Kika – Un corpo in prestito (Film, 1993)

Un film che in patria fece incetta di Premi Goya, distribuito in Italia solo nel 1995, con il divieto ai minori di anni 14, che al tempo sconvolse l’opinione pubblica per una lunghissima scena di violenza carnale – grottesca e comica, non certo voyeuristica! – compiuta da un attore porno ai danni di Kika. Almodóvar realizza una commedia grottesca con le tinte cupe del melodramma, critica l’invadenza del mezzo televisivo nella vita privata, i reportage compiuti a ogni costo e le trasmissioni del dolore. Piazza nella storia infinite citazioni cinefile, da Psycho a Profondo rosso, passando per Tenebre e Sciacalli nell’ombra (The Prowler), tornando su Blow-Up, La finestra sul cortile e L’occhio che uccide.

In definitiva è la storia di uno scrittore serial killer (Coyote) di mogli e di amanti, che quando scrive romanzi racconta i fatti propri ma i lettori non lo sanno. Il personaggio principale è Kika (Forqué), una svampita truccatrice che s’innamora spesso e che non è capace di prendere la vita sul serio, ma vive ogni cosa con grande leggerezza, tra numerosi amanti e rapide passioni. Victoria Abril è una perfetta quanto eccessiva giornalista d’assalto che gira motorizzata per Madrid a caccia di scoop, indossando la telecamera come se fosse un cappello.

Film d’autore in senso pieno, Almodóvar scrive e dirige una pellicola che presenta a ogni fotogramma il suo marchio d’autore, uno stile inconfondibile, a partire dalla tecnica di regia (piani sequenza, punti di vista originali, riprese mai scontate e banali, inquadrature insolite) fino alla creazione di personaggi talmente assurdi da risultare irresistibili (i due poliziotti, l’attore porno, la cameriera, l’intervistatrice televisiva). Kika non è tra i film di Almodóvar più riusciti, viene dopo piccoli gioielli come Tacchi a spillo, Legami e Donne sull’orlo di una crisi di nervi, ma resta un tassello irrinunciabile della sua produzione che punta a rivitalizzare il melodramma in chiave comico-grottesca. Il finale, che passa senza soluzione di continuità da rese di conti e tragiche confessioni alla fuga di Kika con un occasionale amante, rende bene il tono dell’intera pellicola. Da recuperare.

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Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Pedro Almodóvar. Fotografia: Alfredo F. Mayo. Montaggio: José Salcedo. Scenografia: Alain Bainée, Javier Fernández. Costumi: José María De Cossio, Jean-Paul Gaultier, Gianni Versace. Produttore: Augustín Almodóvar. Distribuzione Italia: Filmauro. Durata: 114’. Titolo originale: Kika. Paese di origine: Spagna, 1993. Genere: Grottesco. Interpreti: Verónica Forqué (Kika), Peter Coyote (Nicholas), Victoria Abril (Andrea La Sfregiata – Caracortada), Álex Casanovas (Ramón), Rossy de Palma (Juana), Santiago Lajusticia (Pablo), Anabel Alonso (Amparo), Bibiana Fernández (Susana), Jesús Bonilla (poliziotto), Karra Elejalde (poliziotto), manuel Bandera (ragazzo), Charo López (Rafaela), Francisca Caballero (Doña Paquita), Mónica Bardem (Paca), Joaquín Climent (assassino), Blanca Li (vittima assassino), Claudia Aros (modello).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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