Elisabetta

La morte di Elisabetta ha messo in secondo piano tutto. Addirittura, la campagna elettorale. Ma questo è poca cosa anzi meglio così: di parole vuote ne abbiamo sentite anche troppe.

La cosa irritante però è stato la povertà di certi servizi televisivi incentrati sul buco della serratura. A farne le spese sicuramente madame antipatia, Meghan. Sta sul cavolo a quasi tutto il mondo dopo quelle interviste da vittima contro la famiglia reale. E soprattutto sta sul cavolo alle madri di figli maschi di tutto il mondo perché si è rigirato come un calzino il roscetto di casa.

Qualsiasi gesto un membro della famiglia avesse fatto mentre era vicino a lei veniva interpretato come un fatto negativo: se si toccava il naso, il solerte inviato televisivo avrebbe detto storcono il naso al suo passaggio; non oso immaginare se si fosse toccato il sedere. Abbiamo ascoltato interviste al vicino della baby-sitter del fratello del cognato di Camilla e anche la maestra che per 10 minuti nel 1937 ha visto Elisabetta nel giardino della scuola.

Il meglio però questi inviati l’hanno propinato nelle interviste al volgo; gente disperata come fosse morto un parente in fila per decenni pur di vedere la bara della loro regina per 0,05 secondi. Madri di famiglia, operai, barboni, giovani e vecchi. Sudditi.

Poi i vari esperti hanno messo radici nei salotti dei talk show costringendo clamorosi cambi di palinsesto di cui Netflix è grata. Una tragedia. E lì si è sentito di tutto; ma proprio di tutto. Ma quanti esperti della famiglia reale abbiamo in Italia?

Lunedì i funerali; subito si è scatenato il toto nomi di chi è stato invitato e chi no. E la gara al funerale di questo e quello c’era più gente, come se ce ne importasse qualcosa.

Certo è che Elisabetta è unica anche nella morte. La rimpiangeremo, ma ci appassioneremo anche al nuovo re e alla sua cara befana al fianco. In ricchezza (la loro) e in povertà (la nostra). Dio salvi il re.

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