Qualunquemente (Film, 2011)

Tutto comincia da qui. Un film nato da un personaggio televisivo di successo sostenuto da una campagna promozionale smaliziata, che convince il pubblico della possibile costituzione di un PDP (Partito do Pelo), visti i gazebo per raccolta firme, i siti Internet dedicati, i manifesti affissi nelle città più grandi. Grande lavoro di marketing che porta al cinema un mare di gente per vedere un film tutto sommato divertente ma abbastanza inutile.

Albanese veste i panni di Cetto che, dopo aver fatto ritorno al paese con tanto di amante sudamericana al seguito, sale (come dice lui) in politica e si fa aiutare da un esperto di marketing pugliese come Rubini, che si fa chiamare Gerry e si finge milanese. La salita in politica, a ispirazione di simili discese in campo, è al solo scopo di difendere i propri interessi contro l’avanzata della gente onesta che rilascia ricevute fiscali, non compie abusi edilizi e paga persino le tasse. Cetto è la quintessenza dell’arroganza, la personificazione dell’ignoranza più gretta, la satira vivente dell’uomo comune, che in politica offre più pelo per tutti e mance elettorali a base di colpi da mille euro, condite di promesse impossibili. Il suo avversario (De Santis), persona per bene ma incapace di competere sul piano del carisma e della simpatia, è destinato alla sconfitta.

Film amorale che non ricerca una morale, basti pensare alla parte in cui il padre manda in galera il figlio incensurato al posto suo, per farla franca. Qualunquemente vuol soltanto far ridere, a tratti ci riesce, perché le battute sono ficcanti e ispirate alla realtà, la mimica degli attori è giusta, il tono grottesco pure. Bene l’accoppiata Rubini-Albanese, guidati a dovere dal regista nei rispettivi ruoli comici – misurato il primo, eccessivo il secondo – anche se il personal trainer quando proprio non ne può più abbandona il laurà laurà laurà milanese e sbotta con il pugliese trimone (ergo, stupido!).

Ottima la colonna sonora della Banda Osiris, specie la sigla che scorre sui titoli di coda: Onda Calabra. Fotografia giallo ocra assurda, da fiction televisiva. Sceneggiatura che segue i canoni del personaggi di Cetto, a base di gag surreali e atteggiamenti provocatori. Il film produce alcuni sequel meno riusciti del primo, visto che siamo in presenza di un personaggio seriale. Opera che resterà nella storia come premio al marketing cinematografico.

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Regia: Giulio Manfredonia. Fotografia: Roberto Forza. Montaggio: Cecilia Zanuso. Musiche. Banda Osiris. Scenografia: Marco Belluzzi. Costumi: Roberto Chiocchi. Durata: 96’. Genere: Farsa satirica. Soggetto e Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera. Produttore. Domneico Procacci. Casa di Produzione; Fandango, Rai Cinema, Technicolor SA. Distribuzione: 01 Distribution. Interpreti: Antonio Albanese (Cetto La Qualunque), Lorenza Indovina (Carmen La Qualunque), Davide Giordano (Melo La Qualunque), Salvatore Cantalupo (Giovanni Se Santis), Sergio Rubini (Gerardo Gerry Salerno), Pino Rignanese (Pino O’ Straniero), Antonio Gerardi (tenente Cavallaro), Veronica Da Silva (Cosa, la compagna sudamericana), Asia Ndiaye (figlia di Cosa), Alfonso Postiglione (ragioniere), Massimo Cagnina (Geometra), Luigi Maria Burruano (Imprenditore), Manfredi Saavedra (Biondo), massimo De Lorenzo (calogero), Maurizoio Comito (Comito), Antonio Fulfaro (Prete), Mario Cordova (falso invalido), Gianluca Cammisa (volontario).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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