La tragedia afghana

Quello che sta accadendo sotto gli occhi del mondo in Afghanistan, ora dopo ora, è una tragedia: decina di migliaia di persone in fuga, perquisizioni casa per casa alla ricerca dei collaboratori dell’Occidente, violenta repressione delle manifestazioni a Jalalabad, caos nelle partenze dall’aeroporto di Kabul, nonostante la presenza di 6000 militari USA, donne già sottomesse all’oscuro fanatismo della sharia. E le domande angosciate di spiegazione si accumulano. Era possibile evitare tutto questo?

Credo sia giusto accettare che USA e NATO dovessero prima o poi ritirarsi e che Biden non poteva che confermare, da un lato la decisione di ritirarsi già a maggio presa da Donald Trump, dall’altro le sue stesse promesse elettorali. Quello che lascia sconcertati è il modo in cui questo ritiro è avvenuto. E qui è inutile cercare di scaricare responsabilità gli uni sugli altri. Biden aveva detto, ancora poco tempo fa, che una vittoria militare dei Talebani era quanto meno improbabile. Com’è possibile un così monumentale errore di previsione? Biden è solo il Presidente, e un Presidente non ha l’obbligo di essere onnisciente, ma attorno a lui devono pur esserci organi, militari e di intelligence, che dovevano avvertirlo della realtà. Lo hanno fatto? Adesso viene fuori che la CIA avrebbe a suo tempo avvertito sia Trump che Biden della probabile vittoria dei Talebani. Se è vero, per quale accecamento politico-ideologico non è stata ascoltata o creduta?

Qualcuno ha scritto che sarebbe bastato un mese di più per evitare il disastro. Ma non era una questione solo di tempi, ma di modi. Dal momento della decisione di ritirarsi, al momento dell’effettivo ritiro, era imprescindibile prevedere una transizione ordinata che, per esempio, garantisse la partenza di tutti gli occidentali presenti nel Paese e dei loro collaboratori più esposti. Si è invece proceduto nell’improvvisazione e nella fretta. Di chi la colpa? L’Amministrazione Biden ne porta senza dubbio il peso maggiore, anche se la decisione risale a Trump. Crisi di sistema, come più volte è accaduto negli Stati Uniti. Ma alla fine la responsabilità ultima è sempre del Presidente (The buck stops here, come si dice a Washington).

Che parte hanno avuto gli Alleati? In Gran Bretagna, Paese che ha contribuito più di ogni altro europeo alla presenza in Afghanistan, si è acceso un violento dibattito fatto di recriminazioni contro il Premier Johnson e i vertici dell’intelligence. Facile rispondere che nessun alleato poteva restare in Afghanistan senza gli americani. E tuttavia: l’operazione portava sin dall’inizio la copertura della NATO. Da vecchio Rappresentante italiano nell’Alleanza mi domando: il ritiro, che certamente gli USA hanno anticipato, è stato mai discusso tra gli Alleati partecipanti all’operazione? Il Segretario Generale Stoltenberg ha potuto dire la sua? Sono domande importanti per misurare lo stato di salute di un’alleanza che resta, sotto ogni aspetto, vitale.

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