Il piano cinese

Lo si dice e scrive da un anno: la posizione della Cina sulla guerra in Ucraina è ambigua. E lo è perché Pechino deve mantenere un complicato equilibrio tra la stretta amicizia con Putin e la necessità economica di non rompere i ponti con gli Stati Uniti e l’Europa, le cui importazioni sono il motore dello sviluppo cinese. Perciò, le astensioni all’ONU, perciò la smentita di aiuti militari alla Russia ma anche le dichiarazioni di amicizia sperticata di Wang Yi a Mosca.

Credo che questa ambiguità cinese corrisponda a un motivo molto di fondo: in un mondo immaginato come tripolare, se due poli sono in conflitto tra di loro, il terzo ci guadagna. È ovvio che Pechino vuole ridimensionare il peso occidentale, ma anche che non ha interesse a veder prevalere quello della Russia, storicamente nemica dell’espansione russa e, anzi, da tempo attiva in una specie di contro espansione, specie in Siberia. Se si guarda bene, il vero interesse di Pechino è un Occidente indebolito e una Russia costretta a dipendere sempre più dalla Cina, sia economicamente che politicamente. E poi ci sono motivi generali: la difesa dell’integrità e sovranità territoriale è genuina, tener lontana una crisi economica globale lo è altresì.

Il piano di pace in dodici punti tenta di rappresentare le diverse esigenze e quindi i necessari compromessi. Diplomaticamente, fanno bene quelli che salutano, o fingono di salutare, l’impegno cinese nella vicenda. Però, non credo che nessuno, neppure a Pechino, pensi che possa portare a un negoziato di pace. Ambedue le parti sono troppo a fondo impegnate, l’una nel suo disegno imperialista di stampo hitleriano, l’altra a difendere la propria libertà e integrità territoriale. Gli Accordi di Minsk, che dovevano risolvere la questione-chiave del Donbass, non sono stati mai realmente applicati da nessuno.

Purtroppo, dobbiamo cominciare a rassegnarci di pensare che la guerra durerà ancora, fino a una soluzione militare. E le marce e relative fiaccolate per la pace sono una cosa generosa, ma assolutamente inutile. E chi le promuove, perché non ha il coraggio di andare a organizzarle a Mosca?

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