Cronache dai Palazzi

Una manovra infinita e contrariata, espressamente natalizia, arrivata a Montecitorio pochi giorni fa e approvata dalla Camera dei Deputati a ridosso della Vigilia di Natale (197 voti a favore, 129 contrari e 2 astenuti), per poterla consegnare a Palazzo Madama appena dopo la breve pausa natalizia, e infine approvarla definitivamente a ridosso di Capodanno per schivare l’esercizio provvisorio. Lavori rallentati in primo luogo da 44 rilievi – per problemi di coperture sugli emendamenti – presentati dalla Ragioneria generale dello Stato, per cui il testo è tornato in commissione il giorno stesso dell’arrivo in Aula a Montecitorio.

Ridimensionato definitivamente il Reddito di cittadinanza tra mille polemiche. Il Reddito resterà per tutto il 2023 solo per coloro che non sono occupabili, per gli over 60 e per chi ha minori a carico. Per tutti gli altri resterà per soli altri 7 mesi con l’obbligo di accettare un’eventuale offerta di lavoro. Salta il principio dell’offerta congrua, in sostanza se si accetta solo “il lavoro dei sogni”, non si può “pretendere” di essere mantenuti dallo Stato “con le tasse pagate da chi ha accettato un lavoro che spesso non era il lavoro dei sogni”, ha sottolineato la premier Meloni. Resta invece il criterio della territorialità entro certi limiti e, a gennaio, verranno fissati dei nuovi parametri con un decreto che verrà emesso dal ministero del Lavoro. Subentra inoltre l’obbligo di istruzione tra i 18 e i 29 anni, nel senso che per i beneficiari del Reddito di età compresa tra i 18 e i 29 anni che non hanno terminato la scuola dell’obbligo la possibilità di poter usufruire dell’eventuale sussidio sarà condizionata alla frequenza di corsi di formazione finalizzati all’adempimento dell’obbligo scolastico.

Secondo un recente monitoraggio di Anpal gli eventuali occupabili sono circa 660 mila, un terzo del totale, che dovranno sottoscrivere un Patto per il lavoro presso i Centri per l’impiego. Da aprile 2019 ad agosto 2022, secondo i dati Inps, sono stati investiti circa 8 miliardi all’anno per finanziare il Reddito di cittadinanza.

Rimanendo all’interno del tema lavoro, nel 2023 il lavoro da remoto, il cosiddetto smart working, sarà “riservato” solo ai lavoratori più “fragili” (immunodepressi, pazienti oncologici e soggetti con disabilità grave) che potranno esercitare anche un’altra mansione; mentre un emendamento alla manovra approvato in commissione Bilancio della Camera esclude dal lavoro agile semplificato i genitori con figli sotto i 14 anni. e Terminata l’emergenza Covid e dopo 34 mesi di smart working libero, quindi, da gennaio a proposito di smart working sarà necessario stipulare contratti individuali: specifici accordi tra azienda e lavoratore o azienda e sindacati.

Regole invariate per il Pos, per cui il governo è stato costretto a mantenere l’obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti con carta, ossia non in contanti. Per mitigare i costi delle commissioni a carico degli esercenti più piccoli viene istituito un tavolo permanente e nel caso di mancata soluzione potrebbe scattare un “contributo straordinario”.

Per quanto riguarda il bonus cultura di 500 euro – destinato ai 18enni per l’acquisto di libri, biglietti di teatri, cinema, concerti e altri prodotti culturali – nel 2023 resta così com’è. La nuova versione di 18app entrerà in vigore nel 2024. Potranno però usufruire della “Carta cultura giovani” esclusivamente i 18enni residenti in Italia con un Isee familiare inferiore ai 35 mila euro. I neodiplomati che abbiano conseguito il risultato di 100 centesimi all’esame di maturità potranno invece ottenere la “Carta del merito”. Le due misure potranno essere cumulabili.

Come annunciato fin dall’inizio il corpus della manovra (circa 21 miliardi di euro) riguarda lo sgravio dei rincari energetici, il fattore che ha maggiormente condizionato l’attuale legge di Bilancio. Un budget messo a disposizione per fronteggiare il caro bollette di famiglie e imprese: circa 21 miliardi su un totale di 35 miliardi di euro. Nello specifico per le famiglie con Isee al di sotto dei 15 mila euro è previsto uno sconto automatico sulle bollette di luce e gas, il cosiddetto bonus sociale per cui sono stati stanziati 2,5 miliardi di euro. Riconfermato inoltre, fino al 31 marzo 2023, il rifinanziamento del credito di imposta relativo alle bollette elettriche e alle utenze gas per bar, ristoranti e attività commerciali: rispetto ai decreti Aiuti varati in precedenza il beneficio fiscale salirà dal 30% al 35%. Per le imprese energivore e gasivore il credito di imposta per l’acquisto di energia elettrica sarà ancora più alto, al 45%, mentre in precedenza era fissato al 40%.

La famigerata norma “salva-sport” definisce invece la possibilità per federazioni sportive, nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni, società professionistiche e dilettantistiche di pagare in 60 rate ma con la maggiorazione del 3%, i versamenti sospesi durante la pandemia. Il mancato pagamento di una rata comporta la sospensione del beneficio. Una misura contrastata, presentata inizialmente come emendamento al decreto Aiuti quater ma stralciata in quanto ritenuta a favore delle società di Serie A, reinserita infine nell’iter autorizzativo del disegno di legge di Bilancio nonostante le riserve di via XX Settembre, e l’intervento è stato quindi esteso a tutte le società sportive. A proposito di tregua fiscale, slitta invece di due mesi, dal 31 gennaio 2023 al 31 marzo 2023, lo stralcio automatico delle cartelle sotto i mille euro corrispondenti al periodo 2000-2015, escludendo dalla cancellazione automatica le sanzioni amministrative, comprese le multe. I Comuni, nello specifico, possono decidere di non applicare la norma.

Salgono a 8 mila euro gli sgravi contributivi per le aziende che assumono giovani fino a 35 anni compiuti, donne in difficoltà e percettori del Reddito di cittadinanza. Con 150 milioni di euro verrà rifinanziata inoltre, fino al 2026, la Nuova Sabatini per le Pmi che investono risorse in macchinari, impianti, beni strumentali e attrezzature. A proposito di taglio del cuneo fiscale, confermato l’esonero contributivo del 2% per i redditi fino a 35 mila euro, taglio che sale al 3% per i redditi dei lavoratori dipendenti fino a 25 mila euro. Tassati invece al 5% i premi di produttività fino a 3 mila euro.

Nel 2023 e nel 2024 saranno infine rivalutate le pensioni minime. Nello specifico, solo nel 2023, l’assegno minimo degli over 75 arriverà a 600 euro come richiesto da Forza Italia, che ha inoltre proposto di raggiungere il tetto dei 1.000 euro entro la fine della legislatura. In attesa della riforma delle pensioni solo per il 2023 è previsto l’anticipo pensionistico con Quota 103, ossia poter lasciare il lavoro a 62 anni con 41 anni di contributi. Previsto anche un incentivo per coloro che restano a lavoro (bonus Maroni). Ridimensionata Opzione donna per le lavoratrici dipendenti che vogliono andare in pensione in anticipo ma solo dopo aver compiuto 60 anni ed esclusivamente per tre categorie di lavoratrici svantaggiate: caregiver, invalide dal 75% e disoccupate. L’età pensionabile scende a 59 anni se madri di un figlio e a 58 se madri di due figli con un assegno decurtato fino al 30%.

Confermata infine la misura bandiera della Lega che estende il regime forfettario al 15% per professionisti e partite Iva che abbiano un reddito non superiore a 85 mila euro. Per i redditi fino a 100 mila euro è prevista una flat tax incrementale del 15% applicata alla differenza tra l’incremento e il reddito più alto nell’ultimo triennio. Adottata nel 2022 a ridosso della pandemia, la misura che prevede il bonus psicologo – da 600 sale a 1.500 euro con un tetto Isee non superiore a 50 mila euro – diventerà una misura permanente e quindi “strutturale”, dato l’utilizzo di tale bonus “oltre ogni aspettativa”, per cui sarà stanziato un Fondo da 5 milioni di euro nel 2023 e 8 milioni a partire dal 2024.

Riassumendo i conti della manovra da 35 miliardi, oltre ai 21 miliardi dedicati al caro energia, dei rimanenti circa 7,9 miliardi sono destinati a misure a favore delle famiglie, tra cui la riduzione dell’Iva e dei costi delle bollette, la Carta risparmio (500 milioni) e il taglio dell’Iva sui beni prima infanzia; incrementato inoltre il congedo parentale che sale dal 30 all’80% e ne potranno usufruire anche i papà, potrà infatti essere utilizzato “in alternativa tra i genitori per la durata massima di un mese fino al sesto anno di vita del bambino”. Per le famiglie numerose aumenta inoltre l’assegno familiare che, dal primo gennaio, per i nuclei familiari con quattro o più figli raggiunge i 150 euro, incrementato quindi del 50% rispetto ai 100 euro previsti inizialmente dal testo base della legge di Bilancio.

Alle pensioni la manovra dedica invece circa 655 milioni: Quota 103 (571 milioni), Ape sociale (64 milioni) e Opzione donna (20 milioni). Tra i risparmi circa 800 milioni derivano dalla spending review dei ministeri e oltre 780 milioni dalla stretta sul Reddito di cittadinanza. Dalla cosiddetta tassa sugli extraprofitti – un contributo straordinario introdotto per il 2023 per chi produce, importa, distribuisce e vende energia elettrica, gas naturale o prodotti petroliferi – si ricaverebbero infine altri 2,6 miliardi.

Nel capitolo Infrastrutture, invece, oltre al progetto del ponte sullo Stretto di Messina – “entro due anni la prima pietra”, ha affermato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – si prevedono circa 75 milioni per la metropolitana (linea M4) di Milano e un budget simile sarà destinato alla metropolitana della città di Napoli. In programma anche l’espansione e il perfezionamento delle piste ciclabili per favorire la mobilità ciclistica.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, “l’Italia non accede al Mes”, ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadendo il no del governo al Salva-Stati, a costo di firmare “con il sangue”. In definitiva, a fine legislatura, l’obiettivo della premier è un’Italia più “ottimista, che si fidi delle sue istituzioni”, con l’auspicio di non “deludere” gli italiani.

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