La leggenda della “scomunica” a Fidel Castro

Uno strano anniversario quello di domani del 3 gennaio. Nel 1962, esattamente sessanta anni fa, Papa Giovanni XXIII scomunicava il Lìder Maximo della Revolucion cubana, l’allora trentaseienne e già a capo della Repubblica caraibica Fidel Castro.

Si tratta di una bufala o, quantomeno, di una non verità che si diffuse forse addirittura in buona fede da parte di alcuni Cardinali che consideravano il provvedimento già operativo sulla scorta del decreto emanato nel 1949 da Pio XII che, di fatto, vietava ai cattolici di iscriversi a partiti comunisti o dare loro appoggio in qualsiasi maniera, specialmente con il voto. Quest’ultimo gesto, non formalmente indicato nel provvedimento, era stampato a chiare lettere sui manifesti con cui vennero tappezzate le chiese italiane. Veniva considerato peccato grave leggere o propagare la stampa comunista e i fedeli “colpevoli” di simili comportamenti non erano ammessi ai sacramenti e considerati addirittura apostati, vale a dire rei di avere abbandonato la fede cattolica.

Il decreto, formalmente mai revocato, è nella sua sostanza, un parere del Santo Uffizio con il quale devono ritenersi scomunicati, gli iscritti al Partito comunista e tutti coloro che hanno tenuto i comportamenti indicati. Al momento della sua emissione, in un’Italia che pativa ancora le pesanti conseguenze del conflitto mondiale, il decreto scatenò forti reazioni tra i comunisti italiani e anche a livello internazionale destò forti perplessità anche perché emesso senza alcun preavviso o preparazione. Oltretutto alcuni movimenti cattolici si erano avvicinati al PCI. Il Papa si limitò a promulgare il documento emesso dal Santo Uffizio ma non poteva non approvarne il contenuto.

Un decreto dalle conseguenze importanti se si pensa che un fedele scomunicato non può accedere all’eucaristia. Il decreto non è mai stato revocato formalmente, come poc’anzi precisato; qualcuno lo ritiene implicitamente decaduto all’esito del Concilio Vaticano Secondo ma ciò si porrebbe in contrasto proprio con lo stesso Concilio laddove condanna le dottrine atee e materialiste.

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la voce di una scomunica direttamente da parte di Giovanni XXIII nei confronti di Castro. Dalle informazioni reperite sembra fosse stato l’Arcivescovo Dino Staffa a farla mettere in giro per lanciare un monito nei confronti del centrosinistra che si stava formando. Il Papa non smentì la notizia che continuò a circolare e venne creduta anche dallo stesso Castro che, peraltro, aveva già abbandonato la fede cattolica.

Solo nel 2012, cinquanta anni dopo, l’allora segretario di Giovanni XXIII, Loris Capovilla smentì la notizia della scomunica da parte del Santo Padre sottolineando che tale atto, che tra l’altro colpisce chi si trova all’interno della comunità cristiana, sarebbe stato formalmente inutile in quanto Castro, con l’adesione alla ideologia comunista, aveva già violato i precetti stabiliti nel decreto del 1949.

Per comprendere l’episodio è peraltro necessario ricordare come, negli anni immediatamente dopo la rivoluzione, i rapporti tra Cuba e Vaticano non erano certo idilliaci e, pochi mesi prima, erano stati espulsi dall’isola numerosi religiosi. Solo nel corso degli anni le relazioni si sono ammorbidite al punto che sia Giovanni Paolo II che Papa Francesco hanno incontrato Castro nelle loro visite a L’Avana.

Insomma, il Lìder Maximo non può “fregiarsi” della scomunica come altri personaggi storici quali Napoleone, la Regina Elisabetta I e Juan Peron, che subì il provvedimento da Pio XII per poi vederselo revocare da Paolo VI.

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