31 luglio 1932, verso l’ascesa al potere di Hitler

Esattamente novanta anni fa, il 31 luglio 1932, si tennero le settime elezioni della giovane Repubblica di Weimar ed Adolf Hitler vide il suo Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei – NSDAP), guadagnare la maggioranza dei seggi al Reichstag anche se non la maggioranza assoluta.

La Repubblica di Weimar, dal nome della città dove si riunì l’Assemblea per la redazione della nuova Costituzione tedesca dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale, aveva ovviamente Berlino come capitale e può essere considerata il primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania. Fu un periodo di profonda crisi economica e di conflitti interni che erano i pesanti strascichi derivanti dalla sconfitta e che permisero alle teorie populiste di Hitler di avere un buon ascolto specialmente nella classe media a cui si rivolgeva e che, come lui, considerava la firma del Trattato di Pace di Versailles come una pugnalata alla schiena del popolo tedesco.

Hitler, reduce di Guerra, e ancora di cittadinanza austriaca, iniziò a frequentare gli ambienti di estrema destra di Monaco dove si distinse per la sua arte oratoria, quell’arte che lo vide protagonista e probabilmente uno dei massimi esponenti, ben aiutato in seguito, nei suoi discorsi, dalle scenografie di Albert Speer, futuro architetto del regime e facendo leva sull’inflazione che aveva portato il costo di un chilo di pane a quattrocento miliardi di marchi mentre un dollaro valeva un milione di marchi.

Ma prima di giungere al potere, Hitler dovette scontare un periodo di carcere. La condanna venne emessa a seguito del fallito putsch di Monaco, il primo tentativo di prendere il potere che fu, peraltro, un’improvvisazione che costò la vita a quattordici fedeli di Hitler e una sentenza a cinque anni di detenzione per lui. Durante questo periodo mise a punto il suo progetto, scrivendo il Mein Kampf, testo che conteneva le sue idee di antisemitismo e anti-bolscevismo identificando nei due gruppi i grandi nemici della rinascita tedesca. Il libro è stato oggetto di molte analisi, ma spicca quella di George Orwell, autore di 1984 e La fattoria degli animali, che non manca di porre in evidenza come nonostante un testo che parla di odio e l’autore offra pericoli e morte, il popolo tedesco si sia buttato ai suoi piedi: un pericolo da non sottovalutare.

In ogni caso dalla prigione e dal Mein Kampf, Hitler iniziò la sua carriera politica con il suo partito che non era più un’organizzazione rivoluzionaria paramilitare e ripudiò l’idea di raggiungere il potere attraverso metodi non legali. In ogni caso la situazione economica e politica del 1923 si era stabilizzata – con un conseguente raffreddamento dell’indignazione nazionalista – e non esistevano spazi di manovra per una nuova avventura rivoluzionaria come quella fallita. Partecipò alle successive elezioni senza particolari successi ma la Grande Depressione del 1929 pose le basi per la sua definitiva salita verso il potere.

Alle elezioni del 1930 Hitler affidò la macchina elettorale a Goebbels e, sostenendo che il peggioramento economico era dovuto a un complotto internazionale e attenuando la campagna antisemita, vide i consensi elettorali del partito passare da ottocentomila a oltre sei milioni di voti.

Nel triennio successivo la disoccupazione passò dall’8,5 a circa il trenta percento della popolazione e nelle precedenti elezioni per la presidenza nel marzo 1932, Hitler aveva ottenuto il 36,7% dei voti al ballottaggio non riuscendo a superare von Hindenburg e così si giunse al 31 luglio 1932 e con i suoi 230 seggi, quello nazista divenne per la prima volta il più grande partito in Parlamento. Tuttavia, non aveva i numeri per formare la maggioranza e sia il presidente Hindenburg sia gli altri gruppi parlamentari si rifiutarono di cooperare con loro. Quindi il governo di minoranza guidato da Franz von Papen proseguì la sua esistenza per giungere a nuove elezioni in novembre che non portarono, ancora, al formarsi di una maggioranza che potesse governare.

Si giunse così alle elezioni del 1933, le ultime per un lungo periodo che videro la presenza di più partiti. Anche in queste Hitler non ebbe la maggioranza, ma furono poste le condizioni che gli permisero di espellere dal Parlamento i deputati comunisti e, usando pressioni su altri, di giungere ad una forma di potere autoritario assoluto, legalmente e senza violare la costituzione.

Un momento storico particolare che portò le basi al secondo conflitto mondiale, ma nella Repubblica di Weimar si sono sviluppati i percorsi artistici di Bertolt Brecht, Fritz Lang, Kandinsky e Klee, Herman Hesse e Thomas Mann e molti altri. Forse il giusto contraltare.

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