La casa delle stelle (Film, 2019)

La casa delle stelle è un film geniale che contamina diversi generi in un solo prodotto, partendo dal metacinema e dai ricordi nostalgici di una vecchia attrice per proseguire con un thriller grottesco e una commedia nera sceneggiata in maniera brillante. Juan José Campanella, regista argentino che lavora anche per la televisione, lo ricordiamo per un pugno di pellicole, tra le quali Il figlio della sposa (2001), nominato agli Oscar, e Il segreto dei suoi occhi (2010), vincitore della statuetta come miglior film straniero. La casa delle stelle è il suo ultimo film, non meno riuscito dei precedenti, anche se in Italia l’abbiamo visto soltanto in televisione, grazie a Rai Tre.

La storia è incentrata sulla vita di una vecchia attrice del passato dimenticata da tutti, che vive con il marito – un ex modesto attore adesso in sedia a rotelle – e due amici cinematografari (un regista e uno sceneggiatore) in una grande villa di periferia, dopo la morte delle mogli dei due amici. Un giorno arrivano alla villa due giovani affaristi di Buenos Aires, che mettono in scena una triste commedia per convincere la vecchia attrice a vendere la casa, ma anche se in un primo tempo le cose si mettono male, non tutto andrà come sembra, soprattutto si scopriranno un sacco di eventi del passato davvero improbabili.

La casa delle stelle è un film interpretato da attori bravissimi, soprattutto i più anziani, in primo luogo la protagonista Graciela Borges, il marito Luis Brandoni, per non parlare dei sarcastici Oscar Martinez e Marcos Mundstock. La sceneggiatura (opera del regista) non concede un attimo di respiro, così come è ottima la fotografia campestre di Félix Monti, che alterna soluzioni diverse negli spaccati cittadini e negli interni. Il film è molto teatrale, anche se è girato con una messa in scena originale, che va dalle riprese sghembe ai piani sequenza improvvisi e inattesi. Titolo originale, forse più evocativo: El cuento de las comadrejas, che raccoglie bene il senso della storia, sospesa tra nostalgia del passato e ricordi, ricca di azione e di umorismo grottesco, con un doppio finale che non ti aspetti, davvero scoppiettante.

La black comedy è un genere poco praticato in Italia, anche se La casa delle stelle mi ha fatto venire in mente a più riprese il vecchio (ma notevole) Tutti defunti tranne i morti di Pupi Avati, girato con identico tono grottesco e sopra le righe. Un film sul cinema e sul valore del ricordo, uno di quei lavori che fanno bene al cinema.

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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