Cronache dai Palazzi

Pronto il Piano d’azione tra Italia e Germania che la premier Giorgia Meloni firmerà in autunno in occasione del vertice intergovernativo italo-tedesco, che si svolgerà in Germania. Non un Trattato ma più pragmaticamente un Piano d’azione che mira a rafforzare i rapporti tra Roma e Berlino, strutturando un’architettura stabile dei rapporti bilaterali, sul quale le diplomazie dei due Paesi hanno iniziato a lavorare nell’estate del 2021. Un concreto passo avanti rispetto al Trattato dell’Eliseo, che vincolava Berlino a Parigi fin dal 1963 con la firma di De Gaulle e di Adenauer, confermato nel 2019 da Emmanuel Macron e Angela Merkel. Un accordo che si aggiunge inoltre al Trattato del Quirinale firmato, da Mario Draghi e Emmanuel Macron, a Roma il 26 novembre 2021 e costantemente rinnovato dal presidente Mattarella.

Il suddetto Piano d’azione prevede 5 strategici campi di collaborazione: crescita, competitività e occupazione; politica estera e di sicurezza; agenda verde e protezione climatica; Europa e Stato di diritto; cultura e società civile. Il Piano ipotizza infatti l’instaurazione di collaborazioni settoriali e di consultazioni periodiche per questioni politiche e tecniche, con l’intenzione di concertare eventuali linee d’azione, sia a livello bilaterale sia sul fronte comunitario, contribuendo alla stesura dell’agenda europea oltre che dei dossier internazionali. È prevista, nello specifico, una particolare collaborazione tra i due ministri degli Esteri e i due ministri della Difesa; un Forum macroeconomico bilaterale e di concerto l’intesa tra i ministeri delle Finanze dei due Paesi; ed infine un dialogo istituzionale sulle migrazioni a carico dei due ministeri dell’Interno.

“Le relazioni tra Italia e Germania sono strette, basate sulla fiducia e molto solide”, ha affermato il cancelliere Olaf Scholz che recatosi nella Capitale per “colloqui politici” ha incontrato la premier Giorgia Meloni e il capo dello Stato Sergio Mattarella. Scholz ha inoltre sottolineato “la cooperazione con il governo italiano” specificando: “Lavoriamo bene insieme a livello dell’Unione europea, nell’ambito della Nato e del G7”.

Uniti anche sul fronte economico: “Insieme ci preoccupiamo di rendere l’economia dei nostri Paesi in grado di affrontare il futuro, in condizioni di neutralità climatica e digitalizzazione”, ha affermato il cancelliere tedesco sottolineando inoltre l’intesa con il nostro Paese “sulla necessità di rendere la legislazione europea sugli aiuti statali ancora più agile e flessibile nel tempo, in modo che gli investitori sappiano fin da subito quali aiuti possono aspettarsi”. Inoltre “occorrono procedure amministrative e di approvazione accelerate, quando si tratta di tecnologie chiave per la trasformazione”. Nel complesso l’interscambio commerciale tra Italia e Germania vale circa 168 miliardi: l’export verso la Germania e di 77,5 miliardi mentre l’import di 90,5.

A proposito di stabilità fiscale in ambito comunitario servono “regole chiare” che siano “rispettate” oltre a “un quadro comune trasparente”. In sostanza “non si tratta di condurre espressamente singoli Stati in una crisi di austerità, ed è per questo che da ministro delle Finanze ho contribuito a proporre il fondo di ricostruzione affinché l’intera Europa possa superare la crisi”, ha spiegato Scholz. Nella pratica, attraverso il dialogo i partner comunitari devono “garantire la crescita, la sostenibilità del debito e gli investimenti, in modo che la trasformazione delle nostre economie nazionali abbia successo”.

A proposito di migrazioni, infine, e di eventuali hot spot ai confini esterni dell’Unione, quindi ad esempio in Grecia e in Italia, Scholz ha ammesso che “Italia, Grecia e gli altri Paesi mediterranei affrontano una sfida enorme, poiché il numero dei rifugiati che arrivano ai loro confini è in aumento”. Tali Paesi non possono in sostanza essere lasciati “soli”, e occorre “adottare un approccio di solidarietà e responsabilità” per fronteggiare sia l’immigrazione primaria sia l’immigrazione secondaria.

“Abbiamo bisogno di una distribuzione solidale di responsabilità e competenza tra gli Stati membri dell’Ue nonché del rispetto degli standard per chi richiede protezione nelle procedure di asilo e di integrazione negli Stati dell’Ue”. Il governo tedesco è a sua volta impegnato “in una riforma del Sistema europeo comune d’asilo (Ceas, ndr)”, un progetto per cui sono necessari “ulteriori sforzi a livello comunitario per rendere più efficaci il controllo e la protezione delle frontiere esterne, in modo umano e nel rispetto delle regole vigenti”, ha affermato Scholz ribadendo la necessità di “lavorare con i Paesi d’origine e quelli di transito per ridurre in modo sostenibile gli arrivi irregolari e consentire invece vie d’accesso legali”, una linea di pensiero che non è in contraddizione rispetto alla posizione del nostro Paese.

Riguardo alle modalità con cui adottare le diverse decisioni in Europa, Scholz ha inoltre sottolineato che non è l’unanimità la questione fondamentale, in sostanza “non è l’accordo al 100% in tutte le decisioni a creare la massima legittimità democratica possibile”, afferma Scholz. “Al contrario, sono invece la promozione e la lotta per le maggioranze e le alleanze che ci contraddistinguono come democratici. La ricerca di compromessi che tengano conto degli interessi della minoranza, è esattamente ciò che intendiamo per democrazia liberale”.

Un’Europa nel contempo democratica e liberale quindi, in cui anche le decisioni prese all’unanimità siano in ogni modo rispettose della minoranza e delle minoranze. Come ha ribadito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli studenti della scuola italiana Leonardo Da Vinci di Parigi – dove il presidente si è recato per l’inaugurazione della mostra Napoli a Parigi – “l’Europa è non soltanto l’ambito nel quale i nostri Paesi esistono, ma è, soprattutto, un luogo ideale, fatto di persone, esperienze, affinità, valori, sogni”. In questo contesto “non c’è vera libertà se non ne godono tutti”. La libertà “non è un bene divisibile” e la libertà di ognuno “si realizza insieme agli altri, ne è il completamento”, in una prospettiva in cui si condivide e si coopera per il bene comune. “Bisogna sentirsi corresponsabili della sorte degli altri. Integrarsi – ha sottolineato il capo dello Stato – è quello che fa andare avanti il mondo, la società, la civiltà”.

A proposito di integrazione e di dialogo interculturale, la premier Meloni è attesa in Tunisia insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier olandese Rutte, alla luce dell’accordo raggiunto in Lussemburgo per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, in particolare dopo aver fronteggiato i Paesi del gruppo Visegrád primi fra tutti Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, alquanto restii di fronte a qualsiasi tipo di accoglienza degli stranieri. Da ora in poi quote obbligate per tutti e conti sui ricollocamenti, a proposito di integrazione e di rispetto reciproco.

“Quando noi non riusciamo a reggere i flussi migratori, in qualche modo il problema diventa di tutti”, ha affermato la premier Meloni. Con il nuovo Patto sulla migrazione e asilo resta in vigore Dublino e la responsabilità dei migranti arrivati è dello Stato di primo approdo per 24 mesi, ma la solidarietà degli altri Paesi diventa obbligatoria. “L’accordo in sede di Consiglio dimostra che l’Ue è forte e in grado di progredire insieme anche sulle questioni complesse. Grazie alla fiducia e alla cooperazione possiamo fornire una risposta europea a una sfida che tutti noi abbiamo in comune”, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Gli Stati membri potranno scegliere se accogliere o dare un contributo di 20 mila euro per ogni migrante non accolto, denaro che confluirà in un fondo gestito direttamente dalla Commissione europea per finanziare progetti a favore della cosiddetta dimensione esterna – “che per la prima volta viene concretizzata in atti dell’Ue”, ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – ossia a favore di azioni nei Paesi “terzi”. Previsti 30 mila ricollocamenti, la cui cifra dovrà essere ritarata ogni anno. La definizione di Paese “sicuro” è invece affidata ai singoli Stati. L’Unione europea specifica che per poter rimpatriare un migrante in un Paese di transito o diverso dal Paese di origine, lo Stato “deve rispondere a tutti i criteri di ‘Paese terzo sicuro’ e ci deve essere una connessione tra la persona e questo Paese”, ad esempio legami sociali o di parentela, oppure, una precedente residenza. “In alternativa serve il consenso della persona” e comunque “saranno gli Stati membri a stabilire se esiste una connessione”.

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