Decision to Leave (Film, 2022)

Miglior regia a Cannes per un ottimo film che rinvigorisce i generi, dal poliziesco al noir, passando per il sentimentale e il melodrammatico, con sfumature di thriller e di parti macabre che sconfinano nell’horror. Il regista Park Chan-wook dice di essersi ispirato a una serie di polizieschi svedesi, ma tutto è ben ambientato in una stupenda Corea del Sud, con fotografia fantasmagorica di mattine nebbiose, cittadine industriali, centrali nucleari, mercati del pesce, mare in tempesta e montagne innevate.

Si racconta una storia d’amore tormentato tra un detective coreano e una bella migrante cinese, che diventa quasi un’ossessione per il poliziotto, al punto di seguirla, pedinarla, inquadrarla con il binocolo, registrare le sue conversazioni. La storia è narrata bene, con una scrittura oliata alla perfezione, al punto che lo spettatore non si attende quel che accade nella scena successiva. Suspense ai massimi livelli, sia da un punto di vista del polar che del cinema sentimentale, perché la storia d’amore tra poliziotto e donna del mistero procede in un crescendo rossiniano, di pari passo con inspiegabili delitti che restano senza mandante.

Film di poesia e di crudeltà, con particolari macabri che sconfinano nei dettagli medico-legali, foto cruente e immagini sconvolgenti; caratteri dei personaggi dipinti con realismo, sia del detective depresso tormentato dall’insonnia che conduce uno stanco rapporto con una noiosa fidanzata che della donna perfida e dolce in odor di omicidio. Colonna sonora straordinaria, con musica anni Cinquanta che descrive la città nebbiosa dove il regista ambienta la seconda parte della storia, ma anche le vicende d’amore dei protagonisti. Il finale è crudo, inaspettato e commovente.

Park Chan-wook ci aveva già sorpreso con la trilogia della vendetta (Mr Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta), ma questo Decision to Leave è ancor più compiuto, perché contamina con sapienza diversi generi ed è costellato di intuizioni registiche originali, oltre a citare maestri del passato. Bergman è onnipresente quando il detective si trova immerso nella scena che sta osservando. Cinema teatrale nell’impianto dei campi e controcampi, che diventa molto cinematografico nelle sequenze girate in esterni tra grandi spazi, inseguimenti sui tetti e per le strade cittadine, fino a scalare montagne periferiche scoprono paesaggi da sogno. Un piccolo gioiello del cinema sudcoreano che non vi dovete perdere.

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Regia e Produzione: Park Chan-wook. Soggetto e Sceneggiatura: Park Chan-wook, Jeoing Seo-Kyeong. Fotografia: Kim Ji-yong. Montaggio: Kim Sang-beom. Musiche: Jo Yeong-wook.  Paese di Produzione: Corea del Sud, 2022. Durata: 138’. Interpreti: Tang Wei, Park Hae-il, Lee Young-hyun, Go Kyung-Pyo, Yong-woo Park.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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