Cronache dai Palazzi

È iniziato il viaggio del governo Meloni e non sarà una navigazione facile. “Siamo nel pieno di una tempesta” e “gli italiani hanno affidato a noi il compito di condurre la nave in porto in questa difficile traversata”, ha affermato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante il suo discorso a Montecitorio nel giorno della fiducia.

Dopo aver incassato la fiducia delle due Camere del Parlamento, occorre ora procedere per risolvere le emergenze che assillano gli italiani, a partire dal caro bollette, mentre si allarga la polemica sull’innalzamento del tetto del contante e, in parte, anche sulla rimodulazione annunciata del Reddito di cittadinanza. La prima donna premier ha tenacemente difeso la propria “visione dell’Italia”, cercando di fronteggiare le polemiche delle opposizioni con “risposte concrete”, citando ad esempio l’ex ministro Padoan (nei governi Renzi e Gentiloni) a proposito del tetto del contante: “Ci sono Paesi in cui il limite non c’è e l’evasione è bassissima”. Dal Pd, altri oppositori citano invece il Rapporto di Banca d’Italia del 2021, per cui ci sarebbe invece una “correlazione empirica” tra l’uso del contante e il diffondersi dell’economia sommersa. In questo clima Giovanbattista Fazzolari, molto vicino alla neo premier, ha confermato: “L’aumento al tetto del contante è

da sempre nel programma di FdI e del centrodestra, lo faremo già nella prossima legge di Bilancio”. Da via XX Settembre arriva inoltre la notizia che con la Nadef – la nota di aggiornamento dal contenuto prospettico per il 2023, un anno per cui si prevede un ulteriore calo del Pil – sarà allegato il Rapporto sull’evasione con i dati riferiti al 2020 ma che forniranno un quadro del sommerso in Italia. Nel 2019 l’evasione fiscale e contributiva ha raggiunto 99 miliardi, il 15% in meno rispetto agli ultimi 5 anni. Con una soglia del contante di 2 mila euro.

Meloni apre inoltre a Renzi e Calenda sul presidenzialismo e, nel complesso, alle opposizioni chiede “coraggio e lealtà”. Per quanto riguarda il Covid, inoltre, “non scambiamo la scienza con la religione”. In particolare “non c’erano certezze che i vaccini facessero bene ai ragazzi di 12 anni”, ha affermato la presidente Meloni durante il suo discorso di insediamento, smontando nel complesso i provvedimenti anti Covid, “privi di evidenze scientifiche”, adottati dai due governi che l’hanno preceduta durante la pandemia.

“Qualcosa da capire c’è. Soprattutto sulla fase di approvvigionamento durante la pandemia: mascherine e altro”, ha affermato a sua volta il neoministro della Salute Orazio Schillaci. Giorgia Meloni ha sottolineato la gestione “restrittiva” del virus da parte dei passati governi, che ha registrato “i dati peggiori in termini di mortalità e contagi”. Per il resto, smarcando la questione Covid, il ministro Schillaci puntualizza che nel corso del suo mandato al servizio della Repubblica intende “occuparsi dei problemi concreti della Sanità” e tra i primi provvedimenti dovrebbero esserci quelli destinati “a combattere le lunghe liste di attesa, a occuparsi dei malati oncologici e di tutto ciò che in questo momento contribuisce a rendere il sistema ingiusto”. In sostanza, ha sottolineato il ministro-medico, “in tutti gli indicatori internazionali attualmente appare chiaro che l’aspettativa di vita di chi ha un reddito più alto e più lunga di chi c’è l’ha più basso”. In pratica “chi ha meno mezzi muore prima di chi può permettersi cure private”. Una condizione che il ministro Schillaci definisce “inaccettabile”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, torna a sua volta a parlare di Covid sottolineando che il virus “non è ancora sconfitto” anche se “il periodo più drammatico è alle spalle”. In questa fase è quindi molto importante non mollare la presa. Intervenendo alla Celebrazione “I Giorni della Ricerca”, il capo dello Stato ha ribadito che nella lotta al Covid “la scienza è stata decisiva. Come lo è stata la dedizione del personale sanitario, in ogni ruolo”. Fondamentale anche il ruolo della “solidarietà, nelle sue più diverse espressioni, a tutti i livelli: dai gesti semplici di aiuto tra le famiglie, nelle comunità, alle scelte comuni compiute dall’Unione europea”. Se oggi il Covid può essere affrontato “come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione”, ha ribadito il capo dello Stato. Occorre però “ancora far uso di responsabilità e precauzione” e, nello specifico, “la sanità pubblica ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse”.

Nel frattempo, si delineano più blocchi dell’opposizione, oltre che una maggioranza variegata. Matteo Renzi nel corso del suo intervento a Palazzo Madama ha parlato di due opposizioni sottolineando: “E questo è un problema”. Ma c’è chi ne individua anche quattro di blocchi all’opposizione. Nonostante le divisioni la presidente Meloni si è dichiarata comunque soddisfatta dei due giorni di dibattito tra Montecitorio e Palazzo Madama, in quanto “il confronto è stato franco e rispettoso. In fondo, nonostante alcuni arroccamenti, a mio avviso si è parlato molto di temi concreti”, ha affermato Meloni.

Le questioni si dirameranno e, nello specifico, si dispiegheranno ben presto: a breve la scadenza sul ddl concorrenza e sul terzo decreto Aiuti. Subentrerà la legge di Bilancio, varie questioni economiche e sulla giustizia.

Sul tetto del contante si potrebbe raggiungere un accordo sui 5 mila euro ma dalle istituzioni europee la presidente della Bce, Christine Lagarde, sottolinea che la priorità è combattere l’inflazione. Un’inflazione che nel nostro Paese sfiora il 12% e raggiuge il livello più alto dal 1984. L’inflazione, come affermava Luigi Einaudi, il primo presidente eletto della Repubblica italiana, “è la più iniqua delle tasse” perché riducendo il potere di acquisto penalizza in primo luogo i ceti più deboli.

La Banca centrale europea annuncia rate dei mutui e prestiti più cari, un inasprimento delle condizioni dei prestiti ultra-agevolati fatti negli ultimi anni alle banche. Una pesante stretta monetaria forse la più consistente di tutta la sua storia, tantoché, come ha preannunciato la presidente Lagarde, la Bce ridurrà per la prima il suo bilancio da quasi nove miliardi di euro, riducendo di fatto la moneta europea in circolazione nel mondo. A Meloni e Macron, che hanno avanzato critiche e riserve a proposito della politica monetaria europea, Lagarde ha risposto in maniera ferma e decisa: “Dobbiamo fare quel che dobbiamo fare. Non voglio fare commenti su discussioni politiche, noi banchieri centrali abbiamo una missione e tante persone sono preoccupate per l’inflazione e il costo della vita”, ha spiegato Lagarde. A dicembre il Consiglio direttivo di Francoforte deciderà a proposito del riacquisto dei titoli in scadenza acquistati per 3.200 miliardi fra il 2015 e il 2021.

Sul fronte nazionale il governo italiano per confermare le misure contro il caro bollette deve nello specifico recuperare 4 miliardi da sommare al tesoretto di 10 miliardi lasciato in eredità dal governo Draghi. Calmierare le bollette di famiglie e imprese rimane l’emergenza numero uno e entro il 30 novembre la manovra dovrà essere trasmessa a Bruxelles, uno slittamento di un mese e mezzo rispetto alla data consueta del 15 ottobre. La manovra, inoltre, dovrà necessariamente tener conto delle restrizioni messe in campo dalla Bce a partire da un aumento del costo del denaro deciso da Francoforte. Il governo italiano ha diplomaticamente accolto le decisioni dell’Eurotower e in una nota il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato di rispettare la separazione rimarcata dalla Bce rispetto agli interessi politici dei governi, con la speranza che la stretta si affievolisca man mano nei prossimi mesi e che l’ultimo rialzo dei tassi di interesse non penalizzi in maniera rilevante il credito bancario di famiglie e imprese. Rapporti diplomatici tra l’Ue e Palazzo Chigi, i primi del governo Meloni, che proseguiranno con il viaggio della premier italiana in Europa. Giorgia Meloni si recherà a Bruxelles la prossima settimana dove incontrerà i presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Ursula von der Leyen e Charles Michel e potrebbe incontrare anche il segretario generale della Nato con il quale per ora vi è stata una conversazione telefonica, in cui Meloni ha ribadito che “l’alleanza atlantica è indispensabile per difendere la sicurezza e i valori comuni che caratterizzano l’identità occidentale”. Il presidente del Consiglio inoltre “ha riaffermato il pieno sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa e l’importanza di rafforzare l’impegno della Nato nel contrasto alle minacce di diversa natura provenienti da tutte le direzioni strategiche, incluse le sfide del Sud”. Il segretario Joe Stoltenberg in un tweet ha confermato “l’ottimo colloquio” con il nostro presidente del Consiglio e ha sottolineato: “l’Italia è un alleato impegnato, che fornisce un solido contributo alla nostra deterrenza e difesa ed è fondamentale per il supporto degli alleati all’Ucraina. La Nato non si farà intimidire o dissuadere dal sostenere l’autodifesa dell’Ucraina, per tutto il tempo necessario”.

In questi giorni si sta inoltre delineando l’agenda internazionale della premier Meloni. Le prime missioni in programma sarebbero: il G20 del 15 e 16 novembre a Bali in cui potrebbe incontrare il presidente americano Joe Biden; il vertice sui Balcani a Tirana a inizio dicembre e ad Alicante per l’Euromed. Lo staff del presidente del Consiglio sta infine lavorando su un possibile viaggio in Ucraina per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky.

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