Stanno tutti bene (Film, 1990)

Terzo film di Giuseppe Tornatore, dopo Il camorrista e Nuovo Cinema Paradiso, presentato a Cannes (Premio della Giuria), interprete principale un grandissimo Marcello Mastroianni nella fase terminale della carriera. Un film così ben fatto che (nel 2009) Kirk Jones, negli Stati Uniti, ha realizzato un inutile e fiacco remake in salsa nordamericana, (Everybody’s Fine) con Robert De Niro nei panni del personaggio interpretato da Mastroianni. Tra le due pellicole non esiste il minimo paragone, perché l’opera di Tornatore è intrisa della poesia di Tonino Guerra e accompagnata dalla straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone (David di Donatello), oltre a contenere suggestive parti oniriche e momenti di ricordo che fanno venire a mente il miglior Fellini.

Matteo Scuro (Mastroianni) si mette in viaggio dalla sua Sicilia – Castelvetrano, in provincia di Trapani – per andare a far visita ai cinque figli che vivono sparsi lungo la penisola. L’uomo da tempo non vede i ragazzi, che nella memoria si raffigura sempre come quando erano bambini e per loro sognava (da buon genitore) un grande avvenire. La realtà è ben diversa da come Matteo immaginava, soltanto alla fine si rende conto di essere sempre stato ingannato. Quel che viene fuori è un on the road proustiano tra Napoli, Roma, Firenze, Milano e Torino, alla ricerca dei figli perduti.

Alvaro, il figlio che viveva a Napoli, è irreperibile, ma non ha vinto un viaggio alle Maldive come vorrebbero far credere gli altri figli al padre, purtroppo è morto suicida e tutti hanno tenuto nascosta la notizia. Canio vive a Roma, non è un uomo importante in odor di carriera come pensa il padre, ma solo un oscuro segretario alle dipendenze di un politico per il quale cura discorsi e organizza convegni. Tosca vive a Firenze, ha un figlio nato da una relazione extra coniugale che non ha mai rivelato al padre, non è un’attrice importante ma una modella di modesto spessore. Matteo vive un momento spensierato a Rimini, prima di andare a trovare il quarto figlio, quando si aggrega a una comitiva di pensionati e danza dopo molti anni con una coetanea. Quando arriva a Milano si rende conto che Guglielmo non è un affermato musicista sempre in viaggio per concerti europei, pure lui ha nascosto la realtà, è solo un piccolo suonatore di grancassa in un’orchestra locale. Il figlio di Guglielmo, inoltre, è un adolescente che ha messo incinta una ragazza e si confida con il nonno che lo ascolta meravigliato. L’ultima figlia, Norma, vive a Torino ed è sul punto di separarsi dal marito, oltre a essere impiegata in un lavoro precario. Un pranzo organizzato a Roma dal padre vede seduti a tavola solo Guglielmo e Canio, con una mensa apparecchiata per dodici persone e la rivelazione del suicidio di Alvaro, da tempo depresso e in crisi. Il ritorno a casa del padre è molto triste, viene colto da un malore in treno e in ospedale riceve la visita del gruppo familiare, finalmente riunito.

Stanno tutti bene, è la confessione finale che Matteo fa alla moglie, davanti alla sua tomba, continuando il gioco di camuffare la realtà. Lo spettatore si rende conto che la consorte di Matteo è morta da qualche anno e il marito continua a parlare con lei (e di lei) come se fosse viva.

Un film notevole che non ha riscosso l’attenzione che avrebbe meritato perché uscito due anni dopo un capolavoro assoluto come Nuovo Cinema Paradiso. Resta una storia ben scritta dallo stesso regista, sceneggiata con intensità e passione con la collaborazione di Tonino Guerra e Massimo De Rita. Colonna sonora superlativa di Ennio Morricone che recita un cameo come direttore d’orchestra alla Scala di Milano durante una breve parte onirica. Tra l’altro è di Morricone anche la musica della segreteria telefonica di Alvaro, quella che ha il potere di fermare i personaggi (nella mentre del padre) come se si arrestasse il mondo. Vediamo anche Tornatore in alcune fugaci apparizioni nei panni di un fotografo e di un operatore teatrale.

Marcello Mastroianni è bravissimo a interpretare il ruolo di un anziano genitore orgoglioso dei propri figli, speranzoso di un nuovo incontro, infine deluso dalla dura realtà. Notevoli le parti oniriche di stampo felliniano dove si nota la mano di Tonino Guerra, penso ai ricordi d’infanzia con la gigantesca medusa nera che cattura i figli e se li porta via, così come i momenti in cui Matteo rivede i suoi ragazzi con le fattezze di quando erano bambini. Tra le parti più suggestive ricordiamo gli stormi di uccelli morti raccolti dagli spazzini nella Fontana di Trevi, senza dimenticare come il regista descrive Milano, oppressa da smog e nebbia, con gli abitanti che vivono nella più totale incomunicabilità.

Un film nostalgico e commovente, intriso di amore paterno e di antica devozione nei confronti di una compagna di vita scomparsa, girato con intuizioni felici, fotografato in maniera luminosa e intensa, montato con andamento compassato e dolente, come una sinfonia struggente e delicata. Capolavoro.

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Regia: Giuseppe Tornatore. Soggetto: Giuseppe Tornatore. Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore, Tonino Guerra, Massimo De Rita. Fotografia: Blasco Giurato. Montaggio: Mario Morra. Musiche: Ennio Morricone. Scenografia: Andrea Crisanti, Nello Giorgetti. Produttore: Angelo Rizzoli. Case di Produzione: Silvio Berlusconi Communications, Erre Produzioni. Paesi di Produzione: Italia, Francia.  Anno di Produzione: 1990. Durata: 118’. Genere: Drammatico. Interpreti: Marcello Mastroianni (Matteo Scuro), Valeria Cavalli (Tosca Scuro), Marino Cenna (Canio Scuro), Norma Martelli (Norma Scuro), Domenico Gennaro (marito di Norma), Roberto Nobile (Guglielmo Scuro), Salvatore Cascio (Alvaro Scuro da bambino), Jacques Perrin (Alvaro Scuro da adulto, in fotografia), Antonella Attili (Angela Virzì, defunta moglie di Matteo), Michèle Morgan (signora anziana, doppiata da Vittoria Febbi), Leo Gullotta (uomo armato sul tetto), Nicola Di Pinto (portiere dell’albergo), Victor Cavallo (spazzino alla fontana di Trevi), Maria Punzo (prostituta), Cesare Barbetti (direttore delle prove musicali; politico per il quale Canio scrive i discorsi), Christopher Thompson (ex convivente di Tosca), Fabio Iellini (Antonello Scuro, figlio di Guglielmo), Roberto Ceccacci (organizzatore della sfilata di Tosca), Cloris Brosca, Carmen Giardina.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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