Le minacce di Putin

La Russia ha annunciato che terrà negoziati con USA e NATO sulla sicurezza in Europa. Niente di strano o di colpevole in questo. Ma Putin ha reso chiare le sue intenzioni, che sono quelle di cancellare di fatto l’ampliamento della NATO ai Paesi dell’Est, tornando alla situazione anteriore al 1997, ed impedire che l’Ucraina entri nell’Alleanza. Per raggiungere il secondo obiettivo, tiene sospesa la spada di Damocle di un’invasione, quantomeno della parte orientale dell’Ucraina, il Donbass, ai confini del quale sta accumulando truppe e carri armati.

Il primo obiettivo è, di per sé, difficile: neppure lo zar moscovita può immaginare che Paesi liberamente entrati nell’Alleanza decidano di uscirne o ne siano espulsi. Perciò punta a una sorta di loro neutralizzazione, con la limitazione dello spiegamento sul loro territorio di truppe e missili della NATO. E, nel denunciare più volte l’atteggiamento “aggressivo” dell’Alleanza, ha minacciato non chiare “misure militari-tecniche”: probabilmente, tra le altre, la reinstallazione dei missili a raggio intermedio capaci di colpire qualsiasi punto in Europa, che furono ritirati sulla base dell’Accordo INF degli anni 80, che però l’Amministrazione Trump ha cancellato.

La richiesta ha una certa logica: nessuna grande potenza può accettare una minaccia diretta ai suoi confini. D’altra parte, cedere significa per la NATO rendere di fatto quasi impossibili da realizzare gli impegni difensivi contenuti negli articoli 5 e 6 del Trattato di Washington. E certo non sarebbe condiviso dai Paesi direttamente interessati, in primo luogo la Polonia, che vivono nel terrore di un ritorno aggressivo russo. Anche per l’Ucraina, benché io pensi che una sua adesione alla NATO sia un’impresa difficilissima (richiederebbe l’assenso e la ratifica di tutti gli attuali membri dell’Alleanza, e tutti sanno che costituirebbe una grande provocazione nei confronti di Mosca), altrettanto improbabile che l’Alleanza rinunci “legalmente” alla propria libertà di scelta e di azione. E Biden ha chiaramente minacciato, in caso d’invasione, sanzioni “mai viste o immaginate”.

Come ho già  scritto, tutta questa situazione ricorda molto quella creatasi tra il  1995 e il 1997 al momento del primo allargamento della NATO all’Est, che ho vissuta direttamente e alla cui soluzione  penso di aver contribuito. Ma a Mosca c’era Eltsin e la Russia, impoverita e nel caos, aveva bisogno dell’Occidente. Inoltre, la Polonia e gli altri paesi dell’Est candidati a entrare erano allora “oggetti” e non come ora “soggetti” di qualsiasi trattativa. Se e quando questa si aprirà il prossimo anno, occorrerà una grande abilità e molta pazienza, e soprattutto la volontà.

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