I rapporti Russia-Occidente

Giovedì scorso, Biden e Putin si sono ancora parlati per telefono, con una conversazione di cinquanta minuti. Secondo i rispettivi Portavoce, la conversazione sarebbe servita, come già quella del 7 dicembre scorso, a ribadire i rispettivi punti di vista, centrati soprattutto sulla questione dell’Ucraina. Putin afferma di non avere intenzione di invaderla, ma mantiene un centinaio di uomini alla frontiera, e dichiara di aver il diritto di muovere le forze russe dovunque sul proprio territorio.

Biden ha ribadito che un’invasione provocherebbe una reazione severa dell’Occidente: nuove e più dure sanzioni, rafforzamento del dispositivo NATO in Europa dell’Est, assistenza militare all’Ucraina. Putin ha ripetuto che nuove sanzioni sarebbero un errore storico di tragiche conseguenze e danneggeremo irrimediabilmente i rapporti USA-Russia. Insomma, si direbbe, il solito dialogo tra sordi. Eppure, a qualcosa questi scambi servono, se non altro a chiarire le reciproche posizioni ed evitare errori di calcolo.

Secondo gli americani, la conversazione, richiesta dai russi, servirebbe a preparare il terreno per le discussioni sulla sicurezza europea che avranno luogo, dapprima con gli Stati Uniti, poi con la NATO e infine con un gruppo ristretto di Paesi dell’Alleanza, tra il 6 e il 13 gennaio.

Gli incontri dovrebbero riguardare le richieste di garanzia avanzate di Putin e che comprendono l’assicurazione legale di non estendere la NATO all’Ucraina e il divieto di spiegamento di certi tipi di armamenti in Europa dell’Est. Sulla carta sembrano autolimiti difficili da accettare (e far accettare a Paesi come la Polonia e l’Ucraina stessa). E tuttavia, come nessuno sembra contemplare un ritorno alla Guerra fredda dura, e ancor meno a una vera guerra, un qualche compromesso dovrà pur essere trovato, come fu trovato nel 1997 ai tempi del primo allargamento della NATO. Ogni altra alternativa sarebbe, almeno nell’immediato, catastrofica.

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