La guerra dei pesci

Era prevedibile: appena firmato l’accordo con l’UE, gli inglesi hanno cominciato a violarlo, creando mille difficoltà in un settore, quello dell’accesso ai mari costieri per la pesca, che è particolarmente delicato per i francesi. L’accesso è stato, di fatto, molto limitato e dico “di fatto”, perché le Autorità britanniche si sono rifugiate dietro scuse burocratiche e limitate ad attribuire la responsabilità dell’accesso alle coste marine dell’Isola di Jersey (autonoma ma dipendente direttamente dalla Corona inglese) nel Canale della Manica.

I pescatori francesi, in Bretagna e Normandia, sono in agitazione, reclamano interventi forti e ritorsioni dal loro Governo. E il loro Ministro ha usato, parlando nell’Assemblea Nazionale, parole molto dure, minacciando tra l’altro di tagliare l’energia elettrica che alimenta Jersey e anche di bloccare le richieste britanniche di accesso ai mercati finanziari dell’UE. La Commissione Europea non potrà che accompagnarli.

Possono sembrare reazioni proporzionate, sopra le righe, anche se in ballo ci sono milioni di euro di valore, ma ormai la questione è di principio e come tale è importante. Non è la prima volta, e temo non sarà l’ultima, che a Londra pensano di fare quello che gli pare, contando sull’inerzia o sulla pazienza altrui. Indipendentemente dagli interessi dei pescatori di Boulogne-sur-mer o di altri porti francesi, credo sia importante che, questa volta almeno, gli inglesi non la facciano franca.

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