Cento anni fa Calvino

“Si conobbero. Lui conobbe lei e sé stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e sé stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”. Quanto ancora avrebbe potuto regalarci la prosa di Italo Calvino se non se ne fosse andato, troppo presto, a soli sessantuno anni?

Ricorre oggi il centenario di uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. Nasce infatti il 15 ottobre 1923, a Cuba, dove i genitori si trovavano per lavoro; il padre era agronomo nell’isola caraibica e, forse per questo, il suo nome di battaglia durante la resistenza, era Santiago; la sua formazione è caratterizzata per la circostanza, decisamente strana per l’epoca, di non frequentare le lezioni scolastiche di religione per decisione dei propri genitori.

Dopo la Liberazione aderisce al Partito Comunista ma le sue posizioni, pur collaborando anche con l’Unità, non sembrano essere sempre in linea con quelle del Partito. Aveva una formazione più liberale e negli anni ’50 e ’60, si allontanò dal PCI e si avvicinò a posizioni politiche più moderate.

Amico di molti intellettuali dell’epoca iniziò la sua produzione letteraria fin dal primo dopoguerra, alternando racconti e romanzi. Conobbe anche Cheguevara quando tornò a Cuba e dedicò delle pagine alla sua morte. Nel corso della sua carriera, Calvino ha esplorato temi legati alla libertà individuale, alla ribellione contro le convenzioni sociali e al desiderio di sfuggire alle restrizioni della società che ha anche a modo suo irriso. Questi temi possono essere letti in chiave politica come espressioni della sua preoccupazione per la libertà individuale e il desiderio di esplorare nuovi modi di pensare e vivere. Nel delizioso Marcovaldo tratta anche problematiche ambientaliste; un precursore nel 1963.

In opere come Il Barone Rampante, dal quale è stata tratta la frase con cui inizia l’articolo e Il Visconte Dimezzato racconta storie di personaggi che scelgono di vivere in modo non convenzionale, sfidando le aspettative sociali e politiche. Così questi romanzi possono essere interpretati come allegorie della ribellione individuale contro le norme sociali e politiche.

Cosimo Piovasco, Barone di Rondò, è uno dei personaggi forse più caratteristici e caratterizzanti tra quelli di Calvino: un contestatore vero, forse presessantottino (il libro è del 1957) dal carattere decisamente forte che, sfidando l’intera famiglia, un modo di esistere e le convenzioni sociali di un mondo che ancora si preparava alla Rivoluzione francese, decide di non scendere più dagli alberi. Vivrà la sua vita passando da una pianta all’altra, anche viaggiando, sempre con lo spirito curioso e la voglia di avventura di un ragazzo che viveva in un’epoca in cui il mondo era ancora da scoprire.

Verrebbe da fare parallelismi, ingenerosi e improbabili, con le generazioni con lo smartphone in mano. Calvino non ha conosciuto Internet, ma viene da chiedersi come avrebbe potuto scrivere quella storia ambientandola nel mondo di oggi, quello della rivoluzione digitale. Per una generazione di studenti Il barone Rampante è stato un modello a cui ispirarsi; oggi pensare di vivere sugli alberi, disconnesso dal mondo virtuale, andrebbe ben oltre il rivoluzionario.

Ma anche altre opere di Calvino, oltre al barone e le altre del periodo cosiddetto Fantastico (Il Visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente) danno immagini coinvolgenti per il lettore, portandolo in mondi che vanno forse ben oltre l’immaginario per tornare ad una realtà che è talmente fantasiosa al punto di sembrare vera. In particolare, Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore lasciano il lettore in un limbo di incertezza tra vero e immaginifico che, forse, trova un’analogia solo in Cent’anni di solitudine di Marquez.

Calvino era noto per la sua sottigliezza e la sua capacità di lasciare spazio all’interpretazione del lettore e le sue opere possono essere lette in molti modi diversi, e il suo pensiero politico personale rimane in gran parte un mistero. In generale, la sua scrittura era aperta a una vasta gamma di interpretazioni e riflessioni personali, il che contribuiva alla sua atemporalità e alla sua rilevanza continua per i lettori di tutto il mondo.

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