Questione di bandiera

Il primo gennaio, le Autorità francesi avevano fatto appendere all’Arco di Trionfo un’ immensa bandiera europea. L’iniziativa era diretta a marcare l’inizio del semestre in cui la Francia presiederà l’Unione Europea, però si è subito scatenata la canea delle indignate proteste di tutta la destra, dai gaullisti di Valerie Pécresse a Marine Le Pen: tentativo di cancellare l’identità della Francia, offesa ai soldati morti per difenderla e così via. Veramente, la politica alle volte sembra non avere cose più serie di cui occuparsi. La bandiera è stata poi subito ritirata, per decisione di Macron.

Tanto per meglio comprendere, va tenuto presente che sotto l’Arco di Trionfo non sventola di solito alcuna bandiera, neppure quella tricolore, per cui quella a dodici stelle non sostituiva il simbolo della Nazione, ma sottolineava semplicemente l’occasione europea. Ma vai a farlo capire ai cani arrabbiati della destra nazionalista, pronta sempre a sfruttare lo spirito “cocardier” dei francesi. Peccato! La Francia, che dell’Europa dovrebbe essere la guida e l’ispiratrice, si mostra indietro nel tempo, come se non ci fossero stati oltre sessant’anni di integrazione e di collaborazione tra tutti gli ex-nemici, come se l’Europa non volesse dire pace e prosperità sul Continente e una speranza per il mondo.

L’episodio, nato da una idea benintenzionata, ma forse non proprio felicissima, dimostra purtroppo quanto ancora c’è da fare perché i popoli europei ritrovino quello spirito di comunità che, dopo Roma e poi Carlo Magno, si è quasi irrimediabilmente frantumato.

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