Gary Brooker, il sogno degli anni Sessanta

Avrebbe compiuto oggi ottantatré anni, invece se ne è andato lo scorso febbraio Gary Brooker, pianista inglese, fondatore e leader dei Procol Harum, uno dei primi complessi del genere progressive rock e che maggiormente ha influenzato la scena musicale non solo britannica dagli anni Sessanta in poi.

In Italia i pezzi più noti del gruppo sono sicuramente “A whiter shade of pale” cantata dai Dik Dik con il titolo “Senza luce” su testo di Mogol, e “A salty dog” che, molti anni fa, era la sigla del programma televisivo per ragazzi “Avventura”, ma limitare a questi due brani la storia di Brooker e dei Procol Harum è senza dubbio limitativo.

Il gruppo nasce da una precedente esperienza giovanile di Brooker con i “The Paramounts” che vide successivamente il passaggio di alcuni membri nella formazione dei Procol Harum, ma anche il primo gruppo ebbe un suo successo seppur non paragonabile ad altre band che si stavano formando in quegli stessi anni, ad iniziare dai Beatles, gli Animals ed i Rolling Stones, ma sembra proprio che con questi ultimi i Paramounts divisero più volte la scena all’inizio degli anni Sessanta.

È nel 1967 che nascono i Procol Harum e Brooker e viene lanciata “A Whiter Shade of Pale” che è caratterizzata da un’introduzione con l’organo Hammond, poi sempre presente come sottofondo. Lo strumento, nato come alternativa al più costoso organo tradizionale nelle chiese, trovò una sua collocazione nel jazz, nel blues e, probabilmente proprio con Brooker, nel rock, dando origine a quel genere sperimentale, psichedelico, che avrebbe trovato successivamente tra i suoi massimi esponenti gli Yes, i Genesis, i King Crimson e, negli Stati Uniti i Jefferson Airplane, i Grateful Dead e i Velvet Underground.

I Procol Harum si collocano temporalmente come antesignani di questi gruppi e videro tra i loro supporter addirittura Jimi Hendrix che, durante un loro concerto, salì sul palco e si unì alla band suonando il basso. Negli anni in cui la musica stava cambiando insieme alla società, tra guerra del Vietnam e lotte per i diritti civili, Brooker e gli Harum, hanno lasciato un loro importante segno.

Il successo del gruppo continuò negli anni successivi e trascorsero buona parte della loro carriera in tour negli Stati Uniti dove le loro performance dal vivo erano particolarmente apprezzate e avrebbero dovuto essere presenti sul palco di Woodstock, lo storico concerto dell’agosto 1969. Ma dovettero rinunciare per la gravidanza della moglie di uno dei loro membri, ma furono presenti l’anno successivo all’altro storico concerto sull’isola di Wight che li vide tra i suoi protagonisti insieme ad altri grandissimi nomi della musica non solo di quegli anni. Joan Baez, Leonard Cohen, Moody Blues, Emerson Lake and Palmer e i Doors di Jim Morrison.

Nonostante alcuni cambi di formazione, i Procol Harum mantennero sempre un notevole successo fino a quando, nel 1977, pur non sciogliendosi formalmente, cessarono l’attività e Brooker potè continuare la sua carriera da solista che lo vide collaborare con Alan Parson Project, George Harrison ed Eric Clapton. Altri nomi che hanno caratterizzato un periodo in cui l’immagine dei giovani era quella di ragazzi alla scoperta del mondo solo con una chitarra.

Inevitabile, come per molti altri gruppi che caratterizzarono il panorama degli anni Sessanta una reunion che li vide protagonisti anche di concerti in Italia, insieme ad uno storico gruppo italiano di progressive, i New Trolls e un concerto in Danimarca in cui si esibirono unitamente a coro ed orchestra ma la voce e il suono di Brooker la fecero ancora da protagonisti.

I Procol Harum si collocano in un periodo e in un contesto storico di cui furono una delle colonne sonore più caratterizzanti. Ai ritmi duri degli Stones e a quelli meno duri e forse più commerciali per il tipo di pubblico dei Beatles, quelli degli Harum si differenziano per una diversa ricerca del suono e A Whiter Shade of Pale è una delle canzoni che vanta un incredibile quantità di cover e il testo criptico, ben lontano dalla versione italiana, ha contribuito a mantenere il fascino di una canzone che a quasi mezzo secolo dalla sua nascita mette ancora i brividi.

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