Cronache dai Palazzi

Un’Italia fondata su “pace, libertà e diritti umani”, ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del 17 Marzo, il giorno commemorativo dell’Unità d’Italia. “Celebriamo oggi l’anniversario dell’Unità d’Italia, che è ‘Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera’”, ha ribadito il capo dello Stato, ricordando: “162 anni fa, sotto il Tricolore, con i plebisciti popolari si espressero la sovranità e la volontà che, attraverso l’opera risorgimentale, avevano portato alla costituzione dello Stato italiano”.

Il presidente Mattarella ha sottolineato che l’Italia di oggi, un’Italia da custodire, è stato un “traguardo” grazie “a quanti, con il loro operato, hanno contribuito alla nascita e alla crescita del nostro Paese, promuovendo quei valori di civile convivenza, quegli ideali di libertà e democrazia, di pace e di partecipazione allo Stato di diritto e alla comunità internazionale, che hanno trovato consacrazione nella nostra Costituzione”.

La nostra comunità nazionale ha dovuto superare “innumerevoli prove” tra cui la pandemia, e nel corso delle difficoltà “ha confermato sentimenti di unità e coesione, stringendosi ai valori costituzionali. Gli stessi che, ispirando la nostra società, garantiscono le risorse morali necessarie a fronteggiare le sfide complesse che la contemporaneità ci mette innanzi”. Il capo dello Stato ha rimarcato che “la Costituzione, l’Inno degli Italiani e la Bandiera sono i riferimenti che ci guidano nell’impegno comune di consolidare un’Italia fondata su pace, libertà e diritti umani”.

Per le celebrazioni del 17 marzo anche la premier Giorgia Meloni ha ricordato “le fondamenta robuste sulle quali la nostra comunità si erge e dalle quali essa prende ispirazione”: l’Unità nazionale, la Costituzione, l’Inno e la Bandiera. “A 162 anni dall’Unità d’Italia, celebriamo un popolo unito, fiero, coraggioso e orgoglioso della sua Patria e della sua identità”, scrive su Twitter la presidente del Consiglio, ringraziando tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a rendere grande la Nazione e rivolgendo gli auguri a tutti i cittadini italiani.

Per la premier “il 17 marzo di 162 anni fa iniziava il cammino dell’Italia come Stato unitario e si realizzava l’auspicio di un giovane genovese, visionario e ribelle, come Goffredo Mameli: poter vedere gli italiani non più ‘calpesti e derisi’ e ‘divisi’, bensì raccolti in ‘un’unica bandiera’. Il 17 marzo è la solennità nazionale più unificante che abbiamo – ha rimarcato Giorgia Meloni – e nel corso della quale siamo chiamati a ricordare le ragioni del nostro stare insieme”.

Citando Ernest Renan, Meloni sottolinea inoltre che la Nazione è una “grande solidarietà, un plebiscito che si rinnova ogni giorno e che si fonda sulla dimensione dei sacrifici compiuti e di quelli che ancora siamo disposti a compiere”. Si tratta in definitiva della “sfida che abbiamo davanti”, di un “impegno che dobbiamo onorare ogni giorno”. Tale impegno consiste nel “riannodare i fili di ciò che ci unisce e riscoprirci una comunità. Solo così possiamo liberare le migliori energie della Nazione e dimostrare che nessuna meta è preclusa all’Italia”, afferma la premier rimarcando l’importanza di essere “comunità” che, sulla scia del messaggio del capo dello Stato, è prima di tutto una comunità di valori sui quali fondarsi.

Dal palco della Cgil di Rimini, la premier Meloni ha specificato che “l’unità non è annullare le contrapposizioni” bensì si tratta di un valore superiore che mira al dialogo e al confronto costruttivo, nonostante le differenze. L’Unità come valore supera le differenze, si spinge sempre al di là di esse nel tentativo di armonizzarle e metterle in sinergia. La premier Meloni ha in definitiva assicurato alla platea della Cgil la volontà di dialogare per risolvere le non poche difficoltà che deturpano il mondo del lavoro, a partire dalla dignità dei lavoratori che oltre ad una giusta retribuzione vuol dire, ad esempio, anche sicurezza sul lavoro e diritti riconosciuti.

Il governo ha inoltre accolto a Palazzo Chigi i familiari dei superstiti e di coloro che hanno perso la vita nella strage di Steccato di Cutro; un incontro a porte chiuse. Una giornata emozionante e ricca di promesse. Nella tragica notte tra il 25 e il 26 febbraio, un caicco partito dalla Turchia con circa 200 migranti a bordo naufraga a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, nei pressi di Crotone. Nell’immediato vengono recuperati una sessantina di corpi, tra cui circa 20 bambini. Ad oggi le vittime sono 86, ma ci sono ancora molti dispersi. La procura della Repubblica di Crotone ha aperto due inchieste e sono stati fermati quattro scafisti.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha assicurato che il nostro Paese si impegnerà per “far arrivare in Italia la famiglia del bimbo siriano di sei anni morto a Cutro, abbiamo incontrato il fratello e ci siamo commossi”, ha raccontato Tajani.

Meloni, a sua volta, ha “garantito che proseguirà la ricerca delle salme” e ha promesso il suo “impegno” anche insieme all’Unione europea “per l’accoglienza e il ricongiungimento”. La presidente del Consiglio ha infine ringraziato i presenti per la loro “presenza” e per la “chiarezza” con cui hanno esposto i loro “drammi” e le loro “richieste”.

Su un altro fronte, a proposito di riforma fiscale il governo parla di “importanti novità” in arrivo per cittadini, famiglie e imprese. Una “rivoluzione fiscale che garantisca meno tasse, più crescita, equità”. Una riforma giudicata invece “iniqua” dalle opposizioni.

Per combattere l’evasione fiscale viene inoltre assicurata una “lotta reale”; una lotta “che diventa preventiva e non più repressiva”, come afferma via XX Settembre. In definitiva, e fronteggiando le innumerevoli polemiche proveniente dalle opposizioni, “il governo rivendica con orgoglio le scelte fatte finora, sempre in difesa dell’interesse italiano”.

Una riforma tributaria composta da 20 articoli varata in Consiglio dei ministri giovedì 16 marzo, che la premier Meloni definisce “una vera e propria svolta per l’Italia. È una riforma epocale, strutturale e organica: una rivoluzione attesa da 50 anni con importanti novità a favore di cittadini, famiglie e imprese. Un modello che sia “vicino alle esigenze dei contribuenti e attrattivo per le aziende”. In sostanza, la sintesi sarebbe: “Più assumi meno tasse paghi allo Stato”, ha ribadito la premier. L’obiettivo dell’esecutivo sembra essere inoltre istituire la flat tax per tutti (autonomi, dipendenti e pensionati), trasformando radicalmente l’attuale sistema di tassazione entro la fine della legislatura. Prima occorrerà però attraversare una fase transitoria e quindi, già dal prossimo anno, Palazzo Chigi si propone di ridurre da 4 a 3 le aliquote Irpef e, contemporaneamente, dovrebbe realizzarsi l’estensione della flat tax incrementale ai lavoratori dipendenti, ricalcando la scia dell’aliquota unica incrementale al 15%, prevista dall’ultima legge di Bilancio, per i redditi in più dichiarati dai lavoratori autonomi. Una volta avviata, ed entrata a regime, la riforma della flat tax interesserà tutti i lavoratori.

Il ministero dell’Economia rivendica a sua volta la riscrittura “dell’attuale sistema tributario varato negli anni 70. Le nuove regole – spiega una nota – vanno nella direzione di semplificare e ridurre la pressione fiscale, favorire investimenti e assunzioni e instaurare un rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria nella logica di un dialogo mirato tra le parti secondo le esigenze di cittadini e imprese”. Prevista la riduzione dell’Ires per le imprese che investono e assumono e una graduale riduzione/eliminazione dell’Irap. Nell’ottica di un fisco più dialogante, si prevede infine lo stop all’invio delle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate nei mesi di agosto e di dicembre, e un accesso semplificato attraverso un meccanismo di rateizzazione (120 rate). La definizione di un fisco meno aggressivo agli occhi dei contribuenti è, in definitiva, l’obiettivo che Palazzo Chigi, in sinergia con via XX Settembre, intende raggiungere.

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