle privatizzazioni per un punto di pil, che consideriamo ambizioso”, sottolinea l’agenzia di rating rilevando, nel contempo, che il governo Meloni “ha una maggioranza parlamentare più stabile” rispetto alle precedenti squadre dell’esecutivo ma, in ogni modo, “deve affrontare una notevole pressione politica per ottenere il rispetto degli impegni elettorali, il che pesa sulle prospettive di un maggior consolidamento”.

Il ministro Giorgetti sottolinea che nella prossima legge di Bilancio “l’unica cosa in extra-deficit è esattamente la conferma del taglio al cuneo contributivo” per cui verrà impiegata la maggior parte delle risorse per I’intero 2024, una misura difesa da Palazzo Chigi in quanto sono “soldi che arrivano ogni mese nella busta paga dei lavoratori”, ha affermato la premier Meloni. Altre misure di spesa riguardano il riavvio dei contratti della Pubblica amministrazione, in primis la sanità, e gli incentivi fiscali per il secondo e il terzo figlio per supportare la genitorialità e quindi le famiglie.

Un’altra questione spinosa sono le pensioni. La Lega punta a confermare Quota 103 e Opzione donna mentre Forza Italia mira a potenziare le pensioni minime oltre che a detassare gli straordinari per il personale sanitario difendendo, nel contempo, il taglio al cuneo fiscale per cui occorrono circa 14 miliardi.

Non mancano ovviamente le critiche da parte delle opposizioni che definiscono la manovra “miope e debole”. Il Pd preme sugli “interventi in difesa della sanità pubblica”. Per Calenda di Azione si tratta di “una manovra fondata su qualche mancia provvisoria” e rivolgendosi all’esecutivo afferma: “Non state mettendo in sicurezza il Paese”. Le forze di governo fanno comunque quadrato e difendono l’operato di Palazzo Chigi: “La Nadef annuncia una manovra realista e prudente” tenendo conto in primo luogo della “voragine del Superbonus”.

“Non ci sono spazi per altre cose da inserire nella legge di Bilancio. Qualsiasi proposta abbiate in animo di avanzare vi ricordo che si deve autosostenere, senza prevedere altra spesa”, ha ammonito il ministro dell’Economia rivolgendosi alle varie forze politiche, ribadendo la linea della “prudenza” ed evidenziando la ristrettezza delle risorse a disposizione. “Gli esperti leggono il contenuto della NaDef, e ancor di più quando leggeranno la legge di Bilancio, capiranno che il governo ha fatto le cose in modo responsabile e serio”, ha sottolineato Giorgetti.

Una manovra di fatto “blindata” che approderà in Cdm lunedì quando si farà il punto anche sul Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e sul dl fiscale collegato. Palazzo Chigi auspica “il minimo possibile di emendamenti”. Il testo potrebbe arrivare a Palazzo Madama tra il 26 e il 27 ottobre. La manovra non dovrà comunque superare i venti miliardi.

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